JAMES CLAVELL.
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SHOGUN.
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Parte 6.
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Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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QUARTO LIBRO.
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47.
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L'Erasmus scintillava nel sole di mezzogiorno, alla banchina di Yedo.
"Ges Signore, Mariko, guardatela! Avete mai visto niente di simile? Guardate che linea!"
La sua nave era legata al molo con delle gomene nuove, a un centinaio di passi di distanza, oltre gli sbarramenti. Tutta la zona era strettamente sorvegliata. In coperta si scorgevano numerosi samurai, e cartelli sparsi dovunque ammonivano che l'accesso era assolutamente vietato senza il permesso di Toranaga.
L'Erasmus era stato incatramato e verniciato a nuovo, i ponti erano immacolati, lo scafo calafatato e il sartiame riparato. Anche l'albero di trinchetto strappato dalla tempesta era stato sostituito con l'ultimo pezzo di ricambio conservato nella stiva e sporgeva con angolazione perfetta. Tutte le funi erano ben legate all'estremit, tutti i cannoni rilucevano dietro i portelli, coperti da una patina d'olio. E, in alto, il lacero Leone d'Inghilterra sventolava orgogliosamente.
"Ol!" grid felice Blackthorne, ma nessuno gli rispose. Una sentinella lo avvert che sulla nave non c'era nessun barbaro.
"Shigata ga nai," rispose lui. "Domo," Trattenne l'impazienza di salire a bordo e sorrise a Mariko. " come se fosse appena uscita dal cantiere a Portsmouth, Mariko-san. Guardate i cannoni... i ragazzi devono aver lavorato come cani.  bella, vero? Non vedo l'ora di riabbracciare Baccus e Vinck e tutti gli altri. Non avrei mai immaginato di ritrovarla cos... Ges!  proprio splendida, eh?"
Mariko osservava lui e non la nave, comprendendo di essere stata dimenticata e sostituita. Ma non importa, si disse. Il nostro viaggio  finito.
Avevano superato quella mattina l'ultima curva della strada, presso Yedo. I loro documenti erano stati controllati ancora una volta e ancora una volta li avevano lasciati passare con cortesia, ma oggi una nuova guardia d'onore li aspettava.
"Ci accompagneranno al castello, Anjin-san, dove voi abiterete. Stasera vedremo Toranaga-sama."
"Bene, allora c' un sacco di tempo. Sentite, Mariko-san, il porto  a poco pi di un miglio da qui. E l dev'esserci la mia nave. Volete chiedere al capitano Yoshinaka se potremmo andarci?"
"Dice che gli dispiace, ma che non ha istruzioni in proposito. Deve accompagnarci al castello."
"Per favore ditegli... forse  meglio che provi io. Taicho-san! Okashira, sukoshi no aida watakushi wa ikitai no desu. Watakushi no funega asoko ni arimasu." Capitano, vorrei andarci per un momento. C' la mia nave.
"Iy, Anjin-san, gomen nasai. Ima..."
Mariko aveva ascoltato divertita, approvando, le insistenze di Blackthorne, cortesi e ferme, e finalmente, per quanto controvoglia, Yoshinaka aveva acconsentito alla deviazione. Ma solo per un momento, e solo perch l'Anjin-san si appellava alla sua qualit di hatamoto, che gli dava certi inalienabili diritti, e aveva dichiarato che un primo esame rapido era importante per il Nobile Toranaga e avrebbe certo risparmiato molto tempo prezioso al loro signore ed era indispensabile per il colloquio della sera. S, l'Anjin-san poteva guardarla ma, naturalmente, era proibito salire a bordo senza permessi firmati personalmente dal padrone. "E solo un momento, perch siamo attesi, scusate."
"Domo, Taicho-san," aveva acconsentito allegramente Blackthorne, pi che compiaciuto di aver imparato il modo giusto per convincere gli altri e di sentirsi sempre pi padrone della lingua.
Avevano trascorso gran parte della giornata precedente e la notte in una locanda a due r di distanza, a sud, e Yoshinaka aveva permesso loro di oziare come sempre.
Che notte meravigliosa! pensava Mariko. Tanti giorni e tante notti meravigliosi. Tutto era stato perfetto, salvo quando, subito dopo la partenza da Mishima, Tsukku-san li aveva raggiunti ancora una volta e la precaria tregua fra lui e l'inglese era andata in fumo. Il diverbio era scoppiato all'improvviso, con cattiveria, alimentato dall'episodio di Rodrigues e dal troppo brandy. Minacce e controminacce e insulti, poi Alvito era partito a spron battuto per Yedo, guastando la gioia del viaggio.
"Non dovevamo lasciare che accadesse tutto questo, Anjin-san."
"Ma quell'uomo non aveva il diritto..."
"Oh, s, sono d'accordo! E voi avete ragione, ma, vi prego, se lasciate che questo incidente distrugga la vostra armonia, sarete perduto e con voi anch'io. Vi prego, vi imploro di essere giapponese. Accantonate l'incidente... non  altro che questo: un incidente fra mille. Non dovete lasciargli sciupare la vostra armonia. Riponetelo in uno scompartimento."
"Come? Come posso riuscirci? Guardatemi le mani! Sono cos maledettamente arrabbiato che non posso fermarne il tremito!"
"Osservate questa pietra, Anjin-san. Ascoltatela crescere."
"Che cosa?"
"Ascoltate la sua crescita. Rivolgete la mente all'armonia della roccia. Ascoltate il kami della roccia. Ascolta il mio amore, per la tua salvezza, e per la mia."
Si era sforzato e ci era riuscito, in piccola parte. Il giorno dopo, di nuovo amici, di nuovo amanti, di nuovo in pace, lei aveva continuato a insegnare, cercando di piegarlo - senza che lui se ne accorgesse - al principio del Recinto a Otto Pareti, a costruire quelle mura e difese interiori che erano l'unica via verso l'armonia. E per la sopravvivenza.
"Sono molto lieta che il prete se ne sia andato e non torni pi."
"Infatti."
"Sarebbe stato meglio se non ci fossero state discussioni. Ne ho paura per voi."
"Non c' niente di diverso...  sempre mio nemico, e lo sar sempre. Il karma  il karma. Ma non dimentichiamo che non esiste niente al mondo fuori di noi. Non ancora. N lui, n altri, fino a Yedo."
"S. Sei saggio, e hai ragione di nuovo. Sono felice di essere con te..." gli rispose lei in latino.
La strada da Mishima, abbandonando la pianura, saliva rapidamente al Passo di Hakon. Per due giorni riposarono in cima al monte, felici e gioiosi, sotto la mole del Fuji, gloriosa all'alba e al tramonto, la vetta incoronata di nubi.
" sempre cos la montagna?"
"S, Anjin-san, quasi sempre coperta. Ma questo rende la vista del Fuji tanto pi preziosa, ne? Ci si pu arrampicare fino in cima, volendo."
"Andiamoci!"
"Non adesso, Anjin-san. Un giorno ci andremo. Dobbiamo lasciare qualcosa per l'avvenire, no? Saliremo sul monte Fuji in autunno..."
Nelle pianure del Kwanto si trovavano sempre locande accoglienti e riservate. E continui fiumi e torrenti e ruscelli da superare. Il percorso si era snodato verso nord, lungo l'affaccendata via del Tokaido, attraverso le pi ricche riserve di riso dell'impero. Le piatte distese alluvionali erano ricche d'acqua e ogni centimetro era coltivato. L'aria si era fatta umida e afosa, greve dell'odore del concime umano che i contadini allungavano con acqua e spargevano intorno alle piante con attenta cura.
"Il riso ci d da mangiare, Anjin-san, e i tatami, i sandali per camminare, i vestiti per ripararci dalla pioggia e dal freddo, la paglia per riscaldare le case, la carta per scrivere. Senza il riso non ci sarebbe vita per noi."
"Ma che puzzo, Mariko-san!"
" un prezzo lieve da pagare per tanti beni, ne? Fate come noi, aprite gli occhi e le orecchie e la mente. Ascoltate il vento e la pioggia, gli insetti e gli uccelli, e le piante che crescono e contemplate, dentro di voi, le generazioni che vi seguiranno, sino alla fine del tempo. Se ci riuscite, Anjin-san, ben presto non sentirete che la bellezza della vita. Occorre pratica, per farlo... ma diventerete molto giapponese cos, ne?"
"Ah, grazie, mia signora! Per confesso che il riso comincia a piacermi. S, lo preferisco senz'altro alle patate. E sapete un'altra cosa? La carne non mi manca pi come prima. Non  strano? E sento meno fame di prima..."
"Io ho pi appetito che mai."
"Ma io parlavo del cibo in genere!"
"Ah. anch'io..."
Tre giorni prima di arrivare al Passo di Hakon, a Mariko erano venuti i suoi disturbi mensili e cos gli aveva chiesto di prendere una ragazza della locanda. "Sarebbe molto saggio, Anjin-san."
"Preferirei di no, scusate."
"Ti prego, sono io che te lo chiedo. Sarebbe una salvaguardia."
"Se me lo chiedi tu, s. Ma domani, non stanotte. Stanotte dormiamo tranquilli."
S, pens Mariko, quella notte abbiamo dormito tranquilli e l'alba sorse cos squisita che abbandonai il suo tepore e sedetti sulla veranda con Chimmoko, a contemplare il nascere di un nuovo giorno.
"Buongiorno, signora." Sulla porta del giardino era comparsa Gyoko, che si inchinava. "Un'alba stupenda, ne?"
"S, davvero."
"Posso interrompervi, scusate? Potrei parlarvi in privato... da sola? Si tratta di affari."
"Certo." Lasciata la veranda, per non disturbare l'Anjin-san, Mariko aveva mandato Chimmoko a prendere del cha e aveva ordinato di portare delle coperte vicino alla cascata, da mettere sull'erba.
Quando furono sole e fu venuto il momento adatto, Gyoko inizi: "Ho pensato a lungo in che modo potrei rendermi utile a Toranaga-sama."
"I mille koku sarebbero un gesto pi che generoso."
"Tre segreti potrebbero essere anche pi generosi."
"Anche uno solo, Gyoko-san, se fosse quello giusto."
"L'Anjin-san  un brav'uomo, ne? Il suo futuro dovrebbe essere aiutato, non  vero?"
"L'Anjin-san ha il suo karma" aveva risposto Mariko, comprendendo che era venuto il momento delle trattative e chiedendosi quanto doveva concedere, ammesso che avesse l'audacia di concedere qualcosa. "Stavamo parlando di Toranaga-sama, ne? O uno dei segreti riguarda l'Anjin-san?"
"Oh, no, mia signora.  come voi dite. L'Anjin-san ha il suo karma, e anche i suoi segreti, ne sono sicura. Soltanto pensavo che essendo uno dei vassalli favoriti del Nobile Toranaga, ogni protezione utile al nostro padrone sarebbe utile anche ai suoi vassalli, ne?"
" vero. Naturalmente,  dovere dei vassalli fornire ogni informazione che possa giovare al loro signore."
"Appunto, Mariko-sama, appunto.  un tale onore per me servirvi! Honto. Lasciatemi dire quanto mi senta onorata che mi sia stato permesso di viaggiare con voi, parlare con voi, e mangiare e ridere con voi e a volte esservi utile come materna consigliera, per quanto poco io ne sia in grado. E di questo mi scuso. E lasciatemi dire infine che la vostra saggezza  grande quanto la vostra bellezza, e il vostro coraggio pari al vostro rango."
"Scusatemi, Gyoko-san, siete troppo buona. Io non sono che la moglie di uno dei generali del Nobile Toranaga. Ma di che cosa parlavate poco fa? Di quattro segreti?"
"Tre, mia signora. Mi chiedevo se voi voleste fare da intermediaria tra me e Toranaga-sama. Non potrei mai riferirgli direttamente quanto so essere vero. Sarebbe molto maleducato, perch non troverei le parole giuste, n il modo di fornirgli le informazioni e comunque, in una faccenda importante,  meglio rivolgersi a un intermediario, secondo il nostro uso."
"Ma certo Kiku-san sarebbe una scelta migliore, no? Io non so proprio quando sar convocata o quando avr il modo di incontarmi col nostro padrone, e neppure se egli avr interesse ad ascoltare qualunque cosa io debba dirgli."
"Scusatemi, ma voi sareste senza dubbio meglio. Voi potete valutare l'importanza delle informazioni, e lei no. Voi possedete l'attenzione del nostro signore, e lei no."
"Non sono un consigliere, e non sono in grado di valutare, Gyoko-san."
"Io direi che valgono mille koku."
"So desu ka?"
Gyoko controll che nessuno ascoltasse, poi rivel a Mariko quanto il prete rinnegato aveva gridato confusamente e che gli era stato sussurrato in confessionale dal Nobile Onoshi e lui aveva riportato a suo zio, il Nobile Harima; quindi le rivel il racconto del secondo cuoco di Omi, sul complotto fra Omi e sua madre contro Yabu; e infine, le rivel quanto sapeva di Zataki, della sua passione per Ochiba e dei rapporti fra quest'ultima e Ishido.
Mariko aveva ascoltato attenta, senza interromperla - per quanto profondamente colpita al sentire che era stato rotto il segreto della confessione - travolta dalle mille possibilit che quelle rivelazioni potevano offrirle. Poi interrog Gyoko con la massima cura, per essere certa di aver ben capito tutto e di incasellarlo bene nella memoria. Alla fine, sicura di sapere tutto quello che Gyoko era disposta a rivelare per il momento - perch, ovviamente, una donna astuta come lei doveva tenere molto altro di riserva - ordin del cha appena fatto. Lo vers lei stessa a Gyoko e poi bevve il suo a piccoli sorsi, riflettendo, preoccupata e fiduciosa insieme.
"Non ho modo di sapere quanto possano valere queste informazioni, Gyoko-san."
"Naturalmente, Mariko-sama."
"Suppongo che le informazioni - e i mille koku - daranno grande soddisfazione al nostro signore."
Gyoko trattenne l'esclamazione volgare che le saliva alle labbra. Si era aspettata gi in partenza una riduzione nella trattativa che stava per cominciare. "Perdonate, ma il denaro non ha nessun peso per un tale daimyo, mentre rappresenta un patrimonio per una contadina come me... mille koku sono un patrimonio, vero? E dobbiamo sempre sapere quello che siamo e dove ci troviamo, ne?" Il tono era pungente.
"S,  bene saperlo, Gyoko-san.  uno dei rari doni che rendono la donna superiore all'uomo. Una donna lo sa sempre. Per fortuna io so che cosa sono. Lo so benissimo. Prego, venite al punto."
Gyoko non batt ciglio alla minaccia, ma torn all'attacco, con altrettanta scortese concisione. "Il punto  che entrambe conosciamo la vita e comprendiamo la morte... ed entrambe siamo convinte che il trattamento che si subisce all'inferno e altrove dipende dal denaro."
"Veramente?"
"S. Spiacente, ma credo proprio che mille koku siano troppi."
" preferibile la morte?"
"Io ho gi scritto la mia poesia di morte, signora:

Quando morir,
non bruciatemi,
non seppellitemi,
gettate semplicemente il mio corpo in un campo
a ingrassare i cani affamati.

"Si potrebbe accontentarvi. Molto facilmente."
"Certo, ma io possiedo orecchie lunghe e una lingua sicura, che potrebbero essere pi importanti."
Mariko vers del cha. Soltanto per s. "Oh, scusate, ne volete anche voi?"
"S, con molto piacere. Scusate, ma senza falsa modestia posso dire di essere stata educata bene, in queste e in molte altre cose. Non ho paura di morire. Ho gi scritto il mio testamento, con istruzioni precise per i miei parenti in caso di morte improvvisa. Gi da tempo sono in pace con gli dei e so che quaranta giorni dopo la morte rinascer. E se non rinascessi," si strinse nelle spalle, "sar un kami." Teneva fermo il ventaglio. "Cos posso permettermi di allungare la mano verso la luna, ne? Scusate se lo dico, ma sono come voi: non ho paura di niente. Ma diversamente da voi, in questa vita... io non ho niente da perdere."
"Quanti discorsi tristi in una mattina cos bella, Gyoko-san!  bella, vero?" Mariko si prepar ad affondare le zanne. "Preferirei molto vedervi vivere sino a tarda et, onorata e considerata un pilastro della nostra nuova corporazione. Ah, quella  stata una magnifica idea, Gyoko-san! Ottima."
"Grazie, mia signora. Anch'io vorrei vedervi sicura e felice e prospera, nel modo che voi desiderate. Con tutti i piaceri e gli onori che volete."
"Piaceri?" chiese Mariko, in tono adesso pericoloso.
Gyoko era come un cane che fiuta la pista su una collina. "Io non sono che una contadina, mia signora, perci non so quali piaceri e onori potete desiderare per voi, o per vostro figlio."
Senza che nessuna delle due se ne avvedesse, il ventaglio di Mariko si chiuse con uno scatto secco. La brezza si era calmata, e l'aria pesava sul giardino, che sembrava un mare immobile. Le mosche volteggiavano, si posavano e riprendevano a volteggiare.
"Quali... quali onori o piaceri vorreste voi? Per voi?" domand Mariko, fissando con aria affascinata e malevola l'avversaria, consapevole ormai di doverla distruggere per la salvezza del proprio figlio.
"Niente per me. Il Nobile Toranaga mi ha gi concesso onori e ricchezze al di l dei miei meriti. Ma per mio figlio? Ah! a lui s, si potrebbe dare un aiuto."
"Quale aiuto?"
"Due spade."
"Impossibile."
"Lo so, Mariko-sama. Mi dispiace. Cos facile concederle, e cos impossibile. Sta per venire la guerra e molti dovranno combattere."
"Non ci sar guerra. Il Nobile Toranaga si reca a Osaka."
"Due spade. Non  chiedere molto."
" impossibile. Spiacente, ma non  in mio potere darvele."
"Perdonate, non ho chiesto niente a voi. Per sarebbe l'unica cosa che potrebbe soddisfarmi. Proprio. Nient'altro." Dal viso di Gyoko cadde in grembo una goccia di sudore. "Vorrei offrire al Nobile Toranaga cinquecento koku da sottrarre al prezzo stabilito, come segno della mia fiducia in questi momenti difficili. Gli altri cinquecento andranno a mio figlio. Un samurai ha bisogno di un patrimonio, ne?"
"Voi condannate a morte vostro figlio. Tutti i samurai di Toranaga ben presto moriranno o diventeranno dei ronin."
"Karma. Mio figlio ha gi dei figli. Che diranno ai propri figli che un tempo siamo stati samurai.  questa la cosa pi importante, ne?
"Non sta a me concedervi quanto chiedete."
"Certo, scusatemi. Per  quello che mi darebbe soddisfazione."

Toranaga scosse il capo, irritato. "Le sue informazioni sono interessanti, ma non tanto da fare samurai suo figlio."
"Sembra che la donna vi sia fedele, signore. Ha detto che sarebbe onorata di diminuire di altri cinquecento koku il prezzo del contratto per darli a qualche samurai bisognoso," rispose Mariko.
"Questa non  generosit, per niente.  solo il senso di colpa per il prezzo da usuraia richiesto in principio."
"Forse vale la pena di prenderlo in considerazione, Toranaga-sama. La sua idea della corporazione, delle geishe e della nuova classe di cortigiane avr molta risonanza, ne? Forse non ci sarebbe niente di male."
"Non sono d'accordo. Perch si dovrebbe ricompensarla? Non c' motivo di concederle questo onore. Ridicolo! Non ve lo avr chiesto lei, ne?"
"Sarebbe stato troppo impertinente da parte sua. L'ho suggerito io, perch ritengo che quella donna potrebbe esservi molto utile, signore."
"Dovrebbe esserlo di pi. Probabilmente i suoi segreti sono menzogne. In questi giorni non sento che bugie." Toranaga suon un campanellino e subito si present uno scudiero.
"Signore?"
"Dov' la cortigiana Kiku?"
"Nei vostri alloggi, signore."
"Quella Gyoko,  con lei?"
"S, signore."
"Mandatele tutt'e due fuori dal castello. Immediatamente! Rimandatele... No, alloggiatele in una locanda - di terza categoria - e dite che aspettino la mia chiamata." Toranaga riprese, irritato, mentre l'uomo si allontanava: "Disgustoso! Dei ruffiani che vogliono essere samurai? Questi sporchi contadini non sanno pi stare al loro posto!"
Mariko lo osserv mettersi a sedere sul cuscino, agitando il ventaglio con gesti distratti. Il cambiamento avvenuto in lui la urtava. Tetraggine, collera e petulanza, dove prima non c'era stata che superba sicurezza. Aveva ascoltato i segreti con interesse, ma senza l'eccitazione che lei si era aspettata. Poveretto, pens tristemente, ha ceduto. A che gli serve ormai qualunque informazione? Forse agisce saggiamente allontanando le cose del mondo e preparandosi all'ignoto. Forse dovresti farlo anche tu, si disse, e si sent morire ancora di pi dentro di s. Ma non puoi, non adesso. Devi proteggere in qualche modo tuo figlio.
Si trovavano al sesto piano dell'alto torrione fortificato e le finestre dominavano la citt. Il tramonto era cupo, la luna bassa sull'orizzonte, l'aria soffocante e umida, anche lass, a trenta metri dai bastioni, dove si poteva godere ogni minimo soffio di vento. La stanza aveva il soffitto basso, ed era ben difesa.
Toranaga prese il dispaccio di Hiro-matsu, portatogli da Mariko, e lo rilesse ancora una volta. Lei gli vide tremare la mano.
"Perch vuole venire a Yedo?" Toranaga gett da parte il messaggio, con un gesto impaziente.
"Non lo so, signore, mi spiace. Mi ha solo chiesto di consegnarvi il dispaccio."
"Avete parlato con il rinnegato cristiano?"
"No, signore. Yoshinaka-san ha detto che avevate ordinato di vietarlo a chiunque."
"Come  stato Yoshinaka durante il viaggio?"
"Molto efficiente," rispose lei, con pazienza, perch era la seconda volta che tornavano sull'argomento. "Ci ha protetto molto bene e ci ha fatto arrivare in tempo giusto."
"Perch il prete Tsukku-san non ha viaggiato sempre con voi?"
"Lungo la strada da Mishima lui e l'Anjin-san hanno litigato," disse Mariko, non sapendo che cosa Alvito potesse aver gi raccontato a Toranaga, se questi gi lo aveva mandato a chiamare. "E poi il padre ha deciso di proseguire per conto suo."
"Per che cosa hanno litigato?"
"In parte per me, per la mia anima, signore. Ma soprattutto per il loro odio religioso e per la guerra fra i loro paesi."
"Chi  stato a cominciare?"
"Sono da biasimare entrambi.  cominciato tutto per una fiaschetta di liquore." Mariko gli rifer l'episodio di Rodrigues, poi continu. "Tsukku-san aveva portato in regalo un'altra fiaschetta, perch voleva, a suo dire, intercedere per Rodrigues-san; ma l'Anjin-san, con incredibile rudezza, gli ha dichiarato che non voleva 'liquori papisti', che preferiva il sak e non si fidava dei preti. Il padre si...  infiammato e con altrettanta rudezza ha risposto che lui non si era mai sporcato con il veleno, non l'avrebbe mai fatto e non avrebbe mai perdonato chi l'avesse fatto."
"Ah, veleno? Usano come arma il veleno?"
"Secondo l'Anjin-san s, qualcuno lo usa. Questo ha portato a uno scambio di parole anche pi violente e poi si sono accapigliati sulla religione, sulla mia anima, sui cattolici e i protestanti... Io mi sono allontanata per chiamare Yoshinaka-san e lui ha interrotto la lite."
"I barbari non provocano che guai. E i cristiani non provocano che guai. Ne?"
Mariko non rispose. Questa petulanza la turbava: non era da lui e non c'era motivo per una simile frattura nel suo leggendario autocontrollo. Forse il colpo di vedersi battuto  stato troppo forte, pens. Senza di lui, siamo tutti finiti, mio figlio  finito e il Kwanto presto sar in altre mani. La tetraggine di Toranaga la contagiava. E aveva notato che sembrava contagiare l'intera citt, lo aveva notato per le strade e nel castello... in una citt che era celebre per la gaiezza, l'umore vivace e la passione di vivere.
"Io sono nato nell'anno in cui arriv il primo cristiano e da allora hanno scombussolato tutto il paese," dichiar Toranaga. "Da cinquantotto anni non danno che guai. Ne?"
"Mi addolora che vi offendano, signore. C' altro? Potrei..."
"Sedetevi, non ho ancora finito." Toranaga suon di nuovo il campanello. La porta si apr. "Fate entrare Buntaro-san."
Buntaro fece il suo ingresso e s'inginocchi e inchin, con la faccia scura. Mariko gli si inchin, stordita, ma lui non diede segno di vederla.
Buntaro era andato incontro al loro corteo nel cortile del castello e dopo un breve scambio di saluti le aveva comunicato che Toranaga la aspettava. L'Anjin-san sarebbe stato convocato pi tardi.
"Buntaro-san, mi avete chiesto di vedermi in presenza di vostra moglie al pi presto possibile?"
"S, Toranaga-sama."
"Che cosa volete?"
"Vi chiedo umilmente il permesso di tagliare la testa all'Anjin-san," rispose Buntaro.
"Perch?"
"Vi prego, scusatemi, ma io... non mi piace il modo in cui guarda mia moglie. Volevo... volevo dirlo per la prima volta davanti a lei, in vostra presenza. E inoltre ad Anjiro mi ha insultato e io non posso pi vivere con questa vergogna."
Toranaga gett un'occhiata a Mariko, che sembrava agghiacciata. "Accusate vostra moglie di averlo incoraggiato?"
"Io... io chiedo il permesso di tagliargli la testa."
"Accusate vostra moglie di averlo incoraggiato? Rispondete alla domanda."
"Vi prego, scusatemi, signore, ma se lo pensassi sarebbe mio dovere ucciderla immediatamente," replic Buntaro, con un viso di pietra, lo sguardo fisso sui tatami. "Il barbaro rappresenta una continua minaccia alla mia armonia. Io sono convinto che rappresenti un tormento anche per voi. Lasciate che lo elimini, vi scongiuro." Alz lo sguardo. Gli occhi erano affondati nelle orbite, la mascella non rasata sporgeva dura. "Oppure lasciate che prenda con me mia moglie e stanotte stessa andremo avanti... a prepararvi la strada."
"Voi che cosa dite, Mariko-san?"
" mio marito. Comunque decida, obbedir... a meno che voi non decidiate diversamente. Questo  il mio dovere."
Toranaga osserv prima l'uno, poi l'altra. Quando rispose, la sua voce suon dura, quella del Toranaga di una volta. "Mariko-san, voi partirete entro tre giorni per Osaka. Voi preparerete quella strada per me e mi aspetterete l. Buntaro-san, voi mi accompagnerete, quando partir, come capo della mia scorta. Dopo che mi avrete fatto da secondo, voi o uno dei vostri uomini far lo stesso per l'Anjin-san... con o senza la sua approvazione."
Buntaro si schiar la gola. "Signore, vi scongiuro, ordinate Ciel..."
"Tacete! State superando i limiti! Vi ho detto di no tre volte! La prossima volta che mi offrirete il vostro consiglio non richiesto vi taglierete il ventre in una latrina di Yedo!
La testa di Buntaro tocc il tatami. "Chiedo scusa, signore. Chiedo scusa della mia impertinenza."
Mariko si sent sconvolta dalla violenta, scortese esplosione di Toranaga e si chin profondamente, vergognandosi per lui, per nascondere l'imbarazzo. Dopo un istante, Toranaga riprese: "Scusate il mio cattivo carattere, vi prego. La vostra richiesta  accolta, Buntaro-san, ma solo dopo che mi avrete fatto da secondo."
"Grazie, Toranaga-sama. Scusate se vi ho offeso, vi prego."
"Avevo ordinato a entrambi di fare la pace. L'avete fatta?"
Buntaro annu, e Mariko anche.
"Bene. Mariko-san, tornerete stasera con l'Anjin-san, all'ora del Cane. Adesso potete andare."
Lei si inchin e usc. Toranaga fiss Buntaro. "Ebbene? La accusate?"
"...  inconcepibile che mi tradisca, signore," rispose Buntaro, con volto torvo.
"Sono d'accordo." Toranaga scacci una mosca col ventaglio, con aria molto stanca. "Ebbene, presto potrete avere la testa dell'Anjin-san. Ma ho bisogno che ancora per un po' gli resti sul collo."
"Grazie, signore. E perdonatemi se vi ho irritato."
"Sono tempi irritanti. Sudici tempi." Toranaga si chin in avanti. "Ascoltatemi. Voglio che andiate a Mishima immediatamente, a dare il cambio a vostro padre per qualche giorno. Mi ha chiesto il permesso di venire qui a consultarsi con me. Non so che cosa... Comunque, devo avere a Mishima qualcuno di cui mi possa fidare. Partite all'alba, vi prego, ma per la via di Takato."
"Signore?" Buntaro si rese conto che Toranaga si manteneva calmo con enorme sforzo di volont e nonostante tutto gli tremava la voce.
"Ho un messaggio personale per mia madre a Takato. Non dovete dire a nessuno qui dove andate. Ma appena fuori citt, tagliate a nord."
"Capisco."
"Zataki forse cercher di impedirvi di consegnare il messaggio. Dovete consegnarlo soltanto a lei, di persona. Mi capite? A lei sola. Prendete venti uomini e andate laggi al galoppo. Mander un piccione viaggiatore per chiedergli un salvacondotto."
"Il vostro messaggio sar verbale o scritto?"
"Scritto."
"E se non riuscissi a consegnarlo?"
"Dovete consegnarlo, assolutamente. Per questo lo affido a voi! Ma... se voi foste tradito come me... se foste tradito, distruggetelo prima di uccidervi. Qualora io apprendessi questa cattiva notizia, la testa dell'Anjin-san verrebbe subito tagliata. E se... che fare di Mariko-san? Se qualcosa andasse male, che fare per vostra moglie?"
"Uccidetela, vi prego, signore, prima di morire. Sarei onorato, se... Merita un secondo degno di lei."
"Non morr in modo disonorevole, ve lo prometto. Provveder io, personalmente. E ora, vi prego, tornate all'alba per il dispaccio. Non mancate verso di me. Sono nelle mani di mia madre."
Buntaro lo ringrazi di nuovo e se ne and, vergognandosi della aperta dimostrazione di paura da parte di Toranaga.
Rimasto solo, Toranaga si asciug il sudore con un fazzoletto. Gli tremavano le dita e non riusciva a fermarle, per quanto si sforzasse. Gli ci era voluta tutta la sua forza per continuare a recitare la parte dello stupido rassegnato, per nascondere l'immensa eccitazione provocata dalle informazioni di Gyoko che, in modo incredibile, promettevano la tregua tanto sospirata.
"Una tregua... l'unica possibile... se sono vere," esclam a voce alta, quasi incapace di pensare, mentre le sorprendenti notizie trasmesse da Mariko sembravano urlargli nel cervello.
Ochiba! pensava esultante, ecco dunque il richiamo per trascinare mio fratello fuori dal suo covo di montagna. Mio fratello vuole Ochiba. Ma adesso  altrettanto chiaro che vuole pi di lei, e pi del solo Kwanto. Vuole il regno, odia Ishido, detesta i cristiani ed  invaso dalla gelosia per la tresca di Ishido con Ochiba. Perci si mette dalla parte di Ishido, Kiyama e Onoshi. Perch, in realt, il mio fratello traditore vuole essere Shogun.  un Minowara, con tutto il lignaggio necessario e tutta l'ambizione, ma senza il mandato. E senza il Kwanto. Per ottenere il resto, prima deve avere il Kwanto.
Toranaga si freg le mani, felice di tutte le nuove possibili soluzioni contro il fratello che quelle scoperte gli offrivano. E il lebbroso Onoshi! Una goccia di miele nell'orecchio di Kiyama al momento giusto, pens, e il traditore si sentir stringere le viscere dalla paura... un pochino di pi, e Kiyama raccoglier le truppe e si scatener immediatamente contro Onoshi. "Gyoko ne  sicura, signora. L'accolito fratello Giuseppe ha detto che in confessione il Nobile Onoshi gli ha rivelato di aver stretto un patto segreto con Ishido contro un daimyo cristiano e di volere l'assoluzione. Il patto era questo: in cambio del suo appoggio di adesso, Ishido gli prometteva che, nel giorno della vostra morte, il confratello daimyo cristiano sarebbe stato accusato di tradimento e condannato a suicidarsi, con la forza se necessario, e il figlio di Onoshi ne avrebbe ereditato tutte le terre. Il nome del daimyo cristiano non  stato pronunciato, signore."
Kiyama o Harima di Nagasaki? si chiedeva Toranaga. Non importa, per me deve essere Kiyama.
Si alz e and ad appoggiarsi al davanzale di una finestra. Guard la luna e il cielo. Le stelle erano coperte e stavano addensandosi nubi di pioggia. "Budda, e voi tutti dei, fate che mio fratello abbocchi all'amo... e fate che queste voci siano tutte vere!" Nessuna stella cadente apparve a dargli la risposta degli dei. Nessun vento soffi improvviso, nessuna nuvola copr a un tratto la luna. Anche se ci fosse stato un segno celeste, lo avrebbe accantonato come coincidenza.
Sii paziente. Prendi in considerazione soltanto i fatti. Siediti e rifletti, si disse. Sapeva che la tensione cominciava a pesargli, ma era di importanza vitale che nessuno degli intimi o dei vassalli - e perci nessuno della legione di spie e di malelingue che circolavano per Yedo - sospettasse che egli fingeva di arrendersi e recitava la parte dello sconfitto. A Yokos aveva capito a un tratto che prendere dal fratello la seconda pergamena sarebbe stata la sua campana a morto, e aveva deciso che l'unica speranza di sopravvivere stava nel convincere tutti, e anche se stesso, che aveva accettato la sconfitta. In realt era solo un trucco per guadagnare tempo, proseguendo, come faceva da sempre, nei negoziati, nei rinvii, nell'apparente ritirata, sempre aspettando con pazienza che apparisse una fessura nell'armatura dell'avversario, per colpire senza esitazione, perfidamente.
Da Yokos in poi aveva atteso nella solitudine, per notti e giorni, sempre pi duri da sopportare. N caccia, n risa, n complotti, n nuotate, n canti, n teatro, niente di tutto quello che aveva sempre rallegrato la sua esistenza. Soltanto il ruolo di solitario, il pi difficile della sua vita: malinconia, resa, indecisione, apparente disperazione, condannandosi da s a morire quasi di fame.
Per aiutarsi a passare il tempo aveva continuato a perfezionare il suo testamento spirituale. Esso consisteva in una serie di istruzioni segrete per i suoi successori, che egli era andato preparando negli anni, sul modo migliore di governare, dopo di lui. Sudara aveva gi giurato di obbedire a quel testamento, come avrebbe dovuto fare qualunque erede. Cos l'avvenire del clan dovrebbe essere assicurato... potrebbe essere assicurato, si ammoniva Toranaga, mentre cambiava una parola, aggiungeva una frase o toglieva un paragrafo, se sfuggir alla trappola di oggi.
Il testamento cominciava: "Il dovere del signore di una provincia  di dare pace e sicurezza al popolo e non consiste nel dare lustro agli antenati o operare per la prosperit dei discendenti." Una delle massime era: "Ricorda che la fortuna e la sfortuna dovrebbero essere lasciate al cielo e alla legge di natura. Non si possono comprare con le preghiere o con le astuzie di un uomo o di chi si autoproclama santo." Aveva tolto le ultime parole, concludendo la frase con "di nessun uomo".
Di solito avrebbe goduto di esercitare la mente nello sforzo di scrivere con chiarezza e brevit, ma durante quei lunghi giorni, e notti, era troppo teso per la fatica di dover recitare quella parte a lui cos estranea. Esserci riuscito tanto bene gli dava soddisfazione, ma insieme lo spaventava. Come pu essere cos ingenua la gente?
Grazie agli dei lo , si disse per la milionesima volta. Accettando la "sconfitta" hai evitato la guerra due volte. Sei ancora in trappola, ma adesso, finalmente, la tua pazienza  stata ricompensata e ti si offre una nuova occasione. Forse ti si offre, si corresse, se i segreti non sono falsi e non ti sono stati forniti dal nemico per confonderti di pi.
Sent un dolore al petto e debolezza e vertigini. Si mise a sedere e respir profondamente, come gli avevano insegnato anni prima i maestri Zen. "Dieci volte profondamente, dieci volte lentamente, dieci volte profondamente, manda il tuo spirito nel Vuoto. Non esiste n passato n futuro, n freddo n caldo, n dolore n gioia... dal nulla, nel nulla..."
Poco dopo riprese a pensare con chiarezza. Allora and alla scrivania e cominci a scrivere. Chiese alla madre di agire da intermediaria tra lui e il fratellastro e di presentargli una proposta per il futuro del clan. Prima di tutto chiedeva al fratello di prendere in considerazione un eventuale matrimonio con Ochiba:

...naturalmente, sarebbe inconcepibile che lo facessi io. Troppi daimyo andrebbero in collera per la mia "smisurata ambizione". Ma un tale legame con voi cementerebbe la pace del regno e confermerebbe la successione di Yaemon, dato che nessuno dubita della vostra lealt, mentre qualcuno erroneamente dubita della mia. Potreste senz'altro scegliere un miglior partito, ma lei non potrebbe trovare marito migliore. Una volta che fossero stati allontanati i traditori di sua altezza imperiale, e io avessi ripreso il mio giusto posto di presidente del Consiglio dei reggenti, pregherei il Figlio del Cielo di avanzare la domanda di matrimonio, se voi acconsentirete ad assumervi tale onere. Io sono sinceramente convinto che questo sacrificio  l'unico modo di assicurare la successione e compiere quanto abbiamo giurato al Taiko. In secondo luogo, vi si offrono tutti i domini dei traditori cristiani Onoshi e Kiyama, che al momento attuale stanno complottando con i preti barbari una guerra contro tutti i daimyo non-cristiani, sostenuta da un'invasione di barbari, armati di moschetti, come gi hanno fatto contro il nostro signore, il Taiko. Inoltre, vi si offrono tutte le terre di tutti i cristiani di Kyushu che nello scontro finale si schiereranno con Ishido, contro di me. (Sapevate che quel contadino ribelle ha avuto l'impertinenza di rendere noto che, quando io sar morto e lui governer i reggenti, scioglier il Consiglio e sposer lui stesso la madre dell'erede?) E in cambio di quanto sopra, fratello, soltanto questo: un patto segreto di alleanza, il passaggio attraverso lo Shinano per i miei eserciti, un attacco congiunto, sotto la mia guida, contro Ishido nel momento e modo che io decider. E infine, come segno della mia fiducia, mander subito da voi, a Takato, mio figlio Sudata, con la moglie Genjiko e i loro figli, compreso mio nipote...

Questo non  il tono di un uomo sconfitto, pens Toranaga, sigillando la pergamena. Zataki lo capir subito. S, ma intanto l'esca  nella trappola. Lo Shinano sta sulla mia strada e Zataki  la prima chiave delle pianure di Osaka.
 vero che Zataki vuole Ochiba? Rischio tanto sulle supposte rivelazioni di una cameriera a letto e di un uomo esacerbato. Che Gyoko abbia mentito per cavarne qualcosa, quella sanguisuga impertinente? Samurai? Dunque,  questa la chiave per aprire tutti i suoi segreti. Deve possedere delle prove su Mariko e l'Anjin-san. Altrimenti, perch Mariko mi avrebbe rivolto una simile richiesta? Toda Mariko e il barbaro! Il barbaro e Buntaro. La vita  strana...
Scrisse il messaggio da mandare con il piccione viaggiatore e sal pesantemente le scale. Scelse con cura un piccione di Takato, in uno dei tanti canestri, e sistem il minuscolo cilindro. Poi mise l'uccello nella cassetta aperta da cui sarebbe partito all'alba.
Il messaggio pregava la madre di richiedere un salvacondotto per Buntaro, che doveva consegnare un dispaccio importante, diretto a lei e al fratello. E come nella lettera, si firm Yoshi Toranaga-noh-Minowara, ricorrendo per la prima volta a tutto il suo titolo.
"Vola sicuro e fedele, uccelletto," disse, accarezzando il piccione con una penna caduta. "Porti un patrimonio di diecimila anni."
Una volta ancora osserv la citt. All'orizzonte a ovest una linea di luce era visibile. Presso i moli scorse i bagliori delle lanterne che circondavano la nave barbara. C' un'altra chiave, pens, e cominci a riflettere di nuovo sui tre segreti. Avvertiva di essersi lasciato sfuggire qualcosa. "Vorrei che Kiri fosse qui," disse, rivolto alla notte.

Mariko stava in ginocchio davanti al lucidissimo specchio di metallo. Distolse lo sguardo dal proprio viso per posarlo sul pugnale che stringeva fra le mani, scintillante nella luce della lampada.
"Dovrei usarti," disse, con profondo dolore. Osserv la Madonna col Bambino nella nicchia adorna di fiori e le si riempirono gli occhi di lacrime. "So che il suicidio  un peccato mortale, ma come posso vivere con quest'onta?  meglio comportarmi come se fossi stata tradita."
La sua stanza era silenziosa e quieta come il resto della casa. Era la casa degli avi, costruita all'interno delle difese e del fossato che circondavano il castello, nella fascia in cui era permesso abitare solo agli hatamoto pi fedeli e favoriti. Intorno alla casa si stendeva un giardino cinto di bamb e attraversato da un ruscelletto, ottenuto deviando le abbondanti acque che scorrevano intorno al castello.
Ud dei passi. La porta d'ingresso si apr e sent i servi accorrere e salutare il padrone. In fretta nascose il pugnale nell'obi e si asciug le lacrime. Al rumore che si avvicinava, apr la porta e si inchin. Buntaro, di pessimo umore, le comunic che Toranaga aveva cambiato idea e che lui doveva recarsi per pochi giorni a Mishima, "Partir all'alba. Volevo augurarti buon viaggio..." s'interruppe, scrutandola. "Perch piangi?"
"Scusatemi, signore. Solo perch sono una donna e la vita mi sembra molto difficile. E a causa di Toranaga-sama.
" un ramo spezzato, e mi vergogno di dirlo.  terribile, ma cos  diventato. Dovremmo fare la guerra. Molto meglio che sapere che il mio unico futuro consister nel vedere la sporca faccia di Ishido ridere del mio karma!"
"S, mi dispiace. Vorrei poter essere utile in qualche modo. Volete del sak o del cha?"
Buntaro si gir, gridando al servo che attendeva nel corridoio: "Prendi del sak! Svelto!" Poi Mariko chiuse la porta. Lui, accanto alla finestra, contemplava le mura del castello e il torrione.
"Non vi angustiate, signore," disse Mariko, in tono che voleva placare e confortare. "Il bagno  pronto e ho mandato a chiamare la vostra favorita."
Buntaro non spost lo sguardo. "Dovrebbe abdicare in favore di Sudara, se non ha pi il fegato per comandare.  suo figlio ed erede, non  vero?"
"S, signore."
"O - meglio - dovrebbe fare quello che gli ha consigliato Zataki. Fare seppuku. Allora Zataki e i suoi eserciti combatterebbero al nostro fianco e, con loro e i moschetti, io sono sicuro che potremmo arrivare fino a Kyoto. E anche se perdessimo, meglio cos che arrendersi come sporchi, vigliacchi Mangiatori d'aglio! Il nostro padrone rinuncia a tutti i suoi diritti. NE? NE?" Si volt fulmineo verso di lei.
"Scusatemi... non sta a me dirlo.  il nostro feudatario."
Buntaro le volt di nuovo le spalle, per fissare il torrione, dove scintillavano luci a tutti i piani, ma soprattutto al sesto. "Io suggerirei al Consiglio di invitarlo a togliersi di mezzo e di costringerlo, se lui non volesse. Precedenti ne esistono abbastanza! E molti condividono la mia opinione, ma non Sudara, non ancora. Forse in segreto s, chi lo sa? non si capisce che cosa pensi veramente. Quando incontrerai sua moglie Genjiko, parlale, convincila. E lei convincer lui... come sempre. Siete amiche e ti ascolter. Convincila."
"Credo che sarebbe male compiere un gesto simile, signore. E tradimento."
"Io ti ordino di parlarle!"
"Vi obbedir."
"Gi, a un ordine sei pronta a obbedire, vero?" la assal, con pesante ironia. "Perch sei sempre cos fredda e amara?" Prese lo specchio e glielo mise davanti alla faccia. "Guardati!"
"Perdonate se vi procuro dei dispiaceri, signore," rispose con voce calma, fissando, al di l dello specchio, la faccia di lui. "Non voglio irritarvi."
Buntaro la osserv per un momento, poi gett lo specchio sul tavolino laccato. "Io non ti ho accusata. Se avessi saputo... non avrei esitato un istante."
Mariko ud se stessa rispondere velenosamente, in modo imperdonabile: "Non avreste esitato a fare cosa? A uccidermi? O a lasciarmi viva con una vergogna sempre maggiore?"
"Non ho accusato te, ma solo lui!" ringhi Buntaro.
"Ma sono io che accuso voi!" grid lei. "E voi mi avete accusata."
"Stai zitta!"
"Mi avete coperta di vergogna davanti al nostro signore! Mi avete accusata, ma non volete compiere il vostro dovere! Voi siete un vigliacco! Uno sporco, vigliacco Mangiatore d'aglio!"
Buntaro estrasse la spada dal fodero e Mariko esult per aver infine osato spingerlo agli estremi. Ma la spada rimase levata in aria. "Io ho... ho la tua promessa... la promessa davanti al tuo Dio. A Osaka prima di... andare alla morte, ho la tua promessa e io... ti impegno a rispettarla!"
Mariko rispose con una risata acuta e cattiva. "Oh, s, mio potente signore, sar ancora per una volta il vostro guanciale, ma il saluto che riceverete sar amaro, asciutto e rancido!"
Buntaro vibr un colpo alla cieca contro un pilastro nell'angolo e la lama trapass quasi interamente i trenta centimetri di legno stagionato. Egli cerc di strapparla, ma la spada rimase infissa dov'era. Quasi fuori di s, la contorse finch la lama si spezz. Buntaro con una bestemmia gett il troncone contro la parete fragile e vacill, cercando la porta, dove si trovava il servo tremante, con il vassoio del sak. Buntaro glielo butt in terra, e il servo si prostern al suolo, restando immobile.
Buntaro si appoggi all'intelaiatura della porta. "Aspetta... aspetta fino a quando saremo a Osaka." Poi, con passo incerto, se ne and.
Mariko rimase a lungo in una sorta di trance, poi lentamente il sangue le riafflu al viso, gli occhi ripresero vita. Torn al suo specchio, esamin per un momento l'immagine che vi scorgeva e, con calma, termin di truccarsi.

Blackthorne saliva i gradini a due per volta, seguito dalla sua guardia, lieto di aver lasciato le spade all'entrata del torrione, perch lo avrebbero intralciato. Le aveva consegnate ufficialmente alle prime guardie del cortile, che lo avevano anche perquisito, con gentilezza ma con attenzione. La scala e i pianerottoli erano illuminati da fiaccole. Al quarto pianerottolo sost, quasi scoppiando per l'eccitazione, e voltandosi indietro, chiese: "Mariko-san, state bene?"
"S, bene, grazie, Anjin-san."
Lui riprese la salita, sentendosi forte e leggero, fino al sesto piano, strettamente sorvegliato, come tutti gli altri. Il suo samurai di scorta si avvicin alle guardie raggruppate davanti alla porta rinforzata in ferro, e s'inchin. Quelle risposero e fecero cenno a Blackthorne di aspettare.
In tutto il castello le opere in legno e in ferro erano eccellenti. Nel torrione tutte le finestre, per quanto eleganti e alte, erano attrezzate per gli arcieri e robuste ante coperte di ferro erano pronte per chiuderle, offrendo un'ulteriore protezione.
Mariko gir l'ultimo angolo della scala, ottimamente difendibile, e lo raggiunse.
"State bene?" le chiese.
"Oh, s, grazie," gli rispose, leggermente ansante. Ma si intuiva in lei una strana serenit, un distacco, che lui aveva gi notato quando si erano incontrati nel cortile e che non le aveva mai visto prima.
Non importa, pens fiducioso,  solo per via del castello e di Toranaga e di Buntaro, e del fatto di trovarci a Yedo. Adesso so come fare.
Dal momento in cui aveva visto l'Erasmus era pieno di una gioia intensa, perch non si sarebbe mai aspettato di trovare la nave cos a posto, pulita, ben curata e pronta. Non c' ragione di aspettare a Yedo, pensava. Baster un controllo rapido alla sentina, un tuffo per vedere la chiglia, e poi i cannoni, la santabarbara, le munizioni, e le vele. Durante il viaggio aveva riflettuto su come rimediare per le vele con seta pesante o cotone, perch Mariko gli aveva detto che in Giappone non esisteva la tela di canapa. Baster ordinare le vele e i pezzi di ricambio che ci servono, e poi via a Nagasaki, come un fulmine.
"Anjin-san!" Il samurai era di ritorno.
"Hai?"
"Dozo."
La porta si apr piano. Toranaga sedeva in fondo alla sala. Solo.
Blackthorne si inginocchi e si inchin. "Konbanwa, Toranaga-sama. Ikaga desu ka?"
"Okagesana de genki desu. Anata wa?"
Toranaga aveva l'aria invecchiata e spenta, ed era molto dimagrito. Shigata ga nai, si disse Blackthorne. Il karma di Toranaga non toccher l'Erasmus... che anzi rappresenter la salvezza per lui.
Rispose alle domande consuete di Toranaga con un giapponese semplice, ma ben accentato, ricorrendo a una tecnica semplificata che aveva messo a punto con l'aiuto di Alvito. Toranaga si congratul con lui per il miglioramento e cominci a parlare pi in fretta. Allora Blackthorne gli disse, con una frase che aveva preparato insieme a Mariko e ad Alvito: "Scusatemi, prego, signore, il mio giapponese non  buono, volete per piacere parlare pi piano e con parole pi semplici, come io devo usare parole semplici... prego, scusate di darvi tanto disturbo."
"Va bene, certo. Ditemi, vi  piaciuta Yokos?
Blackthorne gli rispose, con un vocabolario molto limitato e frasi brevi, ma stando al passo con lui, finch Toranaga fece una domanda di cui gli sfugg del tutto il senso. Si rivolse a Mariko. "Scusate, Mariko-san, cosa vuol dire 'sonkei su beki umi?
"Pronta al mare, Anjin-san."
"Ah! Domo." Il daimyo voleva sapere se avrebbe potuto controllare in fretta se l'Erasmus fosse pronto a prendere il mare e quanto tempo gli sarebbe occorso. "S,  facile. Mezza giornata, signore."
Toranaga riflett un attimo, poi gli ordin di occuparsene l'indomani stesso e di riferirgli nel pomeriggio, all'ora della Capra.
"Poi potrete vedere i vostri uomini," aggiunse.
"Signore?"
"I vostri vassalli. Vi ho chiamato per comunicarvi che domani avrete i vostri vassalli."
"Ho capito, scusate. Grazie. I vassalli samurai. Duecento uomini."
"S. Buonanotte, Anjin-san. Vi vedr domani."
"Perdonate, signore, posso umilmente domandare tre cose?"
"Che cosa?"
"Prima: possibile vedere il mio equipaggio, subito, prego? Risparmiare tempo..."
Toranaga assent e ordin brevemente a un samurai di accompagnare Blackthorne. "Prendete un drappello di dieci uomini. Portate l l'Anjin-san e poi riaccompagnatelo al castello."
"S, signore."
"Poi, Anjin-san?"
"Prego, possibile parlare solo? Poco tempo. Prego scusare mia scortesia." Blackthorne cerc di nascondere la propria ansiet, mentre Toranaga chiedeva a Mariko di cosa si trattasse. In piena sincerit lei rispose di non saperlo: l'Anjin-san l'aveva avvertita di avere qualcosa da comunicargli in privato, ma lei non gli aveva domandato che cosa fosse.
"Siete sicura che possa chiederglielo, Mariko-san?" si era informato Blackthorne, mentre salivano le scale.
"Certo, basta che aspettiate che lui abbia finito. Ma dovete essere ben sicuro di quello che volete dire. Lui... non ha pi la pazienza di una volta." Non gli aveva chiesto di che cosa volesse parlare a Toranaga e lui non ne aveva accennato.
"Bene, Anjin-san," stava dicendo Toranaga. "Vi prego, aspettate fuori, Mariko-san." Mariko s'inchin e usc. "Ebbene?"
"Scusate, Toranaga-sama, sentito Nobile Harima di Nagasaki adesso nemico."
Toranaga fu colpito da quelle parole, perch lui stesso aveva saputo dell'adesione di Harima al partito di Ishido solo arrivando a Yedo. "Come lo avete saputo?"
"Prego?"
Toranaga ripet la domanda lentamente.
"Ah, capito. Sentito a Hakon. Detto Gyoko-san. Gyoko-san saputo Mishima."
" ben informata quella donna... anche troppo."
"Signore?"
"Niente. Continuate. Che volete dire del Nobile Harima?"
"Signore, posso rispettosamente dire: mia nave, grossa arma contro Nave Nera, ne? Se prendo Nave Nera molto presto... preti molto arrabbiati perch niente denaro lavoro cristiano qui... niente denaro anche portoghesi altri paesi. Anno scorso niente Nave Nera qui, cos niente denaro, ne? Se adesso presa Nave Nera presto, molto presto, e anche anno prossimo, tutti preti grande paura. Questa verit, signore. Penso preti dovere piegarsi se minaccia. Preti cos per Toranaga-sama!" Blackthorne batt la mano per terra, piatta, per chiarire il suo punto di vista.
Toranaga aveva ascoltato attento, osservandogli le labbra, come faceva da parte sua Blackthorne. "Vi seguo, ma a quale scopo, Anjin-san?"
"Signore?"
Toranaga ricorse allo stesso discorso semplificato. "Ottenere cosa? Prendere cosa?"
"Nobili Onoshi, Kiyama e Harima."
"Cos volete immischiarvi anche voi nella nostra politica, come i preti? Credete di sapere anche come governarci, Anjin-san?"
"Scusate, prego, non capisco."
"Non importa." Toranaga medit a lungo, poi riprese. "I preti dicono di non avere nessun potere sui daimyo cristiani."
"Non vero, signore, scusate, prego. Denaro grande potere su preti. Verit, signore. Se niente Nave Nera quest'anno, e anche anno prossimo niente Nave Nera, rovina. Molto, molto male per preti. Verit, signore: denaro  potere. Prego considerare: se Cielo rosso stesso tempo o prima, io attacco Nagasaki. Nagasaki nemica adesso, ne? Prendo Nave Nera e attacco vie marine fra Kyushu e Honshu. Forse minaccia abbastanza per fare nemico in amico?"
"No. I preti interromperebbero il commercio. Io non sono in guerra con i preti n con Nagasaki. N con nessuno. Sto per andare a Osaka. Non ci sar nessun Cielo rosso. Wakarimasu?"
"Hai." Blackthorne non si turb. Sapeva che adesso Toranaga si rendeva certo conto di come una simile tattica avrebbe potuto allontanare gran parte delle forze di Kiyama-Onoshi-Harima, tutte con base a Kyushu. E senza dubbio l'Erasmus era in grado di distruggere qualunque grosso trasporto di truppe da quell'isola all'altra. Sii paziente, ordin a se stesso. Lascia che Toranaga ci rifletta. Forse sar come dice Mariko: "C' tanto tempo fra qui e Osaka, e chi sa quello che pu accadere? Preparati al meglio, ma non temere il peggio."
"Anjin-san, perch non parlarne davanti a Mariko-san? Lo direbbe ai preti?  questo che pensate?"
"No, signore. Solo voglio provare parlare direttamente. Guerra non cosa di donne. Ultima domanda, Toranaga-sama." Blackthorne si lanci come aveva prestabilito. "Usanza hatamoto chiedere favore, a volte. Prego, scusatemi per mio sgarbo."
Il ventaglio di Toranaga si blocc. "Quale favore?"
"So divorzio facile se signore dice. Chiedo Toda Mariko-sama moglie."
Toranaga mostr lo stupore pi violento e Blackthorne ebbe paura di aver superato i limiti.
Ma Toranaga si riprese. "Mariko-san  d'accordo?"
"No, Toranaga-sama. Segreto mio. Mai detto lei, nessuno. Segreto solo mio. Non detto Mariko-san, mai. Kinjiru, ne? Ma so rabbia fra marito e moglie. Divorzio facile in Giappone. Questo segreto solo mio. Chiesto solo Toranaga-sama. Molto segreto, mai Mariko-san. Prego, scusate se io offeso."
" una richiesta insolente da parte di uno straniero. Inaudita! Poich siete hatamoto,  mio dovere prenderla in considerazione, ma vi  proibito parlarne con lei per qualsiasi ragione. Con lei o con suo marito.  chiaro?"
"Prego?" chiese Blackthorne, non comprendendo del tutto, e quasi incapace di riflettere.
"Una richiesta e un pensiero cattivi, Anjin-san. Capito?"
"S, signore, scus..."
"Poich Anjin-san hatamoto, non sono arrabbiato. Ci penser. Capito?"
"S, credo. Grazie. Prego, scusate mio cattivo giapponese, spiacente."
"Non parlate con lei di divorzio, Anjin-san. N con Buntaro-san. Kinjiru, wakarimasu?"
"S, signore. Capito. Segreto solo voi, io. Segreto. Grazie. Scusate mia scortesia e grazie vostra pazienza." Blackthorne s'inchin in modo perfetto e usc, trasognato. La porta gli si chiuse alle spalle. Tutti quelli che aspettavano sul pianerottolo lo osservarono incuriositi.
Avrebbe voluto condividere con Mariko il suo trionfo, ma gli era impedito dalla presenza delle guardie e dalla serenit distaccata di lei. "Chiedo scusa di avervi fatto aspettare," disse soltanto.
" stato un piacere," rispose lei, indifferente. Cominciarono a scendere insieme le scale e in fondo alla prima rampa, lei osserv: "Il vostro modo elementare di parlare, Anjin-san,  strano ma comprensibile."
"Troppe volte ho perso il filo. Ma sapervi presente mi ha aiutato moltissimo."
"Io non ho fatto niente."
Proseguirono in silenzio, Mariko a due passi da lui, secondo l'uso. Nel superare una curva lo strascico del chimono di lei s'impigli nella ringhiera e la donna incespic. Blackthorne l'afferr, per tenerla in piedi, e quell'improvviso sfiorarsi fu caro a entrambi. "Grazie." mormor lei, arrossendo, mentre Blackthorne l'aiutava. E proseguirono, sentendosi molto pi vicini di quanto fossero stati nel resto della serata.
Il cortile, illuminato dalle torce, era pieno di samurai. Controllati di nuovo i loro permessi, vennero scortati, con i portatori di fiaccole, attraverso il portone e lungo un labirinto di passaggi fra le muraglie alte e i bastioni, sino al fossato e al ponte di legno che lo superava. Nel castello esistevano in tutto sette fossati, alcuni artificiali, altri ottenuti deviando il corso dei tanti fiumi. Mentre si dirigevano alla porta principale, a sud, Mariko gli disse che quando la fortezza fosse stata terminata, nel giro di due anni, avrebbe potuto accogliere centomila samurai e ventimila cavalli, e provviste per un anno, per tutti.
"Allora sar la pi grande del mondo," comment Blackthorne.
"Era appunto il progetto di Toranaga-sama." La voce risuon grave. "Shigata ga nai, ne?" Giunsero infine all'ultimo ponte. "Da qui, Anjin-san. potete vedere come il castello sia il cuore di Yedo. Il centro di una ragnatela di vie, che dipartendosi formano la citt. Dieci anni fa qui non c'era che un villaggio di pescatori. Adesso quanti saranno gli abitanti? Trecentomila, quattrocentomila? Toranaga-sama non ha ancora censito il suo popolo. Ma sono qui per un unico scopo: servire il castello che protegge il porto e le pianure che nutrono gli eserciti."
"Nient'altro?" chiese lui.
"No."
Non devi essere angosciata, Mariko, n cos solenne, pens felice. Io ho risolto tutto. Toranaga acconsentir alle mie richieste.
All'estremit del ben illuminato Ichi-bashi - il Primo Ponte - che conduceva alla citt vera e propria, lei si ferm. "Ora devo lasciarvi.
"Quando potr vedervi?"
"Domani, all'ora della Capra. Vi aspetter nel cortile."
"Non posso vedervi stasera, se torner presto?"
"No, mi dispiace, scusatemi, vi prego. Non stasera." Poi s'inchin con gesto formale. "Konbanwa, Anjin-san."
Anch'egli s'inchin, da samurai. La guard allontanarsi, accompagnata da alcuni portatori di fiaccole, come insetti scintillanti fra le torce infisse lungo il ponte. Presto la folla e la notte la inghiottirono. E allora, sentendo crescere in s l'eccitazione, egli volt le spalle al castello e si mise in cammino dietro la sua guida.

48
"I barbari vivono qui, Anjin-san," annunci il samurai.
Blackthorne, a disagio, cerc di scrutare nel buio. L'aria era pesante e afosa. "Dove? In quella casa?"
"S, quella. La vedete?"
A un centinaio di passi, un groviglio di casupole e vicoli, oltre un tratto di terreno melmoso, era dominato da una grande casa, che si disegnava imprecisa contro il cielo scuro. Blackthorne si guard intorno per localizzare il punto in cui si trovava, agitando il ventaglio contro gli insetti. Appena lasciato il Primo Ponte si era sentito perso in un labirinto.
Avevano percorso innumerevoli vie e viuzze, prima in direzione della spiaggia, a est, su ponti e ponticelli, poi di nuovo verso nord, lungo un altro fiume che si snodava per i sobborghi, fra terre basse e umide. Pi si allontanavano dal castello, pi misere si facevano le strade e le abitazioni. La gente era pi ossequiosa e poche luci trapelavano dagli shoji. Yedo gli appariva come una massa diffusa, composta da tanti agglomerati divisi soltanto dalle strade o dai corsi d'acqua.
Qui, al margine sudorientale il terreno era decisamente paludoso e la strada puzzava di marcio. Gi da un po' il cattivo odore andava addensandosi in modo avvertibile, un miasma proveniente da alghe e feci umane e fango, e su di esso si stendeva un altro odore, agrodolce, che non riusciva a individuare, ma gli sembrava noto.
"Puzza come Billingsgate con la bassa marea," borbott, ammazzando l'ennesimo insetto che gli si era fermato su una guancia. Poi ud una cantilena marinara in olandese e ogni fastidio fu dimenticato. "Ma non  Vinck?" Eccitato corse verso quel suono, con i portatori di fiaccole che gli illuminavano attentamente la via e i samurai al seguito.
Avvicinandosi vide che l'edificio a un piano era in parte giapponese, in parte europeo. Era appoggiato sui pilastri e cinto da una palizzata di bamb, isolato dal resto, e molto pi nuovo delle casupole che l'attorniavano. Nella palizzata non c'era portone, solo un'apertura. Il tetto era di paglia, la porta d'ingresso robusta, le pareti di legno ruvido e le finestre chiuse con ante all'olandese. Dalle fessure, qua e l, usciva un po' di luce. Il canto e il chiasso aumentarono, ma ancora non riusc a riconoscere le voci. Le pietre del viottolo portavano direttamente alla veranda, attraverso un giardino incolto. Una breve asta per la bandiera era legata sul portone. Blackthorne si ferm a guardarla: ne pendeva immobile una bandiera olandese rimediata alla meglio e a quella vista sent affrettarsi i battiti del cuore.
La porta d'ingresso era spalancata e la luce si riversava sulla veranda. Sulla soglia apparve Baccus Van Nekk, incespicando ubriaco, con gli occhi semichiusi. Si tir da parte le brache e orin, con un getto alto e curvo.
"Aaaahhh, non c' niente come una pisciata!" mormor beato.
"Davvero?" chiese in olandese Blackthorne. "Perch non usi un secchio?"
"Eh?" Van Nekk strizz gli occhi miopi per distinguere le sagome che intravedeva tra le fiaccole. "Gesincieloisamurai!" Con un grugnito cerc di riprendersi e s'inchin goffamente. "Gomen nasai, samurai-sama. Ichi-bon gomen nasai a tutte le scimmie-sama." Si raddrizz, si costrinse a un sorriso penoso e mormor fra s: "Sono pi ubriaco di quello che pensavo. Mi  sembrato che il bastardo figlio di puttana parlasse olandese! Gomen nasai, ne?" esclam di nuovo, indietreggiando e trafficando con le brache.
"Ehi, Baccus, non sai fare altro che sporcare la tua stessa tana?"
"Come?" Van Nekk si guard intorno e poi fiss, accecato, le fiaccole, cercando disperatamente di vederci bene. "Pilota?" balbett. "Sei tu, pilota? Dio maledica i miei occhi... non riesco a vederci, pilota, per amor di Dio, sei tu?"
Blackthorne rise: il vecchio amico gli appariva cos sperduto e nudo, cos sciocco, con il pene di fuori. "S, sono io!" Poi si rivolse al samurai che seguiva la scena con disprezzo appena velato. "'Matte kurasai." Aspettatemi, per favore.
"Hai, Anjin-san."
Blackthorne avanz e vide i cumuli di sudiciume sparsi per tutto il giardino. Con disgusto si sfil le calzature e corse su per i gradini. "Salute, Baccus, sei pi grasso di quando abbiamo lasciato Rotterdam!" Gli diede pacche affettuose sulle spalle.
"Signore Ges Cristo, sei proprio tu?"
"Certo, sono io."
"Ti avevamo dato per morto da un pezzo." Van Nekk allung una mano e lo tocc per assicurarsi di non sognare. "Oh, Ges, le mie preghiere sono state esaudite! Che cosa ti  successo, pilota, che cosa hai fatto?  un miracolo! Ma sei davvero tu?"
"S. Adesso, per favore, rimettiti a posto le brache e entriamo," gli rispose Blackthorne, conscio dello sguardo del samurai.
"Come? Oh! Oh, scusa, io..." Esegu in fretta e intanto cominciarono a scorrergli le lacrime sulle guance. "Oh, Ges! pilota... Ho creduto che l'alcol mi avesse giocato un altro scherzo. Vieni, lascia che ti annunci..."
Gli fece strada, e molta della sua ubriachezza era svanita per la felicit. Blackthorne lo segu. Van Nekk gli tenne la porta aperta, poi url, superando le voci rauche: "Ragazzi! Guardate cosa ci ha portato Babbo Natale!" E per aumentare l'effetto sbatt la porta alle spalle di Blackthorne.
All'istante si fece silenzio. Blackthorne stent ad adattare la vista a quella luce e l'aria fetida quasi lo soffoc. Tutti lo fissavano a bocca aperta come se fosse un fantasma, poi l'incanto si spezz e fu un uragano di grida di gioia e benvenuto, mentre i suoi compagni lo stringevano e gli davano pacche sulla schiena, parlando tutti insieme. "Pilota, da dove vieni... Bevi qualcosa... Cristo! ma  possibile... Maledizione, che bellezza vederti... Ti avevamo dato per morto... Togliti da quella sedia, imbecille, la sedia migliore va al pilota... Ehi, del grog, con una dannata fretta, perdio! Mi caschino gli occhi se non gli stringo ancora la mano..."
Finalmente Vinck url: "Uno per volta, ragazzi! Dategli fiato! E dategli una sedia e da bere, in nome di Dio! Ho creduto che fosse un samurai anche lui..."
Qualcuno cacci nelle mani di Blackthorne un boccale di legno, egli si accomod sulla sedia traballante, tutti alzarono i boccali e il torrente di domande ricominci.
Blackthorne si guard intorno: la stanza era ammobiliata con delle panche e poche sedie e tavoli in rozzo legno, e illuminata con candele e lampade a olio. Un'enorme teiera di sak stava sul pavimento sudicio. Uno dei tavoli era ingombro di piatti sporchi, con in mezzo un pezzo di carne arrosto, coperto di mosche. Sei donne piene di sudiciume gli si inchinavano, in ginocchio, schiacciate contro una parete. Gli uomini, sorridenti, aspettavano che lui parlasse: il cuoco Sonk, Johann Vinck, capocannoniere e vicenostromo, Salamon il muto, il giovane Croocq, Ginsel il velaio, Baccus van Nekk, capo mercante e tesoriere e infine Jan Roper, l'altro mercante, che sedeva in disparte come sempre, con il solito sorriso acido sulla faccia sottile e tirata.
"Dov' il capitano-generale?" chiese.
"Morto, pilota,  morto..." risposero sei voci, confondendosi una con l'altra, finch Blackthorne alz una mano. "Baccus?"
" morto, pilota. Non  pi uscito dal pozzo. Ti ricordi che stava male, eh? Dopo che ti portarono via, lo sentimmo come soffocare, nella notte. Vero, ragazzi?"
Un coro di s, e van Nekk aggiunse: "Io gli stavo seduto vicino, pilota. Voleva acqua, ma non ce n'era e lui soffocava e si lamentava. Non ho un'idea chiara del tempo... eravamo tutti spaventati a morte... ma alla fine soffoc e poi, insomma, mor. Una brutta faccenda, pilota."
"Fu terribile, s, ma era la punizione di Dio," intervenne Roper.
Blackthorne li osserv bene in faccia, uno per uno. "Qualcuno lo ha colpito? Per farlo tacere?"
"No, oh no! Ha tirato le cuoia e basta," disse van Nekk. "E l'hanno lasciato nel pozzo con quell'altro, ti ricordi? il giappo, quello che cercava di annegarsi nel barile della piscia. Poi il Nobile Omi ha fatto portare fuori il corpo di Spillbergen e l'hanno bruciato. Invece quell'altro disgraziato l'hanno lasciato laggi. Il Nobile Omi gli ha soltanto dato un coltello e lui si  tagliato il suo maledetto ventre e poi hanno riempito il pozzo. Te lo ricordi, pilota?"
"S. E Maetsukker?"
"Meglio che racconti tu, Vinck."
"Faccia di topo marciva, pilota," cominci Vinck e gli altri si misero a gridare i particolari, finch lui url: "Baccus ha detto a me di parlare, Cristo! Toccher a tutti!"
Le voci si calmarono e Sonk lo esort fraternamente: "Parla tu adesso, Johann."
"Pilota, il braccio ha cominciato a marcirgli. Era stato colpito durante lo scontro... ti ricordi, quando hanno colpito anche te? Cristo, sembra passato tanto tempo! Comunque, il braccio andava male. Il giorno dopo io gli ho cavato sangue, e poi ancora il giorno dopo, poi  diventato nero. Gli ho detto che era meglio inciderlo, altrimenti gli sarebbe caduto, gliel'avr detto dieci volte, tutti lo dicevamo, ma lui non ha voluto. Al quinto giorno la ferita puzzava. L'abbiamo tenuto fermo e io ho tagliato via quasi tutto il marcio, ma non  servito. Io lo sapevo gi, che non serviva, ma qualcuno pensava che valesse la pena di tentare. Quel bastardo di dottore giallo  venuto un paio di volte, ma non ha potuto far niente neanche lui. Faccia di topo ha resistito uno o due giorni, ma il marcio era troppo profondo e lui delirava. Verso la fine abbiamo dovuto legarlo."
"Proprio cos, pilota," conferm Sonk, grattandosi con foga. "Abbiamo dovuto legarlo."
"Che ne  stato del cadavere?"
"L'hanno portato sulla collina e l'hanno bruciato, anche quello. Volevamo dargli, a lui e al capitano-generale, una sepoltura cristiana, ma non ce l'hanno permesso. Li hanno bruciati e basta."
Cadde di nuovo il silenzio. "Non hai bevuto, pilota!"
Blackthorne alz il boccale alle labbra e assaggi. Era sporco e gli venne quasi da vomitare. L'alcol gli bruci la gola. La puzza dei corpi non lavati e dei vestiti sudici stava per vincerlo.
"Com' il grog, pilota?" domand van Nekk.
"Buono, buono."
"Raccontagli, Baccus, forza!"
"Eh, l'ho distillato io, pilota," dichiar van Nekk molto orgoglioso, e anche gli altri sorrisero. "Adesso lo facciamo a barili. Riso, frutta e acqua, e li lasci fermentare, aspetti una settimana, pi o meno, e poi con l'aiuto di un po' di magia..." rise e si gratt felice. "Naturalmente sarebbe meglio lasciarlo stagionare per un anno, ma noi lo beviamo prima..." Le parole gli morirono sulle labbra. "Non ti piace?"
"Oh, scusa,  buono... buono." Blackthorne scorse dei pidocchi fra i radi capelli di van Nekk.
In tono di sfida Jan Roper chiese: "E tu, pilota? Stai bene, non  vero? Che ci dici di te?"
Un altro fiume di domande, finch di nuovo Vinck grid: "Dategli fiato!" E poi, con la sua faccia color cuoio accesa di gioia, aggiunse: "Cristo, quando ti ho visto sulla porta ti ho preso per una delle scimmie, lo giuro!"
Altro coro di assensi, interrotto da van Nekk: " vero. Maledetti stupidi chimoni... sembri una donna, pilota... o uno di questi mezzi-uomini! Un sacco di giappi sono finocchi, perdio! Uno si era messo intorno a Croocq..." scoppi una serie di risate e di oscenit rumorose, poi van Nekk riprese: "Vorrai dei vestiti decenti, pilota. Li abbiamo qui i tuoi, sai. Siamo venuti a Yedo con l'Erasmus. L'hanno messa all'ancora qui e abbiamo avuto il permesso di portarci a terra i nostri vestiti. Nient'altro. Abbiamo preso anche i tuoi... ce l'hanno permesso, di conservarli per te. Li abbiamo portati tutti. Valli a prendere, Sonk, eh?"
"Certo, ma pi tardi, Baccus... non voglio perdere niente, eh?"
"Va bene."
Il sorriso di Jan Roper era provocatorio. "Spade e chimono: come un vero pagano! Forse adesso preferisci i sistemi pagani, pilota?"
"I vestiti sono freschi, meglio dei nostri," rispose Blackthorne, a disagio, "e mi ero dimenticato di essere vestito cos. Tante cose sono accadute... Non avevo che questi, cos mi sono abituato a portarli. Non ci ho mai riflettuto molto. Senza dubbio sono pi comodi."
"Quelle sono spade vere?"
"Naturale. Perch?"
"A noi le armi non sono permesse. Nessuna arma!" ringhi Jan Roper. "Perch a te le permettono? Come a un samurai pagano?"
Blackthorne rise, seccamente. "Non sei cambiato, Jan Roper, vero? Ancora pi santo del solito? Bene, a suo tempo parleremo anche delle mie spade, ma prima la notizia migliore. Sentite, entro un mese pressappoco, riprenderemo il mare."
"Ges! dici sul serio, pilota?" esclam Vinck.
"S."
Un ruggito di gioia e un'altra serie di domande e risposte. "Vi avevo detto che ce ne saremmo andati... che Dio era dalla nostra parte... Lasciatelo parlare... lasciate parlare il pilota..." finch Blackthorne alz la mano.
Accenn alle donne, che ancora stavano da parte in ginocchio, e che, sentendosi osservate da lui, si prosternarono ancora di pi. "Chi sono?"
Sonk scoppi a ridere. "Le nostre pupe, pilota. Le nostre puttane, e a buon mercato. Cristo, costano meno di un bottone la settimana! Ne abbiamo una casa intera qua accanto... e un sacco di altre nel villaggio..."
"Squittiscono come donnole," comment Croocq, e Sonk annu. " vero, pilota. Naturalmente sono basse e con le gambe storte, ma sono piene di energia e senza sifilide. Ne vuoi una, pilota? Noi abbiamo le cuccette, non siamo come queste scimmie, abbiamo le cuccette e le nostre camere..."
"Prova Maria la Culona, pilota,  fatta per te," propose Croocq.
La voce di Jan Roper li sovrast. "Il pilota non vuole le nostre meretrici. Ha le sue. Vero, pilota?"
Le loro facce si accesero. " vero, pilota? Hai delle donne? Raccontaci, avanti! Queste scimmie sono le migliori che abbiamo mai trovato, no?"
"Parlaci delle tue pupe, pilota!" E Sonk si gratt di nuovo, energicamente, i pidocchi.
"C' molto da raccontare," rispose Blackthorne. "Ma in privato. Meno orecchi ci sono, meglio , vero? Mandate via le donne, poi parleremo."
Vinck fece un cenno alle donne col pollice. "Filare, via! Hai?"
Le donne si inchinarono e mormorando scuse e ringraziamenti fuggirono, chiudendo la porta senza rumore.
"Prima parliamo della nave.  incredibile. Voglio ringraziarvi e congratularmi con voi per tutto il lavoro. Quando arriveremo a casa, insister perch riceviate il triplo del premio, per tutta quella fatica, e poi ci sar un premio..." Vide che gli uomini si guardavano l'un l'altro, imbarazzati. "Che succede?"
Van Nekk, agitandosi, disse: "Non siamo stati noi, pilota. Sono stati gli uomini del Nobile Toranaga. Hanno lavorato loro. Vinck gli ha mostrato come fare."
"Come?"
"Non ci hanno pi permesso di salire a bordo. Nessuno ci  pi andato tranne Vinck, e lui ci va ogni dieci giorni, pressappoco. Noi non abbiamo fatto niente."
"Lui  stato l'unico," intervenne Sonk, "e gli ha insegnato come fare."
"Ma come ti sei spiegato con loro, Johann?"
"Un samurai parla portoghese e riusciamo a capirci. Questo samurai, si chiama Sato-sama,  stato messo al comando, quando siamo arrivati qui. Ha chiesto quali di noi erano ufficiali e marinai. Gli abbiamo risposto che c'era Ginsel, ma era soprattutto cannoniere, poi c'ero io e c'era Sonk che..."
"Che  il cuoco pi schifoso..."
"Chiudi la tua dannata boccaccia, Croocq!"
"State zitti, tutti e due!" intervenne Blackthorne. "Continua, Johann."
Vinck riprese. "Sato-sama mi ha domandato che cosa non funzionava sulla nave e io gli ho detto che bisognava carenarla e strofinarla e ripararla. Insomma, gli ho detto tutto quello che sapevo e loro ci si sono messi. L'hanno carenata bene, hanno pulito le sentine, le hanno lustrate come la casa di un principe di merda... o almeno, i samurai facevano i padroni e le altre scimmie lavoravano come diavoli, a centinaia. Porca miseria, pilota, non si sono mai visti operai come loro!"
" vero," conferm Sonk, "come diavoli!"
"Io ho fatto del mio meglio, in previsione del giorno... Ges, pilota, dici davvero che possiamo andarcene?"
"S, se siamo pazienti e se..."
"Se Dio lo vuole, pilota. Solo allora."
"S. Forse hai ragione," rispose Blackthorne, pensando: che importa se Jan Roper  un fanatico? Ho bisogno di lui... di tutti loro. E dell'aiuto di Dio. "S. Ci occorre l'aiuto di Dio," disse e si rivolse di nuovo a Vinck. "Come va la chiglia?"
"Solida e pulita, pilota. Hanno lavorato meglio di quanto mi sarei mai aspettato. Come carpentieri, quei bastardi sono bravissimi, e come maestri d'ascia e funai... valgono qualunque olandese. Il sartiame e tutto...  perfetto."
"Le vele?"
"Ne hanno fatto una serie di seta... robusta come la tela. Con una serie di riserva. Hanno tirato gi le nostre e le hanno copiate alla perfezione, pilota. I cannoni sono a posto nel miglior modo possibile... tutti di nuovo a bordo, e c' una quantit di polvere e munizioni.  pronta a partire anche stanotte, se si volesse. Naturalmente non ha preso il mare, quindi delle vele non possiamo sapere finch non ci troveremo in una tempesta, ma ci giocherei la vita che sono solide come quando l'hanno varata nello Zuiderzee... anzi meglio, perch il legno si  stagionato, grazie a Dio!" Vinck riprese fiato. "Quando partiremo?"
"Fra un mese, circa."
Si diedero di gomito l'un l'altro, eccitati al massimo e inneggiarono a gran voce al pilota e alla nave.
"E le navi nemiche? Ce ne sono qui intorno? E i premi?" domand Ginsel.
"In abbondanza... oltre ogni speranza. Saremo tutti ricchi."
Un'altra esplosione di giubilo. "Sarebbe ora."
"Ricco, eh? Mi comprer un castello."
"Oh, Dio onnipotente, quando sar a casa..."
"Ricchi! Evviva per il pilota!"
"Abbondanza di papisti da uccidere, anche?" s'inform calmo Jan Roper.
"Qual  il piano, pilota?" domand van Nekk e tutti tacquero.
"Ci arrivo fra un minuto. Avete delle guardie? Potete muovervi liberamente, quando volete? Quante volte..."
Vinck rispose in fretta: "Possiamo muoverci nel villaggio, forse per una lega intorno. Ma non ci  permesso entrare a Yedo n..."
"N attraversare il ponte," interruppe allegramente Sonk. "Digli del ponte, Johann!"
"Oh, per l'amor di Dio! ci stavo arrivando, Sonk. Perdio, non continuare a interrompere! Pilota, c' un ponte a mezzo miglio a sudovest, con una quantit di cartelli. Quello  il limite che ci  permesso toccare. Non dobbiamo superarlo. 'Kinjiru' dice il samurai. Tu capisci 'kinjiru', pilota?"
Blackthorne annu e non parl.
"A parte quello, possiamo andare dove vogliamo, ma solo fino alle barriere. Ci sono barriere tutt'intorno, per mezza lega. Signore Ges, chi ci crede? Presto a casa!"
"Digli del dottore e del..."
"Il samurai manda un dottore ogni tanto, pilota, e dobbiamo toglierci i vestiti e lui ci guarda..."
"S. Da vomitare, avere un bastardo pagano che ti guarda nudo come sei fatto."
"A parte quello, pilota, non ci infastidiscono, salvo..."
"Ehi, non ti dimenticare che il dottore ci d delle schifose erbe marce, ridotte in polvere per il 'char', che dovremmo mettere nell'acqua bollente. Ma noi le gettiamo via. Quando stiamo male, il vecchio Johann ci cava sangue e poi stiamo bene."
"S, il char lo buttiamo via," conferm Sonk.
"A parte quello, salvo..."
"Qui siamo fortunati, pilota, non com'era in principio."
" vero. In principio..."
"Digli dell'ispezione, Baccus!"
"Ci stavo arrivando, per amor di Dio, un po' di pazienza, datemi fiato. Come posso raccontargli tutto con voi che strillate? Versatemi da bere!" Poi van Nekk riprese: "Ogni dieci giorni viene un samurai e noi ci mettiamo fuori in fila e lui ci conta. Ci danno dei sacchi di riso e delle monete di rame. Ce n' abbastanza per tutto, pilota. Cambiamo il riso con carne e altra roba, frutta e tutto il resto. C' roba in quantit e tutte le donne che si vogliono. In principio..."
"Non era cos in principio. Diglielo, Baccus!"
Van Nekk si mise a sedere per terra. "Che Dio mi dia la forza!"
"Ti senti male, povero amico?" chiese premuroso Sonk. "Meglio che non beva pi o ti torneranno i diavoli, eh? Una volta la settimana si presentano i diavoli, pilota. A tutti noi."
"Volete stare zitti, mentre spiego le cose al pilota?"
"Chi, io? Non ho aperto bocca. Non ti interrompo. Tieni, qui c' da bere!"
"Grazie, Sonk. Dunque, pilota, prima ci avevano messo in una casa in citt, nella zona ovest..."
"Era gi, vicino ai campi."
"Maledizione, allora parla tu, Johann!"
"Va bene. Cristo, pilota, era terribile! Niente grog n alcol e quelle dannate case di carta che sembra di vivere all'aperto... non puoi pisciare o grattarti il naso senza che ti stiano a guardare! E al minimo rumore arrivavano i vicini e i samurai piombavano sulla porta, e chi li vuole intorno quei bastardi? Ci agitavano sotto il naso le loro maledette spade, urlando di stare tranquilli. Bene, una notte qualcuno ha inciampato in una candela e le scimmie si sono trovate nei guai insieme a noi... Ges, dovevi sentirle! Sono arrivate come sciami di api, come matti, sibilando e inchinandosi... Era bruciata solo una schifosa parete di carta... e loro a centinaia per la casa, bastardi! Tu..."
"Continua!"
"Vuoi parlare tu?"
"Continua, Johann, non dargli retta,  solo uno schifo di cuoco."
"Che cosa?"
"Oh, sta' zitto, per amor di Dio!" Van Nekk riprese il racconto in fretta. "Il giorno dopo, pilota, ci hanno portato via di l e ci hanno messo in un'altra casa, vicino ai moli. Ma erano gli stessi guai. Poi, qualche settimana dopo, Johann  capitato qui. A quel tempo era l'unico di noi che potesse muoversi, per via della nave. Lo venivano a prendere ogni giorno e lo riportavano al tramonto. Era fuori a pesca - siamo a un centinaio di metri dalla foce del fiume - e... meglio che lo dica tu, Johann."
Blackthorne sent un prurito sulla gamba nuda e distrattamente si gratt. Il prurito aument e vide il segno del morso di una pulce. Intanto Vinck riprendeva, con orgoglio. "Come dice Baccus, pilota, e io ho chiesto a Sato-sama se potevamo traslocare e lui ha risposto: 'Perch no?' Mi lasciavano pescare in una barchetta per passare il tempo.  stato il mio naso che mi ha guidato qui, pilota. Il mio vecchio naso ha detto: sangue!"
"Un macello! Macello e conceria! Ecco..." Blackthorne s'interruppe e impallid.
"Che cosa c'?"
"Questo  un villaggio degli eta? Ges, questa gente... sono eta?"
"Che c' di male?" domand van Nekk. "Naturale che sono eta."
Blackthorne scacci con la mano le miriadi di zanzare e si sent accapponare la pelle. "Maledetti insetti! Sono... sono infetti, no? C' una conceria, qui, vero?"
"S, poche strade pi su. Perch?"
"Niente. Non avevo riconosciuto l'odore, ecco tutto."
"Che cos'hanno gli eta?"
 "Io... io non mi ero reso conto, stupido che sono. Se avessi visto uno degli uomini l'avrei riconosciuto dai capelli corti. Con le donne non si capisce. Continua la tua storia, Vinck."
"Bene, hanno detto..."
Jan Roper lo interruppe. "Aspetta un momento, Vinck! Che cosa c' di male negli eta, pilota?"
"Solo che i giapponesi li giudicano diversi. Sono i loro boia e lavorano le pelli e maneggiano i cadaveri." Sent pesare i loro sguardi su di s, specie quello di Roper. "Gli eta lavorano le pelli," ripet, cercando di mantenere un tono indifferente, "e ammazzano tutti i vecchi cavalli e buoi e si occupano dei cadaveri."
"Ma cosa c' di male in questo, pilota? Ne hai seppelliti una dozzina anche tu, li hai avvolti nei teloni, li hai lavati... tutti lo abbiamo fatto, no? E noi macelliamo la nostra carne. Lo abbiamo sempre fatto. Ginsel, qui, ha impiccato... che c' di male in questo?"
"Niente," rispose Blackthorne, sapendo che era vero, ma sentendosi ugualmente contaminato.
Vinck brontol: "Gli eta sono i migliori pagani che abbiamo trovato qui. Pi simili a noi degli altri bastardi. Siamo maledettamente fortunati a trovarci qui, pilota, la carne non  un problema, e neanche il sego... e non ci danno nessun fastidio."
" vero. Se avessi vissuto con gli eta, pilota..."
"Cristo, il pilota ha dovuto vivere con quegli altri bastardi per tutto il tempo! Non pu saperlo. Che ne diresti di chiamare Maria la Culona, Sonk?"
"Oppure Cosciacorta?"
"Merda, no, non quella vecchia puttana. Il pilota ne vuole una speciale."
"Ci scommetto che muore per un po' di carne sul serio! Sonk, tagliane una fetta!"
"Ancora un po' di grog..."
"Tre evviva per il pilota!"
Nel tumulto van Nekk, felice, batt la mano sulla spalla di Blackthorne. "Sei a casa, mio vecchio amico. Adesso che sei tornato, le nostre preghiere sono esaudite e tutto va bene. Sei a casa, amico mio. Senti, prendi la mia cuccetta, insisto..."

Blackthorne agit la mano in segno di allegro saluto per l'ultima volta e un grido gli rispose dal buio, all'estremit del ponticello. Poi volt le spalle, la forzata gaiezza svan ed egli gir l'angolo, circondato dai dieci samurai della guardia.
Tornando al castello, si sentiva in preda alla confusione. Non c'era niente che non andasse negli eta, ma niente andava bene, affatto. Quello  il mio equipaggio, la mia gente, e questi sono pagani e stranieri e nemici...
Strade e ponti e vicoli passavano senza che li vedesse. Poi not che aveva una mano dentro il chimono, e che si stava grattando. Si ferm di botto. "Maledetti sporchi..." sciolse la cintura, si strapp di dosso il chimono madido di sudore e, per quanto fosse infetto, lo gett in un fosso. "Dozo, nan desu ka, Anjin-san?" chiese un samurai.
"Nani mo!" Niente, perdio. Blackthorne riprese il cammino, tenendo in mano le spade.
"Ah! Eta! Wakarimasu! Gomen nasai!" I samurai parlottavano fra loro, ma egli non prest attenzione. Cos va meglio, pens sollevato, senza badare alla sua quasi totale nudit. Sapeva solo che la sua pelle si era distesa ora che si era liberato dal chimono infestato di pulci.
Dio, come vorrei un bagno immediatamente!
Aveva raccontato agli uomini le sue avventure, ma non di essere samurai e hatamoto, n di essere un protetto di Toranaga, e neanche di Fujiko, n di Mariko. Non aveva neppure annunciato che sarebbero sbarcati in forze a Nagasaki e si sarebbero impadroniti della Nave Nera con un assalto, n che lui sarebbe stato a capo dei samurai. Glielo posso dire pi tardi, quello e il resto. Ma potrei mai parlare loro di Mariko? I suoi zoccoli risuonarono sull'assito del Primo Ponte. Le sentinelle samurai, seminude anche loro, rimasero sedute finch lo riconobbero, poi si inchinarono al suo passaggio, fissandolo attente, perch lui era l'incredibile barbaro incredibilmente favorito da Toranaga, a cui incredibilmente Toranaga aveva concesso l'onore-mai-concesso-a-un-barbaro di diventare hatamoto e samurai.
Al portone sud lo aspettava una nuova guida, che lo scort al suo alloggio, dentro la cerchia interna. Gli avevano assegnato una stanza in una delle case per gli ospiti, eleganti e ben fortificate, ma egli non volle entrare subito. "Prima bagno, prego," disse al samurai.
"Ah, capisco. Molto giusto da parte vostra. La casa del bagno  da questa parte, Anjin-san.  una notte calda, ne? E ho sentito che siete stato fra gli Sporchi. Gli altri ospiti apprezzeranno molto la vostra premura. Grazie.
Blackthorne non cap tutte le parole, ma ne afferr il senso. Gli Sporchi! Cos  giusto definire la mia gente e me... noi, non gli altri, poveracci.
"Buonasera, Anjin-san," lo salut il capo inserviente del bagno, un omone di mezza et, dal ventre e dai bicipiti enormi. Lo aveva appena svegliato la cameriera, per annunciargli quel tardo cliente. Al suo battere di mani, accorsero le cameriere. Blackthorne le segu nella prima stanza e si fece strofinare, e lavare i capelli, due volte. Poi entr nella vasca incassata, nell'acqua piacevolmente calda, e si abbandon al suo abbraccio riposante per il corpo e per la mente.
Pi tardi mani robuste lo aiutarono a uscire e lo massaggiarono sciogliendogli i muscoli e ammorbidendo la pelle con olio profumato, poi gli consegnarono, nella stanza di riposo, un chimono fresco e pulito. Egli si sdrai con un respiro di beatitudine.
"Dozo gomen nasai... cha, Anjin-san?"
"Hai. Domo."
Il cha arriv ed egli annunci alla cameriera che si sarebbe fermato a passare la notte l, senza disturbarsi a raggiungere il suo alloggio. Poi, solo e tranquillo, sorseggi il cha, sentendosene purificato. Erbe marce per il char... pens con disgusto.
"Sii paziente, non turbare la tua armonia," disse a voce alta. "Non sono che degli sciocchi ignoranti, non capiscono. Anche tu eri cos, una volta. Non importa, glielo insegnerai." Li allontan dalla mente e prese il suo dizionario, ma poi - per la prima volta da quando lo possedeva - lo mise da parte e spense la candela. Sono troppo stanco, si confess. Ma non tanto da non rispondere a una domanda semplice, gli disse la sua mente: sono davvero degli sciocchi ignoranti, o tu ti stai prendendo in giro?
Risponder un'altra volta, quando sar il momento. Adesso  una domanda senza importanza. Adesso so soltanto che non li voglio vicino.
Si gir su un fianco, accanton il problema in uno scompartimento e si addorment.

Si svegli in perfetta forma. Chimono pulito, perizoma e tabi gli erano gi stati preparati. I foderi delle spade erano lustri. Si vest in fretta. Alcuni samurai lo aspettavano all'esterno e gli si inchinarono.
"Siamo la vostra guardia, oggi, Anjin-san."
"Grazie. Andare nave adesso?"
"S. Qui c' il vostro lasciapassare."
"Bene, grazie. Posso chiedervi come vi chiamate?"
"Musashi Mitsutoki."
"Grazie, Musashi-san. Andare adesso?"
Si recarono alla banchina. L'Erasmus era ben ormeggiato in acque profonde cinque-sei metri, con fondo sabbioso. Le sentine erano pulitissime. Blackthorne si tuff ed esamin la chiglia: pochissime alghe e solo qualche cirripede. Il timone era saldo. Nel magazzino, asciutto e immacolato, trov una pietra focaia e prov ad accendere una piccolissima quantit di polvere da sparo, che si accese immediatamente. Tutto era in perfette condizioni.
Arrampicatosi sull'albero di trinchetto cerc crepe rivelatrici: nessuna. N ce n'erano altrove. Numerose funi e sagole e sartie non erano annodate alla maniera giusta, ma sarebbe bastato poco tempo per sistemarle.
Tornato sul cassero si concesse un ampio sorriso. "Sei solida come... come..." non riusc a trovare un termine di paragone e con una risata scese sottocoperta. Nella sua cabina si sent estraneo e molto solo. Sulla cuccetta giacevano le sue spade. Le tocc, poi estrasse dal fodero Venditore d'olio: era mirabile di fattura, con la lama come un rasoio. Gli diede piacere guardarla, perch era una vera opera d'arte. Ma portatrice di morte, pens, come sempre. Quante morti hai dato nei tuoi duecento anni di vita? Quante altre ne darai prima di essere distrutta tu stessa?  vero che alcune spade hanno una vita propria, come dice Mariko? Mariko. Che sar... A quel punto vide riflesso nell'acciaio il suo baule da marinaio, e si strapp alla malinconia.
Rimise Venditore d'olio nel fodero, attento a non sfiorarne la lama, perch si diceva che ci potesse macchiarne la perfezione. Appoggiato alla cuccetta, osserv il baule vuoto.
"Dove saranno finiti i rutter? E gli strumenti per la navigazione?" chiese alla sua immagine, riflessa nella lanterna di rame, lustrata a dovere come tutto intorno a lui. E si rispose: "Li comprerai a Nagasaki, insieme al resto dell'equipaggio. E prenderai Rodrigues. Lo agguanterai prima dell'attacco, proprio." Si guard sorridere. "Sei molto sicuro che Toranaga ti lascer partire per la spedizione, vero?" "S," si rispose con assoluta sicurezza. "Che lui vada o no a Osaka, io otterr quello che voglio. Anche Mariko."
Soddisfatto, infil le spade nella cintura, torn in coperta e attese che le porte venissero di nuovo sigillate.
Fu di ritorno al castello prima di mezzogiorno, perci and al suo alloggio a mangiare. Gli servirono del riso e due piatti di pesce cotto alla griglia sul carbone, come lui aveva insegnato al suo cuoco, con salsa di soia. Una bottiglia piccola di sak, e poi cha.
"Anjin-san?"
"Hai?"
Lo shoji si apr e Fujiko si inchin con un timido sorriso.

49
"Mi ero dimenticato di te!" esclam in inglese. "Pensavo fossi morta."
"Dozo goziemashita, Anjin-san, nan desu ka?"
"Nani mo, Fujiko-san," le rispose, vergognandosi di s. "Gomen nasai. Hai, Gomen nasai, Ma-suware odoroita honto ni mata aete ureshi." Scusatemi, prego, ma  stata una vera sorpresa.  un piacere vedervi. Prego, sedete.
"Domo arigato goziemashita," rispose lei e con la sua voce alta e sottile gli disse quanto fosse contenta di vederlo e quanto fosse migliorato il suo giapponese, come stesse bene d'aspetto e quanto lei si sentisse felice di trovarsi l. Blackthorne l'osserv mettersi faticosamente a sedere. "Gambe..." cerc nella mente la parola "ustione", ma non la ricord e chiese: "Gambe ferite fuoco. Male?"
"No. Scusate, ma ancora mi fanno un po' male quando mi siedo," spieg Fujiko.
"Mostratemele, prego."
"Scusate, prego, Anjin-san, non voglio disturbarvi. Avete altri problemi. Io..."
"Non capisco. Troppo svelto, scusate."
"Oh, s, spiacente. Le gambe vanno bene. Non disturbatevi," protest lei.
"Niente disturbo. Voi concubina, ne? Niente vergogna. Mostrate ora!"
Fujiko si alz, obbediente, chiaramente a disagio, e cominci a sciogliere lobi.
"Prego, chiamare cameriera," ordin Blackthorne. La ragazza obbed e subito corse ad aiutarla una donna che lui non riconobbe.
Prima fu sciolto il rigido obi e la cameriera lo mise da parte insieme al pugnale inguainato.
"Come vi chiamate?" chiese lui, bruscamente come un samurai.
"Oh, scusatemi, signore. Mi chiamo Hana-ichi."
Egli borbott una parola di assenso. Primo Fiore, bel nome! Le cameriere, di solito, si chiamavano Spazzola o Gru o Pesce o Seconda Granata o Quarta Luna, Stella, Albero, Ramo e cos via. Hana-ichi era di mezza et e molto scrupolosa. Scommetto che appartiene alla casata, pens. Forse del marito defunto di Fujiko. Marito! Mi ero dimenticato anche di lui e del bambino assassinato... assassinati dal nemico Toranaga, che non  un nemico, ma un daimyo, e anche un capo buono e grande. Probabilmente il marito ha meritato il suo destino. Bisognerebbe conoscere la verit. Ma il bambino no. Per quello non ci sono scuse.
Fujiko scost il chimono esterno, a disegni verdi. Le tremavano le dita nello sciogliere la cintura di seta dell'altro chimono, giallo, ma scost anche quello. Aveva la pelle chiara e il poco seno che egli intravide fra le pieghe era piccolo e magro. Hana-ichi si inginocchi e sciolse i nastri della sottogonna, che andava dalla vita a terra, in modo che la padrona potesse uscirne.
"Iy," ordin lui e avvicinandosi la sollev. Le bruciature cominciavano dalle caviglie. "Gomen nasai," disse.
Fujiko era immobile. Una stilla di sudore le scese lungo la guancia, sciupando il trucco. Blackthorne sollev maggiormente la sottana: sulla parte posteriore delle gambe la pelle era tutta ustionata, ma andava guarendo bene. Si erano gi formate delle cicatrici e non c'era segno di infezione o di suppurazione, solo qualche goccia di sangue dove la pelle, appena formata, si era rotta quando lei si era inginocchiata.
Blackthorne scost i chimoni e fece cadere la sottana. In cima alle gambe le bruciature finivano; giravano intorno alle natiche, dove la trave cadendo l'aveva protetta, e riprendevano nell'incavo della schiena. Una striscia bruciata di una decina di centimetri le cingeva la vita. La cicatrice andava assestandosi. Non bella, ma in via di perfetta guarigione.
"Dottore molto bravo! Meglio mai visto. Cicatrici, cosa importano? Niente, ne? Visto molte ferite da fuoco, capito? Volere vedere e essere sicuro tutto bene. Dottore molto bravo, Budda guarda Fujiko-san." Le mise le mani sulle spalle e la fiss negli occhi. "Non preoccupare adesso. Shigata ganai, ne? Capito?"
Le lacrime presero a scorrerle dagli occhi. "Scusatemi, Anjin-san, ma sono molto imbarazzata. Scusate la mia stupidit per essere stata l a lasciarmi prendere come una stupida eta. Avrei dovuto essere con voi, a vegliare su di voi... non rinchiusa in casa con i servi. Non c' niente per me in casa, niente, nessuna ragione di essere in casa..."
Per quanto non comprendesse quasi niente di quanto gli diceva, la lasci parlare, abbracciandola con pena affettuosa. Devo scoprire che cosa ha usato il medico, pensava eccitato. Sono le cicatrici migliori e pi rapide che abbia mai visto! I capitani di tutte le navi di sua maest dovrebbero conoscere questo segreto... e anche quelli di tutte le navi d'Europa. Ma un momento: non sarebbero pronti a pagare oro per un tale segreto? Ci faresti una fortuna! No, non cos, si disse, mai in questo modo, mai sulla pelle di un marinaio.
 stata fortunata che si sia trattato solo delle gambe e della schiena, sul dietro, e non della faccia. La guard quella faccia: era piatta e quadrata come sempre, con i denti sempre da coniglio, ma il calore dello sguardo compensava ogni bruttezza. La strinse di nuovo. "Ora non piangere. Ordino!"
Mand la cameriera a prendere del cha e del sak e molti cuscini e aiut Fujiko a sdraiarcisi sopra, sebbene lei sembrasse imbarazzata. "Come potr mai ringraziarvi?" mormor la ragazza.
"Niente grazie. Rendere..." Blackthorne non riusc a ricordare le parole, allora tir fuori il dizionario e le cerc. Favore: o-negai... ricordare: o-moi dasu. "Hai. mondoso o-negai! Omi desu ka?" Rendere favore. Ricordare? Intim con le mani una scena di pistole impugnate. "Omi-san, ricordare?"
"Oh, certo!" esclam lei. Poi, sbalordita, volle guardare il libro. Non aveva mai visto degli scritti nell'alfabeto latino e le colonne di parole giapponesi in portoghese e in latino non le dicevano niente, ma ne afferr lo scopo. " un libro di tutte le nostre... Scusate, un libro di parole, ne?"
"Hai."
"Hombun?" domand.
Lui le insegn a cercare la parola in latino e in portoghese. "Hombun: dovere." Poi aggiunse in giapponese: "Io capire dovere. Dovere di samurai, ne?"
"Hai." Fujiko batt le mani come davanti a giocattolo magico... Ed  proprio una magia, si disse lui, un dono di Dio. Cos si aprir il suo animo e quello di Toranaga, e presto io parler perfettamente. Fujiko gli chiese altre parole e lui gliele disse in inglese o in latino o in portoghese, sempre in grado di capire e di trovare le parole scelte. Il dizionario non falliva mai.
Cerc un termine. "Majutsu desu, ne?"  una magia, non  vero?
"S, Anjin-san, il libro  magico." Fujiko bevve un sorso di cha. "Adesso posso parlare con voi, parlare davvero."
"Poco. Solo piano, capito?"
"S. Vi prego, abbiate pazienza con me, scusatemi."
La grande campana del torrione suon l'ora della Capra e tutti i templi di Yedo le risposero.
"Andare adesso. Andare Nobile Toranaga." Infil il libro dentro la manica.
"Aspetter qui, se  possibile."
"Dove abitare?"
Fujiko alz la mano per indicare. "L, la mia stanza  quella vicina. Prego, scusate la mia improvvisa intrusione..."
"Piano, ripetete piano, con parole semplici." Lei ripet e Blackthorne la salut. "Bene. Vi rivedr pi tardi."
Fujiko accenn ad alzarsi, ma lui le disse di no e usc in cortile. La giornata era soffocante. Le guardie lo aspettavano e rapidamente raggiunsero tutti il cortile del torrione. Mariko si trovava gi l, pi sottile ed eterea che mai, con il viso di alabastro sotto l'ombrellino color oro. Indossava un chimono scuro, marrone, con il bordo verde.
"Ohayo. Anjin-san. Ikaga desu ka?" chiese, inchinandosi.
Le rispose che stava bene, rispettando la consuetudine che avevano stabilito di parlare il pi possibile in giapponese, passando al portoghese solo quando lui era stanco o aveva bisogno di riservatezza.
"Tu..." mormor con prudenza, in latino, mentre salivano le scale.
Ma Mariko gli disse in portoghese, con la stessa aria solenne della sera prima: "Spiacente, Anjin-san, niente latino oggi, prego, oggi il latino... non pu servire allo scopo, ne?"
"Quando potr parlarvi?"
" molto difficile, mi spiace. Ho dei doveri..."
"Qualcosa che non va?"
"Oh, no!" replic lei. "Che cosa potrebbe non andare, scusate? Niente."
Salirono in silenzio un'altra rampa. Poi i lasciapassare vennero ricontrollati e ripresero a camminare, preceduti e seguiti dalle guardie. Cominci a piovere e l'umidit dell'aria diminu.
"Piover per ore," osserv lui.
"S. Ma senza pioggia non c' riso. Presto, in due o tre settimane, le piogge finiranno del tutto, e ci sar caldo e umido fino all'autunno. Vi piacer l'autunno, Anjin-san."
"S." Lui stava guardando dalla finestra l'Erasmus lontano, presso la banchina. Poi riprese a salire. "Dopo il colloquio con Toranaga-sama dovremo aspettare che finisca la pioggia. Ci sar un posto in cui possiamo parlare?"
"Sar difficile," rispose lei in tono vago e a lui parve strano. In genere Mariko era molto decisa e i suoi "suggerimenti" erano degli ordini a cui gli altri obbedivano. "Scusatemi, Anjin-san, ma in questo momento le cose per me sono difficili, e ne ho molte da fare." Si ferm, passando l'ombrellino nell'altra mano, per sollevare l'orlo della gonna. "Com' stata la vostra serata? Come avete trovato i vostri amici, il vostro equipaggio?"
"Bene. Tutto bene," rispose lui.
"Non proprio, ne?" insist Mariko.
"Era tutto... molto strano." La fiss in volto. "Non vi sfugge niente, vero?"
"No, Anjin-san. ma voi non ne avete fatto cenno, mentre da una settimana continuavate a pensarci. Io non sono uno stregone, purtroppo."
"Siete sicura di stare bene? Non ci sono problemi con Buntaro-san?"
Da Yokos in poi non avevano mai parlato di Buntaro, neppure per nominarlo. Il suo spettro non veniva mai evocato, di comune accordo. "Questa  la sola richiesta che ti rivolgo, Anjin-san," aveva mormorato lei la prima volta. "Qualunque cosa avvenga durante il nostro viaggio a Mishima e poi, piacendo alla Madonna, a Yedo, non ha niente a che fare con nessuno se non noi, ne? Non parleremo mai di quello che  in realt. Niente, ti prego."
"Va bene. Lo giuro."
"E io anche. Il nostro viaggio finir, definitivamente, al Primo Ponte di Yedo."
"No."
"Deve esserci una fine, amore mio. Al Primo Ponte il nostro viaggio finir. Ti prego, o morir di terrore per te e per il pericolo in cui ti metto..."
La mattina precedente egli si era fermato all'inizio del Primo Ponte, col cuore pesante, nonostante la gioia per l'Erasmus.
"Dobbiamo attraversare il ponte, Anjin-san," aveva detto Mariko.
"S. Ma  solo un ponte. Uno dei tanti. Suvvia, Mariko-san, camminate accanto a me su questo ponte. Accanto a me, vi prego. Camminiamo insieme." E in latino aveva aggiunto: "E pensa di essere trasportata e di entrare con me, mano nella mano, in un nuovo principio."
Lei era scesa dal palanchino e gli aveva camminato al fianco sino all'altra estremit, dove era risalita nel palanchino. Alla porta del castello avevano trovato Buntaro.
Adesso Blackthorne ricordava come avesse implorato che dal cielo piombasse un fulmine. "Non ci sono problemi con lui, vero?" le chiese di nuovo, mentre raggiungevano l'ultimo piano. E lei scosse la testa.

"La nave  a posto, Anjin-san? Niente errori?" s'inform Toranaga.
"Nessun errore, signore. Nave perfetta."
"Quanti uomini extra... quanti in pi..." Toranaga gett un'occhiata a Mariko. "Chiedetegli, per favore, quanti uomini gli occorrono per manovrare la nave. Voglio essere sicuro che capisca bene la domanda."
"Dice l'Anjin-san: 'Minimo trenta marinai e venti cannonieri. L'equipaggio originale era di centosette uomini, compresi i cuochi e i mercanti. Per navigare e insieme combattere in queste acque, basterebbero i duecento samurai in pi.'"
"E secondo lui gli altri uomini pu assoldarli a Nagasaki?"
"S, signore."
"Io non mi fiderei certo di mercenari," osserv Toranaga con disgusto.
"Scusate, signore, volete che traduca questa frase?"
"Come? Oh, no, non importa." Toranaga si alz, sempre fingendo la stessa aria scorata, e contempl la pioggia, fuori dalla finestra. Che piova per mesi, pens, che piova, o dei, fino all'anno nuovo! Quando arriver Buntaro da mio fratello? "Dite all'Anjin-san che gli dar domani i suoi vassalli: oggi piover tutto il giorno e non c' senso a inzupparsi fino all'osso."
"S, Toranaga-sama," la sent rispondere e sorrise, ironico, fra s. Mai in vita sua il cattivo tempo gli aveva impedito la minima cosa. Questo dovrebbe convincere lei e chiunque altro fosse in dubbio che sono cambiato definitivamente in peggio. Sapeva di non poter ancora abbandonare la strada che aveva scelto. "Domani o dopo, che importa? Riferitegli che quando sar pronto lo mander a chiamare. Fino a quel momento, deve aspettare al castello."
La ud riferire gli ordini all'Anjin-san.
"S, signore, capisco," rispose Blackthorne. "Ma potete rispettosamente chiedere: possibile andare Nagasaki presto? Credo importante, scusate."
"Lo decider in seguito," ribatt Toranaga, senza facilitargli le cose. Gli fece cenno di andarsene. "Arrivederci, Anjin-san. Decider presto sul vostro avvenire." Vide che l'altro avrebbe voluto insistere, ma per educazione si tratteneva. Bene, pens, se non altro sta imparando le buone maniere! "Mariko-san, ditegli che non  necessario che vi aspetti. Arrivederci, Anjin-san."
Mariko obbed e Toranaga torn a contemplare la citt e il temporale, ascoltando il suono della pioggia. La porta si chiuse dietro all'Anjin-san. "Perch  scoppiata la lite?" chiese, senza guardarla.
"Signore?"
L'orecchio di lui, molto affinato, avvert un tremito nella voce. "Quella fra voi e Buntaro. O avete partecipato ad altre liti che mi riguardino?" domand in tono sarcastico, perch voleva che le cose precipitassero in fretta. "Con l'Anjin-san o con i cristiani miei nemici o con Tsukku-san?"
"No, signore. Scusatemi.  cominciata come sempre, come quasi tutte le liti fra marito e moglie. In realt per un niente. Poi, a un tratto, come sempre, il passato  risorto e quando capita in un momento cattivo ne restano coinvolti sia l'uomo che la donna."
"E voi eravate in un momento cattivo?"
"S. Perdonatemi. Ho provocato io mio marito, senza piet.  stata tutta colpa mia. Ne provo rimorso, signore. In quei momenti si dicono cose crudeli, dettate dall'ira."
"Avanti, svelta, quali cose crudeli?" Mariko sembrava una preda ridotta agli estremi, con il viso color gesso. Capiva che gi le spie dovevano avergli riferito quanto era stato gridato a gran voce nella quiete della sua casa.
Gli ripet ogni frase, come meglio la ricordava, quindi aggiunse: "Credo che le parole di mio marito siano state pronunciate per la collera provocata da me.  fedele... io so che  fedele. Se qualcuno deve essere punito, sono io, signore, io che ho causato la sua follia."
Toranaga torn a sedersi, con la schiena rigida, la faccia impietrita. "Che cosa ha detto la Nobile Genjiko?"
"Non le ho parlato, signore."
"Ma intendete, o intendevate, farlo, ne?"
"No, Toranaga-sama. Con il vostro permesso, intendo partire immediatamente per Osaka."
"Partirete quando lo dir io e non prima. E il tradimento  una bestia immonda dovunque si annidi!"
Mariko si inginocchi sotto quella sferzata. "S, signore, perdonatemi. La colpa  mia."
Toranaga suon un campanellino e subito si present Naga. "Padre?"
"Ordinate a Sudara-sama di venire immediatamente qui con sua moglie."
"S, signore." Naga si volt per andarsene.
"Aspetta! Poi convoca il mio Consiglio, Yabu e gli altri generali anziani. Devono trovarsi qui a mezzanotte. E via tutti da questo piano, via tutte le guardie! Tu tornerai con Sudara."
"S, signore," rispose Naga, impallidendo.
Toranaga sent gli uomini scendere le scale rumorosamente. And a guardare: il pianerottolo era vuoto. Sbatt la porta e la chiuse col chiavistello, poi suon un altro campanello e in fondo alla sala si apr una porta, cos ben nascosta fra i pannelli di legno, da essere quasi invisibile. Comparve una robusta donna di mezza et, vestita da monaca buddista.
"Del cha, per favore, Chano-chan," ordin lui. La donna usc. Lo sguardo di Toranaga torn a Mariko. "Voi dunque siete convinta che lui sia fedele?"
"S, signore. Perdonatemi, vi prego,  stata colpa mia, non sua." Cercava disperatamente di compiacerlo. "Io l'ho provocato."
"Questo  vero. Disgustoso. Terribile e imperdonabile!" Toranaga si asciug il sudore con un fazzoletto. "Ma una fortuna."
"Signore?"
"Se non lo aveste provocato, forse non avrei mai supposto un tradimento. E se lo avesse detto senza essere provocato non ci sarebbe che una soluzione. Stando cos le cose, invece, mi date un'alternativa."
"Signore?"
Toranaga non rispose. Pensava: vorrei che fosse qui Hiro-matsu, ci sarebbe almeno uno di cui posso fidarmi completamente. "Che mi dite di voi? Della vostra fedelt e lealt?"
"Vi prego, Toranaga-sama, dovete sapere che  assoluta."
Egli tacque, ma il suo sguardo non la lasci. Rientr intanto Chano, senza nemmeno bussare, con un vassoio in mano. "Ecco, mio signore, era gi pronto per voi." Si inginocchi come una contadina e aveva anche le mani da contadina, ma la sua sicurezza era incrollabile e appariva evidente la sua gioia interiore. "Possa Budda benedirvi con la sua pace." Poi si rivolse a Mariko e, dopo un altro inchino, si mise a sedere comodamente. "Forse mi fareste l'onore di versare voi, signora. Voi riuscirete a versarlo con eleganza, senza spargerne una goccia, ne?" Le brillarono gli occhi.
"Con piacere, Oku-san," rispose Mariko, dandole l'appellativo religioso "madre" e nascondendo la sorpresa. Era la prima volta che vedeva la madre di Naga. Conosceva quasi tutte le altre concubine ufficiali di Toranaga, incontrate durante ricevimenti e cerimonie, ma era in amicizia solo con Kiritsubo e Sazuko.
"Chano-chan," disse Toranaga, "questa  la Nobile Toda Mariko-noh-Buntaro."
"Ah so desu, credevo che foste una delle onorate concubine del mio padrone. Scusatemi, Mariko-sama, possa Budda benedirvi sempre."
"Grazie," rispose Mariko, offrendo la tazza a Toranaga, che l'accett e cominci a sorseggiare il cha.
"Versatelo per Chano-chan e per voi," le ordin.
"Scusate, ma non per me, signore, con il vostro permesso. I denti mi ballano per il troppo cha e il secchio  troppo lontano per le mie vecchie ossa."
"Un po' di movimento ti farebbe bene," comment Toranaga, contento di averla chiamata presso di s, appena tornato a Yedo.
"S, signore. Avete ragione, come sempre," ammise Chano e poi si rivolse con simpatia a Mariko. "Dunque, siete la figlia del Nobile Akechi Jinsai."
La tazza di Mariko si ferm a mezz'aria. "S. Scusate..."
"Oh, non c' niente da scusarsi, bambina mia." Chano rise con gentilezza. "Senza quel nome non sapevo bene dove collocarvi. Scusatemi, ma l'ultima volta che vi ho incontrato  stato alle vostre nozze."
"Davvero?"
"Oh, s. Ma voi non mi avete visto: vi guardavo da dietro un paravento. Gi, voi e tutti i grandi, il dittatore e Nakamura, il futuro Taiko, e tutti i nobili. Ero troppo timida per unirmi a loro, ma erano tempi cos felici per me. I migliori della mia vita. Era il secondo anno che godevo i favori del mio signore e aspettavo mio figlio... pur essendo sempre la contadina che ero e sono." Strizz gli occhi e aggiunse: "Siete cambiata pochissimo da quel tempo, siete ancora una prescelta di Budda."
"Come vorrei che fosse vero, Oku-san!"
" vero. Sapevate di esserlo?"
"Non lo sono, Oku-san, per quanto lo desideri."
Toranaga intervenne. " cristiana."
"Ah, cristiana! Ma che importa la religione a una donna, buddista o cristiana, mio signore? In genere molto poco, anche se un dio le  necessario." Chano ridacchi allegra. "Noi donne abbiamo bisogno di un dio, mio signore, per aiutarci con gli uomini, ne?"
"E noi uomini abbiamo bisogno di pazienza, di una pazienza da dei, che ci aiuti con le donne, ne?"
Chano rise e con la sua risata riscald tutta la stanza, allentando per un momento la tensione di Mariko. "S, mio signore, e tutto per via di un Padiglione Celeste che non ha nessun futuro, ha poco calore e pu contenere l'inferno."
Toranaga borbott. Voi che ne dite, Mariko-san?"
"La Nobile Chano  saggia oltre misura per la sua giovent."
"Ah, signora, dite cose molto gentili a una vecchia sciocca," le rispose Chano. "Vi ricordo cos bene. Avevate un chimono azzurro con il pi bel ricamo di gru che mai abbia visto, tutto d'argento." Si rivolse a Toranaga. "Ebbene, mio signore, volevo solo stare un pochino a sedere. Ora scusatemi, vi prego."
"C' ancora tempo. Resta dove sei."
"Obbedirei, ma la natura comanda," rispose Chano, alzandosi con movimenti pesanti. "Perci siate buono con una vecchia contadina.  ora di andarmene. Tutto  gi pronto, la cena e il sak, per quando lo vorrete, mio signore."
"Grazie."
La porta si richiuse silenziosa alle sue spalle. Mariko riemp di nuovo la tazza di Toranaga, appena fu vuota.
"A cosa pensate?"
"Sto aspettando."
"Che cosa, Mariko-san?"
"Signore, io sono hatamoto. Non vi ho mai chiesto finora un favore. Vorrei chiedervelo, nella mia qualit di ha..."
"Non voglio che mi chiediate favori come hatamoto," ribatt Toranaga.
"Allora concedetemi un desiderio da tutta la vita."
"Non sono un marito per concedervelo."
"A volte un vassallo pu pregare il feudat..."
"A volte, s, ma non adesso! Adesso vi terrete per voi ogni richiesta o desiderio o favore o ogni altra cosa."
Un "desiderio da tutta la vita" era un favore che, per antica tradizione, una moglie poteva chiedere al marito, o un figlio al padre - e raramente un marito alla moglie - senza perdere la faccia, a condizione che, se fosse stato accordato, la persona che lo chiedeva non ne avrebbe mai pi domandati per tutta la vita. Per consuetudine non si ponevano domande sul favore n lo si nominava mai pi.
Si ud battere delicatamente alla porta.
"Aprite," le ordin Toranaga e lei obbed. Entrarono Sudara, la moglie Genjiko e Naga.
"Naga-san, scendi al piano di sotto e impedisci a chiunque di salire senza mio ordine." Naga usc subito.
"Mariko-san, chiudete la porta e sedetevi qui." Toranaga indic un punto in cui lei si sarebbe trovata di fronte agli altri.
"Vi ho chiamato entrambi perch dobbiamo trattare questioni urgenti di famiglia."
Gli occhi di Sudara involontariamente si rivolse a Mariko, poi di nuovo al padre. La moglie non batt ciglio.
Brusco, Toranaga disse: "Lei  qui, figlio mio, per due ragioni: prima, che io la voglio qui; e seconda, che io la voglio qui!"
"S, signore," rispose Sudara, vergognandosi della scortesia del padre verso tutti loro. "Posso chiedervi in che cosa vi ho offeso?"
"C' un motivo per cui dovrei sentirmi offeso?"
"No, padre, a meno che il mio zelo per la vostra sicurezza e la mia riluttanza a permettervi di lasciare questa terra siano motivo di offesa."
"E il tradimento? Ho saputo che oseresti prendere il mio posto a capo del nostro clan!"
Il viso di Sudara si sbianc, e cos quello della moglie. "Non l'ho mai detto n pensato! N l'ha osato dire nessun membro della famiglia o nessun altro in mia presenza.
"Questa  la verit, signore!" ribad Genjiko, con altrettanta energia.
Sudara era un giovane di ventiquattro anni, snello, orgoglioso, con labbra sottili che non sorridevano mai. Era il secondogenito di Toranaga, e un buon generale. Adorava i suoi figli, non aveva concubine ed era molto devoto alla moglie.
Genjiko era bassa, un poco ingrossata per i quattro figli che gi aveva dato al marito. Aveva tre anni pi di lui, ma era vigorosa e possedeva tutto il superbo e spietato senso di protezione per i propri figli che distingueva anche Ochiba. E ne possedeva anche la latente ferocia, ereditata dal nonno Goroda.
"Chiunque accusi mio marito  un mentitore," aggiunse.
"Mariko-san," disse Toranaga, "chiedete alla Nobile Genjiko quello che vostro marito vi ha ordinato di chiedere."
"Il mio Signore Buntaro mi ha chiesto, anzi ordinato, di convincervi che  venuto il momento che Sudara-sama prenda il potere, che altri nel Consiglio condividono la sua opinione, che se il nostro signore, Toranaga, non volesse cedere il potere... si dovrebbe strapparglielo con la forza."
"Nessuno di noi ha mai concepito un simile pensiero, padre!" esclam Sudara. "Vi siamo fedeli e io non cons..."
"Se ti dessi il potere che cosa faresti?"
Genjiko rispose subito: "Come pu saperlo, mio marito, se non ha mai neppure concepito una tale infausta possibilit? Perdonate, signore, ma gli  impossibile rispondere, perch non ci ha mai riflettuto fino a oggi. E come avrebbe potuto? Quanto a Buntaro-san,  evidente che il kami lo ha invaso."
"Buntaro ha dichiarato che altri la pensano come lui."
"Chi?" chiese con tono invelenito Sudara. "Ditemelo e moriranno in pochi istanti."
"Dimmelo tu chi sono!"
"Io non conosco nessuno che lo affermi, o vi avrei fatto rapporto."
"Non li avresti prima di tutto uccisi?"
"La vostra prima legge  essere pazienti, e la seconda  ancora essere pazienti. Io ho sempre seguito i vostri ordini. Avrei aspettato e avrei riferito a voi. Se vi ho offeso, ordinatemi di fare seppuku. Non merito la vostra collera, padre, non ho commesso nessun tradimento e non sopporto che la vostra ira si riversi su di me.
Genjiko ribad da parte sua: " vero, signore. Scusatemi, vi prego, ma umilmente concordo con mio marito.  senza macchia e cos tutta la nostra gente. Siamo fedeli... tutto quanto abbiamo  vostro, siamo quello che voi avete voluto, e qualunque vostro ordine sar obbedito."
"Dunque, siete dei vassalli fedeli, vero? Obbedite sempre agli ordini?"
"S, signore."
"Bene, allora andate e uccidete i vostri figli. Subito."
Sudara distolse lo sguardo dal padre e fiss la moglie. Lei abbass lievemente il capo in segno di assenso. Sudara si inchin al padre, strinse l'impugnatura della spada e si alz. Senza rumore si chiuse la porta alle spalle, lasciando la sala immersa in un silenzio assoluto. Genjiko guard un attimo Mariko, poi fiss lo sguardo al suolo.
Le campane suonarono l'ora. L'aria sembrava essersi fatta pi densa, mentre la pioggia riprendeva pi forte, dopo una breve interruzione. Pass mezz'ora, poi si ud un lieve bussare.
Si affacci Naga: "Scusatemi, padre. Mio fratello... il Nobile Sudara vorrebbe risalire."
"Lascialo venire, e torna al tuo posto."
Sudara entr, s'inginocchi e s'inchin. Era inzuppato e anche i capelli grondavano di pioggia. Gli tremavano leggermente le spalle. "I miei... i miei figli sono... Voi li avete gi presi, signore."
Genjiko vacill e quasi cadde in avanti, ma vinse la debolezza e fiss il marito. "Non li avete... uccisi?"
Sudara scosse il capo e Toranaga con aria tetra disse: "I vostri figli si trovano nel mio alloggio, al piano di sotto. Ho ordinato a Chano-san di andarli a prendere dopo che voi foste arrivati qui. Dovevo essere sicuro di voi, tutti e due. I brutti tempi esigono brutte prove." Suon il campanello.
"Voi... voi ritirate il vostro ordine, signore?" chiese Genjiko, tentando disperatamente di conservare una fredda dignit.
"S, ritiro il mio ordine. Per questa volta. Era necessario che io vi capissi. Voi e il mio erede."
"Grazie, grazie, padre." Sudara pieg il capo fino a terra.
Si apr la porta interna. "Chano-san, porta qui un momento i miei nipoti," ordin Toranaga.
In pochi minuti si presentarono tre madrine, in abiti scuri, e la balia con i bambini. Le bambine avevano quattro, tre e due anni, e il piccolo, di poche settimane, dormiva in braccio alla balia. Le bambine indossavano tutte chimoni scarlatti, con nastri in tinta fra i capelli. Le madrine s'inginocchiarono e s'inchinarono e le piccole le imitarono con aria di importanza, sfiorando con la fronte i tatami. Solo la piccina dovette essere aiutata.
Toranaga s'inchin con gravit in risposta, poi le piccole, compiuto il loro dovere, gli corsero fra le braccia, meno la minore che si precipit in quelle materne.

A mezzanotte Yabu attravers con portamento arrogante il cortile ben illuminato del torrione. Dovunque si imbatteva nelle guardie scelte di Toranaga. La luna era coperta di nuvole e le stelle si scorgevano a stento.
"Naga-san, qual  la ragione di tutto questo?"
"Non lo so, signore, ma tutti devono presentarsi nella sala delle riunioni. Scusatemi, prego, ma dovete lasciarmi le vostre spade."
Yabu arross a quell'inaudita pretesa, fuori da ogni etichetta. "Siete..." Avvertendo la gelida tensione del giovane e il nervosismo delle guardie, cambi proposito. "Per ordine di chi, scusate, Naga-san?"
"Di mio padre, signore. Spiacente, se non volete andare alla riunione fate pure, ma per chi vi si reca l'ordine  di presentarsi senza spade e cos dovrete essere. Perdonatemi, ma non ho scelta."
Yabu vide le spade gi ammucchiate nel corpo di guardia, presso il portone. Soppes i pericoli di un rifiuto e li giudic enormi. Controvoglia, si tolse le spade e Naga le ritir, con un inchino, molto imbarazzato. Yabu entr nel salone, dalle grandi feritoie, con il pavimento di pietra e il soffitto di legno.
Ben presto furono presenti tutti: i cinquanta generali, i ventitr consiglieri e sette daimyo amici delle province settentrionali. Apparivano tutti piuttosto agitati e si muovevano inquieti.
"Di che si tratta?" cerc d'informarsi Yabu in tono acido, mentre prendeva posto.
Un generale si strinse nelle spalle. "Probabilmente sar per il viaggio a Osaka."
Un altro si guard intorno con aria di speranza. "Forse c' un cambiamento di piani e ordiner Cielo..."
"Scusate, ma avete la testa nelle nuvole. Ha gi deciso. Il nostro signore ha deciso: Osaka e nient'altro! Ehi, Yabu-sama, quando siete arrivato?"
"Ieri. Sono rimasto bloccato per due settimane in uno sporco villaggio di pescatori, che si chiama Yokohama, a sud, con tutti i miei uomini. Il porto  decente, ma gli insetti! Zanzare e pulci... nell'Izu non ne ho mai trovate di tanto cattive."
"Siete al corrente di tutte le novit?"
"Volete dire tutte le cattive notizie? Entro sei giorni, ne?"
"S.  terribile. Vergognoso!"
"Vero, ma stanotte  peggio," intervenne cupo un altro generale. "Non mi avevano mai tolto le spade. Mai!"
" un insulto!" pronunci in tono ben chiaro Yabu. E tutti quelli che gli stavano vicino lo fissarono.
"Sono d'accordo," esclam il generale Kiyoshio, rompendo il silenzio. Serata Kiyoshio era il rude comandante della settima Armata. "Non mi sono mai trovato in pubblico senza le spade. Mi sembra d'essere un miserabile mercante! Credo... insomma, gli ordini sono ordini, ma certi ordini non andrebbero mai dati."
" vero," intervenne un altro. "Che avrebbe fatto il vecchio Pugno di ferro, se si fosse trovato qui?"
"Si sarebbe tagliato il ventre, prima di consegnare le spade! Lo avrebbe fatto stasera stessa nel cortile!" esclam Serata Tomo, primogenito del generale e vicecomandante della quarta Armata. "Come vorrei che ci fosse! Lui saprebbe... Si sarebbe squarciato il ventre, prima!"
"Io ci ho pensato." Il generale Kiyoshio si schiar rumorosamente la gola. "Qualcuno deve assumersi la responsabilit... e compiere il proprio dovere! Qualcuno deve chiarire che essere feudatario comporta responsabilit e doveri!"
"Scusate, ma sarebbe meglio che badaste a quello che dite," consigli Yabu.
"A che serve la lingua a un samurai, se gli viene impedito di essere samurai?"
"A niente," rispose Isamu, un vecchio consigliere. "Sono d'accordo. Meglio morire."
"Scusate, Isamu-san, ma questo sar comunque il nostro prossimo futuro," osserv il giovane Serata Tomo. "Siamo piccioni prigionieri di un falco disonorato!"
"Moderate le parole, prego!" disse Yabu, nascondendo la soddisfazione che provava. Poi, misurando le proprie, riprese: " il nostro feudatario e, fino a che il Nobile Sudara o il Consiglio non si saranno assunti apertamente le loro responsabilit, resta feudatario e bisogna obbedirgli, ne?"
Il generale Kiyoshio lo scrut, cercando inconsapevolmente la spada con la mano. "Che cosa sapete, Yabu-sama?"
"Niente."
"Buntaro-san ha detto..." cominci il consigliere.
Kiyoshio lo interruppe. "Scusate, Isamu-san, ma non importa quello che ha detto o non ha detto il generale Buntaro.  vero quello che dice Yabu-sama: un feudatario  un feudatario. Ma anche cos, un samurai ha dei diritti, e un vassallo ha dei diritti. Anche i daimyo. Ne?"
Yabu lo fiss, misurando fra s quell'invito. "L'Izu  una provincia del Nobile Toranaga. Io non sono pi daimyo dell'Izu - lo governo soltanto, in nome suo." Si guard intorno. "Ci siamo tutti, ne?"
"Tranne il Nobile Noboru," disse un generale, riferendosi al primogenito di Toranaga, universalmente odiato.
"S, ma non importa. Il male cinese presto finir di distruggerlo e saremo per sempre liberi dal suo umorismo maligno," comment un altro.
"E dal suo puzzo."
"Quando torner?"
"Chi lo sa? Non sappiamo neppure perch Toranaga-sama lo abbia mandato al nord. Meglio che ci resti, ne?"
"Se foste stato colpito dalla sua malattia, avreste lo stesso cattivo carattere, no?"
"S, Yabu-san.  un peccato, perch  un buon generale... meglio di Pesce Freddo," osserv il generale Kiyoshio, usando il nomignolo di Sudara.
"Ssssst!" mormor il consigliere, "ci devono essere i demoni nell'aria stasera perch parliate con tanta trascuratezza. O  il sak?"
"Forse  il male cinese," replic con una risata amara Kiyoshio.
"Che Budda me ne protegga!" esclam Yabu. "Se solo il Nobile Toranaga cambiasse idea a proposito di Osaka!"
"Se servisse a convincerlo, farei seppuku all'istante!" esclam il giovane Serata Tomo.
"Senza offenderti, figlio mio, ma hai la testa confusa. Non cambier mai, lui."
"S, padre. Ma non lo capisco..."
"Andremo tutti insieme a lui? In una stessa spedizione?" chiese dopo un po' Yabu.
"S, come scorta," rispose Isamu. "Con duemila uomini, tutti gli ornamenti e il resto. Ci vorranno trenta giorni per arrivare. Ora ne mancano sei alla partenza."
"Il tempo  breve," disse il generale Kiyoshio. "Non  vero, Yabu-sama?"
Yabu non rispose. Era inutile, perch il generale non voleva una risposta. Tutti sprofondarono nei loro pensieri.
Si apr una porta laterale e Toranaga fece il suo ingresso, seguito da Sudara. Tutti si inchinarono, rigidamente. Toranaga rispose, poi si accomod di fronte a loro. Sudara, come suo futuro erede, sedette vicino a lui, leggermente pi avanti. Naga entr dalla porta principale e la chiuse.
Toranaga era l'unico con le spade.
"Mi  stato riferito che qualcuno parla da traditore, pensa da traditore e prepara il tradimento," esord con freddezza. Nessuno rispose n si mosse. Toranaga, lentamente, li scrut uno per uno.
Nessun gesto. Poi parl il generale Kiyoshio. "Posso chiedere rispettosamente, signore, che cosa intendete con 'tradimento'?"
"Qualunque dubbio su un ordine, o una decisione, o una posizione di un feudatario, in qualunque momento,  tradimento!" rispose Toranaga, con violenza.
Il generale si alz. "Allora io sono colpevole di tradimento."
"Allora uscite e fate seppuku immediatamente."
"Lo far, signore," replic il militare con alterigia, "ma prima reclamo il diritto di parlare liberamente davanti ai vostri fedeli vassalli, ufficiali e..."
"Avete perduto tutti i vostri diritti!"
"Va bene. Allora lo chiedo come ultimo desiderio prima di morire - in qualit di hatamoto e in cambio di ventotto anni di fedele servizio!"
"Siate molto breve."
"Lo far, signore," rispose gelido il generale. "Voglio dire solo tre cose. Primo: andare a Osaka a inchinarsi al contadino Ishido  tradire il vostro onore, l'onore del vostro clan, l'onore dei vostri fedeli vassalli, il vostro nome di famiglia e tutto il bushido. Secondo: io vi accuso di questo tradimento e dichiaro che perdete cos il diritto d'essere nostro feudatario. Terzo: chiedo che voi abdichiate immediatamente in favore del Nobile Sudara e lasciate con onore questa vita oppure vi ritiriate in un monastero, radendovi il capo... come preferite!'
Il generale s'inchin e si rimise a sedere. Tutti attesero, senza respirare, ora che l'incredibile era diventato realt.
Bruscamente Toranaga chiese, in un sibilo: "Che cosa state aspettando?"
Il generale Kiyoshio lo guard in faccia. "Niente, signore, scusatemi." Il figlio del generale accenn ad alzarsi. "No, tu hai l'ordine di restare qui!"
Kiyoshio si alz, s'inchin un'altra volta a Toranaga e usc con immensa dignit. Qualcuno si agit inquieto e per tutta la sala pass come un'ondata, ma la durezza di Toranaga li domin di nuovo: "C' qualcun altro che si riconosce traditore? Qualcun altro che osa mancare al bushido, qualcun altro che ha il coraggio di accusare di tradimento il suo feudatario?"
"Scusatemi, Toranaga-sama," disse con calma il vecchio consigliere Isumi, "ma con dolore devo dire che se andrete a Osaka, tradirete il vostro nome."
"Il giorno in cui andr a Osaka, voi lascerete questa terra."
L'uomo dai capelli grigi si inchin con cortesia. "S, signore."
Toranaga li pass in rassegna con lo sguardo. Senza piet. Qualcuno si mosse a disagio. Un samurai, che da anni aveva rinunciato a combattere e si era fatto monaco buddista e ora apparteneva all'amministrazione di Toranaga, era quasi rattrappito per una paura che cercava disperatamente di nascondere.
"Che cosa temete, Numata-san?"
"Niente, signore," rispose l'uomo, con gli occhi bassi.
"Bene, allora andate e fate seppuku, perch siete un bugiardo e la vostra paura puzza come un'infezione.'
L'uomo usc barcollando. Il terrore si era impadronito di tutti. Toranaga li guardava, e aspettava.
L'aria era diventata opprimente, e il lieve crepitare delle fiaccole sembrava fortissimo. Poi Sudara, sapendo che era suo dovere, si volt e si inchin. "Prego, signore, posso fare una dichiarazione?"
"Quale?"
"Signore, io credo che non vi sia... pi tradimento qui e che non ve ne sar pi..."
"Non condivido questa opinione."
"Perdonatemi, padre, voi sapete che io vi obbedir. Tutti vi obbediremo. Desideriamo soltanto il vostro bene.
"Il bene  la mia decisione. Quanto io decido  il meglio."
Sudara si inchin in segno di assenso e tacque. Toranaga non distolse lo sguardo da lui e senza nessun segno di rimpianto annunci: "Non siete pi il mio erede."
Sudara impallid. Poi Toranaga aggiunse: "Io sono il feudatario qui." Attese un attimo, quindi si alz e usc, pieno di superbia. La porta si chiuse alle sue spalle e un sospiro pass per tutta la sala. Le mani corsero inutilmente alle spade, ma nessuno lasci il suo posto.
"Stamattina... stamattina ho avuto notizie dal nostro comandante in capo," disse infine Sudara. "Hiro-matsu-sama sar qui entro pochi giorni. Io... parler con lui. Siate silenziosi, siate pazienti, siate fedeli al nostro feudatario. Andiamo a rendere omaggio al generale Serata Kiyoshio..."
Toranaga stava salendo le scale, invaso da un senso di profonda solitudine. I suoi passi risvegliavano un'eco nel vuoto della torre. Vicino alla cima si ferm, appoggiandosi al muro, con il fiato corto. Di nuovo sentiva il dolore al petto e cerc di attenuarlo massaggiandosi. " solo la mancanza di movimento," brontol. "Nient'altro, la mancanza di movimento."
Riprese a salire. Sapeva di trovarsi in un grande pericolo. Tradimento e paura erano contagiosi e andavano stroncati senza piet appena levavano la testa. E anche cos non si poteva essere certi di averli sradicati. La battaglia in cui era impegnato non era uno scherzo da bambini: il debole sarebbe stato preda del forte, e il forte del pi forte ancora. Se Sudara avesse preteso pubblicamente il titolo, lui non avrebbe avuto il potere di impedirglielo. Fino a che Zataki non gli avesse risposto, doveva aspettare.
Chiusa la porta con il chiavistello, Toranaga and alla finestra e vide, in basso, i suoi generali e consiglieri che se ne andavano in silenzio alle loro case, fuori dalle mura del torrione. Oltre le mura del castello, la citt giaceva in una quasi totale oscurit. La luna era coperta dalle nuvole. Era una notte cupa e triste. E la tristezza riempiva il cielo.

50
Blackthorne sedeva in un angolo del giardino, al sole, sognando a occhi aperti sul suo dizionario. Era una mattina limpida, senza nubi - la prima da parecchie settimane - ed erano passati cinque giorni dal suo colloquio con Toranaga. Era sempre rimasto confinato nel castello, senza poter incontrare Mariko n vedere la nave o il suo equipaggio, n girare per la citt o andare a caccia o a cavallo. Una volta al giorno si recava a nuotare in uno dei fossati, con altri samurai, e per passare il tempo insegnava loro a nuotare e a tuffarsi. Ma non bastava per alleggerire l'attesa.
"Mi dispiace, Anjin-san, ma  lo stesso per tutti," gli aveva detto il giorno prima Mariko, incontrata per caso girando per il castello. "Anche Hiro-matsu-sama deve aspettare.  arrivato da due giorni e ancora non  stato ricevuto. Nessuno  stato ricevuto."
"Ma  importante, Mariko-chan. Credevo avesse capito che ogni giorno conta. Non c' modo di fargli avere un messaggio?"
"Oh, questo  semplice, Anjin-san! Potete scrivergli. Se mi spiegate cosa volete dirgli, lo scriver io per voi. Tutti devono chiedere udienza per scritto, questi sono gli ordini, adesso. Abbiate pazienza, vi prego. Non possiamo fare altro."
"Allora chiedetegli un'udienza. Vi sarei grato..."
"Certo. Sar un piacere."
"Dove siete stata? Sono passati quattro giorni da..."
"Scusatemi, ma ho tante cose a cui badare. ... un po' difficile per me, con tanti preparativi..."
"Che cosa sta succedendo? Da una settimana tutto il castello sembra un alveare pronto a svuotarsi."
"No, va tutto bene, Anjin-san."
"Davvero? Scusate, ma un generale e un funzionario anziano hanno fatto seppuku nel cortile del torrione.  normale? Toranaga-sama chiuso in una torre d'avorio, che tiene la gente ad aspettare senza una spiegazione...  normale anche questo? E che mi dite del generale Hiro-matsu?"
"Toranaga-sama  il nostro feudatario. Qualunque cosa faccia,  giusta.
"E voi, Mariko-san? Perch non vi ho pi visto?"
"Scusatemi, mi dispiace tanto, ma Toranaga-sama mi ha ordinato di lasciarvi al vostro studio. Sto andando a trovare la vostra concubina, e non voi."
"Perch non vuole che ci incontriamo?"
"Suppongo semplicemente perch cos siete costretto a parlare giapponese. Si  trattato di pochi giorni, ne?"
"Quando partirete per Osaka?"
"Non so. Pensavo di muovermi tre giorni fa, ma il Nobile Toranaga non ha ancora firmato il mio lasciapassare. Ho gi tutto pronto - cavalli e portatori - e mando ogni giorno i documenti di viaggio al suo segretario per la firma, ma finora mi sono stati restituiti e basta. 'Tornate domani.'"
"Pensavo di portarvi a Osaka per mare. Non aveva detto che avremmo fatto cos?"
"S, lo aveva detto, ma... non si sa mai col nostro feudatario. Cambia i suoi piani."
" sempre stato cos?"
"S, e no. Dopo Yokos  pieno di... come dite voi?... malinconia, ne?... s, malinconia, e molto diverso. ... molto diverso, adesso."
"Dopo il Primo Ponte anche voi siete diventata piena di malinconia e diversa. Siete molto diversa, adesso."
"Il Primo Ponte  stata una fine e un principio, Anjin-san, e la nostra promessa. Ne?"
" vero. Scusatemi."
Con viso triste Mariko si era inchinata e si era allontanata, poi, senza voltarsi, aveva mormorato: "Ti amo..." e quelle brevi parole erano rimaste sospese nell'aria con il suo profumo.
Al pasto serale, Blackthorne aveva cercato di sondare Fujiko, ma anche lei sembrava non sapere niente di importante e non poteva, o non voleva, spiegare che cosa stesse succedendo nel castello. "Dozo, gomen nasai, Anjin-san."
And a letto molto agitato. Agitato per il senso di frustrazione dato dall'attesa e per le notti senza Mariko. Era sempre stato duro saperla cos vicina, e sapere dell'assenza di Buntaro, ma ora aveva anche la certezza che il desiderio di lei era intenso come il suo. Pochi giorni prima l'aveva cercata, con il pretesto di aver bisogno d'aiuto per la lingua. Il samurai di guardia alla sua casa gli aveva detto che la signora era fuori. E lui era andato girovagando fino al portone sud. L poteva vedere l'oceano, ma non le banchine, per gli parve di distinguere, lontani, gli alberi della sua nave.
L'oceano lo chiamava, con il suo orizzonte infinito. Si rivedeva dritto sul ponte, gli occhi stretti per ripararsi dal vento, il sapore di sale sulla lingua e risentiva lo scricchiolio delle sartie sotto il peso delle vele, che di tanto in tanto davano uno schiocco nella brezza. E pi dell'orizzonte, lo chiamava la sua libert. La libert di stare sul cassero, e di essere arbiter, mentre qui l'arbiter era Toranaga.
Adesso alz gli occhi verso la cima del torrione. Il sole scintillava sulle tegole. Non si scorgeva mai un movimento, anche se, come sapeva bene, all'ultimo piano ogni finestra era sorvegliata.
Le campane scandirono l'ora. Pens istintivamente che era la met dell'ora del Cavallo e per la prima volta rimpianse gli otto rintocchi della guardia sulla nave... mezzogiorno.
Si infil il volume nella manica, lieto che fosse il momento del primo pasto vero e proprio della giornata. Oggi c'erano riso, gamberi alla griglia, zuppa di pesce e verdure sott'aceto.
Ne volete ancora, Anjin-san?"
"Grazie, Fujiko. Un po' di riso, per favore. E del pesce. Buono..." Cerc la parola "delizioso" e la ripet pi volte, per fissarla nella memoria. "Delizioso, ne?"
Fujiko ne fu contenta. "Grazie. Questo  pesce del nord, dove l'acqua  pi fredda. Si chiama kurma-ebi."
Lui ripet il nome e lo accanton nella mente. Quando ebbero finito, Fujiko vers dell'altro cha ed estrasse dalla manica un pacchetto.
"Questo  il denaro, Anjin-san." Gli mostr le monete d'oro. "Cinquanta koban, che valgono centocinquanta koku. Ne avete bisogno, ne? Per i marinai. Scusate, mi capite?"
"S, grazie."
" un piacere. Bastano?"
"S, credo. Dove presi?"
"Il capo..." si ferm a cercare un'espressione semplice. "Sono andata da un uomo importante di Toranaga-sama. Un capo villaggio, come Mura, ne? Non un samurai... solo uno che ha denaro. Ho dato il mio nome per voi."
"Ho capito. Grazie. Mio denaro? Miei koku?"
"Oh, s."
"Questa casa. Cibo. Servi. Chi paga?"
"Oh, io pago. Con i vostri... i vostri koku di un anno."
" abbastanza, prego? Abbastanza koku?"
"S, sono certa di s."
"Perch preoccupazione? Preoccupazione in faccia?"
"Oh, scusatemi, prego, Anjin-san. Non sono preoccupata, affatto..."
"Male? Male bruciature?"
"Nessun male. Guardate." Fujiko cautamente si sollev dai cuscini morbidi su cui lui voleva sempre che si appoggiasse. S'inginocchi sul tatami senza, segno di disagio e sedette sui calcagni. "Ecco, tutto meglio."
"Bene!" esclam lui, contento. "Mostrare, ne?"
Fujiko si lev in piedi, sollevando l'orlo delle sottane e lasci che lui osservasse le gambe, dietro. Niente suppurazioni, e i tessuti non si erano rotti. "Benissimo," comment Blackthorne. "Presto come pelle di bambino, ne?"
"S, grazie. Morbida. Grazie, Anjin-san."
Egli not il lieve mutamento della voce, ma non disse nulla. Quella notte non la mand via.
L'amplesso fu soddisfacente, anche se niente pi che soddisfacente. Non vennero per lui, dopo, una felice stanchezza e una gioia piena. Era stato solo un rapporto sessuale. Sbagliato, pens, eppure non sbagliato, ne?
Prima di lasciarlo, lei s'inginocchi, s'inchin e gli mise le mani sulla fronte. "Vi ringrazio con tutto il cuore. Dormite, ora, Anjin-san."
"Grazie, Fujiko-san. Dormir pi tardi."
"Prego, addormentatevi adesso.  mio dovere e mi darebbe un grande piacere."
Il tocco delle sue mani era caldo e asciutto e non lo confortava, ma finse di addormentarsi, mentre lei lo accarezzava, senza abilit, ma con infinita pazienza. Poi se ne and, silenziosamente, nella sua stanza. Blackthorne appoggi la testa sulle braccia incrociate e contempl l'oscurit.
Aveva preso quella decisione, riguardo a Fujiko, durante il viaggio da Yokos a Yedo. " vostro dovere," gli aveva detto Mariko, stretta fra le sue braccia.
"Secondo me sarebbe un errore, ne? Se resta incinta, a me ci vorranno quattro anni per andare a casa e tornare indietro, e in tutto quel tempo sa il cielo che cosa potr succedere." Ricord come Mariko avesse tremato a quelle parole.
"Oh, Anjin-san,  un periodo molto lungo!"
"Allora diciamo tre. Ma voi sarete a bordo con me. Vi riporter..."
"La tua promessa, tesoro! Niente di quello che , ne?"
" vero. Ma per Fujiko potrebbero accadere tante cose gravi. E non credo che desideri un figlio da me."
"Questo non lo sapete. Io non vi capisco, Anjin-san.  vostro dovere. Pu sempre fare in modo di non restare incinta, ne? Non dimenticate che  la vostra concubina. In verit, se non la invitate sul guanciale le farete perdere la faccia. Dopo tutto  stato lo stesso Toranaga a ordinarle di entrare nella vostra casa."
"Perch lo ha fatto?"
"Non lo so, ma non importa. Lo ha ordinato, e quindi  il meglio per voi e per lei.  andato bene, ne? Ha compiuto il suo dovere il meglio possibile. Scusate, ma non credete che dovreste anche voi fare il vostro?"
"Basta lezioni! Amami e non parlare pi!"
"Come dovrei amarti? Ah, forse come mi ha spiegato ieri Kiku-san?"
"Cio?"
"Cos."
"Mi piace. Mi piace molto."
"Oh, mi sono dimenticata... accendi la lampada, Anjin-san. Devo mostrarti una cosa."
"Dopo. Adesso..."
"No, scusa, ma devi vederla adesso. L'ho comprata per te.  un libro da guanciale. Le figure sono molto buffe."
"Non voglio guardare un libro, adesso."
"Ma, scusa, Anjin-san, forse una delle figure ti pu eccitare. Come puoi imparare senza un libro da guanciale?"
"Sono gi abbastanza eccitato."
"Ma Kiku-san sostiene che  il modo migliore per scegliere le posizioni. Ce ne sono quarantasette. Qualcuna mi sembra incredibile e molto difficile, ma lei ha detto che  importante provarle tutte... Perch ridi?"
"Tu stai ridendo... perch non dovrei ridere anch'io?"
"Ma io ridevo perch tu ridacchiavi e ho sentito lo stomaco che ti tremava e tu non mi hai lasciato muovere. Lasciami, ti prego!"
"Via, non fare la cattiva, Mariko-san, amore mio. Non c' donna al mondo che sappia essere cattiva come..."
"Ma, Anjin-san, ti prego, lasciami muovere. Voglio mostrartelo."
"E va bene. Se questo..."
"No, Anjin-san, no, non volevo... non devi... non puoi allungare la mano e... non ancora... Oh, no, non lasciarmi, ti prego... come ti amo quando sei cos..."
Blackthorne ripensava a quella notte d'amore. Mariko lo eccitava pi di Kiku, e Fujiko non era niente, di fronte a lei. E Felicity?
Felicity! pens, concentrandosi sul suo massimo problema. Devo essere pazzo per amare Mariko. Eppure... la verit  che Felicity non regge il confronto neppure con Fujiko. Fujiko era pulita. Povera Felicity! Non sar mai capace di dirglielo, ma il ricordo di lei e di me, rotolanti come donnole sul fieno o sotto delle coperte puzzolenti, mi d il voltastomaco adesso. Adesso so ben altro. Adesso potrei insegnarglielo... ma lei vorrebbe imparare? E come potremmo mai essere puliti e restare puliti e vivere puliti?
A casa mia c' la sporcizia e la miseria, ma l sono mia moglie e i miei figli e quello  il mondo a cui appartengo.
"Non pensate a quella casa," gli aveva detto un giorno Mariko, vedendolo triste e cupo. "La casa vera  qui... l'altra  lontana mille milioni di bastoncini. La realt  questa. Impazzirete se cercate di trarre il wa da simili cose impossibili. Ascoltatemi, se volete la pace, dovete imparare a bere il cha da una tazza vuota."
Gli aveva mostrato come. "Voi pensate alla realt dentro la tazza, pensate al cha... la calda bevanda verde pallido degli dei. Se vi concentrate a fondo... Un maestro Zen saprebbe insegnarvelo, Anjin-san.  difficilissimo, e facile insieme. Come vorrei essere tanto brava da potervelo mostrare, Anjin-san! Perch allora tutte le cose del mondo sarebbero vostre... basterebbe chiederle, anche la pi irraggiungibile, il dono supremo: la perfetta tranquillit."
Lui aveva tentato pi volte, ma non era mai riuscito a bere il cha che non c'era. "Non importa, Anjin-san, ci vuole molto tempo per imparare, ma un giorno ci riuscirete."
"Voi ne siete capace?"
"Raramente. Solo in momenti di grande tristezza o di grande solitudine. Ma il gusto del cha irreale sembra dare un senso alla vita.  difficile a spiegarsi. Mi  riuscito una o due volte. Si pu conquistare il wa anche solo provandoci."
Adesso, sdraiato nel buio del castello, cos lontano dal sonno, Blackthorne accese la candela e si concentr sulla piccola tazza di porcellana donatagli da Mariko, che teneva sempre accanto al letto. Prov per un'ora, ma senza riuscire a purificare la mente. Gli stessi pensieri continuavano, invincibili, a inseguirsi: voglio partire, voglio restare. Ho paura di tornare indietro, ho paura di restare. Odio entrambe le cose e entrambe le voglio. E poi ci sono gli eta.
Se fosse solo per me, non partirei, non ancora. Ma ci sono di mezzo gli altri, e come pilota io ho firmato un impegno: In nome di Dio prometto di condurre la flotta in mare e con la grazia di Dio di ricondurla in patria. Voglio Mariko. Voglio vedere le terre che mi ha donato Toranaga e ho bisogno di restare qui, di godere ancora per un po' i frutti della mia grande fortuna, s. Ma esiste anche un dovere, e quello supera ogni altra cosa.
All'alba Blackthorne sapeva che, anche se fingeva di aver ancora rinviato la decisione, in realt aveva deciso. Irrevocabilmente. Che Dio mi aiuti. Prima di tutto e dopo di tutto, sono un pilota.

Toranaga srotol il foglietto di carta sottile, arrivato due ore dopo l'alba. Era un messaggio di sua madre e diceva semplicemente: Tuo fratello  d'accordo, figlio mio. La sua lettera di conferma partir oggi portata a mano. La visita ufficiale di Sudara e della sua famiglia deve avere inizio entro dieci giorni.
Toranaga si mise a sedere, improvvisamente debole. I piccioni si agitarono, poi si riaccovacciarono tranquilli. Il sole filtrava lieto nella soffitta, anche se le nuvole andavano ammassandosi. Raccogliendo le forze, Toranaga si affrett a tornare al suo alloggio, per cominciare.
"Naga-san!"
"S, padre?"
"Mandami qui Hiro-matsu-san. E quindi il mio segretario."
Il vecchio generale si present subito. Gli scricchiolavano le giunture per la lunga salita, ma s'inchin profondamente, con la spada fra le mani come sempre, e la faccia pi dura, pi vecchia e pi risoluta che mai.
"Sei il benvenuto, mio vecchio amico."
"Grazie, signore. Mi rattrista vedere che le preoccupazioni hanno lasciato il segno sul vostro viso."
"E io sono rattristato di vedere e sentire intorno tanto tradimento."
"S. Il tradimento  terribile."
Toranaga si accorse che i vecchi occhi fermi lo squadravano. "Puoi parlare liberamente."
"Avete mai constatato che non lo facessi, signore?" La voce del vecchio era molto grave.
"Scusa se ti ho fatto aspettare."
"Scusate me per volervi disturbare. Qual  la vostra volont, signore? Comunicatemi la vostra decisione per il futuro della vostra casata. Sar definitivamente Osaka... sar l'omaggio a quel mucchio di sterco?"
"Mi hai mai visto prendere una decisione definitiva su niente?"
Hiro-matsu aggrott la fronte e riflett, raddrizzando la schiena per alleviare il dolore alle spalle. "Vi ho sempre conosciuto paziente e capace di decidere e avete sempre vinto. Per questo adesso non riesco a capirvi. Non  da voi arrendersi."
"Il regno non  forse pi importante del mio avvenire?"
"No."
"Ishido e gli altri reggenti sono tuttora i legali detentori del governo, secondo la volont del Taiko."
"Io sono vassallo di Yoshi Toranaga-noh-Minowara e non riconosco nessun altro."
"Bene. Dopodomani  il giorno scelto per la mia partenza per Osaka."
"S, l'ho saputo."
"Sarai al comando della scorta, con Buntaro come vicecomandante."
Il vecchio generale sospir. "So anche questo, signore. Ma, dopo il mio ritorno, ho parlato con i vostri consiglieri e generali..."
"Lo so. Qual  la tua opinione?"
"Che non dovreste lasciare Yedo. Che bisognerebbe per il momento passare sopra ai vostri ordini."
"Per ordine di chi?"
"Mio. Ordine mio."
" questo che vogliono? O  quello che tu hai deciso?"
Hiro-matsu depose la spada per terra, vicino a Toranaga e, senza pi difesa, lo guard bene in faccia. "Scusatemi, signore, vorrei chiedere a voi che cosa dovrei fare. Il mio dovere sembra dirmi che devo prendere il comando e impedirvi di partire. E questo costringer Ishido a venire contro di noi immediatamente. Certamente perderemo, ma sembra l'unica soluzione onorevole."
"Ma stupida, ne?"
Le folte sopracciglia grigie si corrugarono. "No. Moriremo in battaglia, con onore. Ritroveremo il wa. Il Kwanto sar bottino di guerra,  vero, ma in questa vita noi non ne vedremo il padrone. Shigata ga nai."
"Non ho mai amato sprecare inutilmente i miei uomini. Non ho mai perso una battaglia e non vedo perch dovrei cominciare adesso."
"Perdere una battaglia non  un disonore, signore. La resa  forse onorevole?"
"Siete tutti d'accordo in questo tradimento?"
"Signore, scusatemi, io ho chiesto ai singoli individui soltanto il loro parere militare. Non ci sono tradimenti n complotti."
"Per hai ascoltato parole di tradimento."
"Scusatemi, ma se io, vostro comandante in capo, sono d'accordo, non  pi tradimento, diventa una considerazione politica legale."
"Prendere decisioni senza il consenso del vostro feudatario rappresenta un tradimento."
"Signore, ci sono troppi precedenti di destituzioni: lo avete fatto voi, lo ha fatto Goroda, lo ha fatto il Taiko. Tutti abbiamo fatto questo e anche peggio. Un vincitore non commette mai un tradimento."
"Hai deciso di destituirmi?"
"Chiedo il vostro aiuto per decidere."
"Sei l'unico di cui credevo di potermi fidare!"
"Per tutti gli dei, io non voglio altro che essere il vostro vassallo pi fedele! Sono solo un soldato, voglio compiere il mio dovere verso di voi. Penso solo a voi e sono degno della vostra fiducia. Se vi serve, prendete la mia testa. Se vi inducesse a combattere, vi dar volentieri la vita, e il sangue del mio clan, oggi stesso - in pubblico o in privato, come volete voi. Non  questo che ha fatto il nostro amico generale Kiyoshio? Mi spiace, ma non capisco perch dovrei permettervi di gettare via le fatiche di tutta una vita."
"Allora rifiuti di obbedire ai miei ordini e di guidare la scorta che partir per Osaka dopodomani?"
Una nuvola copr il sole ed entrambi guardarono fuori dalla finestra. "Presto piover," osserv Toranaga.
"S. Ha piovuto fin troppo quest'anno, ne? Bisogna che presto la pioggia finisca o il raccolto sar rovinato."
Si fissarono a lungo.
"Ebbene?"
Pugno di ferro con molta semplicit disse: "Signore, vi chiedo formalmente: mi ordinate di scortarvi dopodomani nel viaggio per Osaka?"
"Dato che, a quanto pare, tutti i miei consiglieri sono contrari, accetter la loro opinione e la vostra, e rinvier la partenza."
Hiro-matsu era assolutamente impreparato a una simile risposta. "Come? Non partirete?"
Toranaga scoppi in una risata. La maschera cadde ed egli fu di nuovo il vecchio Toranaga. "Non ho mai pensato di andare a Osaka. Perch dovrei essere tanto idiota?"
"Che cosa?"
"Il mio consenso a Yokos non  stato che un trucco per guadagnare tempo," spieg affabilmente. "E Ishido ha abboccato all'amo. Lo stupido mi aspetta a Osaka entro poche settimane. E anche Zataki ha abboccato. E anche tu e tutti i miei valorosi vassalli privi di fiducia, tutti avete abboccato. Senza concedere assolutamente niente, ho guadagnato un mese, mettendo in subbuglio Ishido e i suoi sporchi alleati. A quanto ho saputo stanno gi accapigliandosi per il Kwanto, che  stato promesso tanto a lui che a Zataki."
"Non avete mai pensato di andarci?" Hiro-matsu scosse il capo, poi, quando l'idea gli si fu ben chiarita, si illumin di un gran sorriso. " stato tutto un trucco, ne?"
"Certo! Ascolta: bisognava che ci cadessero tutti. Zataki, gli altri, e perfino tu! Se no le spie avrebbero informato Ishido e lui si sarebbe mosso subito contro di noi e nessuna fortuna, in cielo o in terra, mi avrebbe salvato dal disastro."
" vero... ah, mio signore, perdonatemi! Sono cos stupido... Meriterei di darvi subito la mia testa! Dunque, erano tutte sciocchezze, nient'altro. Ma... ma il generale Kiyoshio?"
"Ha dichiarato di essere colpevole di tradimento. A me non servono generali traditori, ma solo vassalli fedeli."
"Ma perch attaccare il Nobile Sudara? Perch togliergli il vostro favore?"
"Perch cos mi piace," replic aspro Toranaga.
"S, scusate.  vostro privilegio. Vi scongiuro di perdonarmi per avere dubitato di voi."
"Perch dovrei perdonarti di essere quello che sei, mio vecchio amico? Avevo bisogno che tu ti comportassi come ti sei comportato e dicessi quello che hai detto. Adesso ho bisogno di te pi che mai. Devo avere qualcuno di cui possa fidarmi, e per questo mi confido con te. Tutto questo deve restare segreto fra te e me."
"Oh, signore, mi fate cos felice..."
"Gi," rispose Toranaga, " l'unica cosa che temo."
"Signore?"
"Tu sei il comandante in capo. Tu solo puoi neutralizzare questo stupido e tetro ammutinamento, mentre io aspetto. Io mi fido di te e devo fidarmi di te. Mio figlio non pu tenere a bada i generali, anche se - qualora conoscesse il segreto - non mostrerebbe mai un volto felice. Ma la tua faccia, amico mio, rivela tutto quello che ti passa nell'animo."
"Allora lasciate che mi uccida dopo aver calmato i generali."
"Questo non mi aiuterebbe. Tu devi tenerli in pugno e uniti, in attesa della mia falsa partenza. Devi soltanto sorvegliare la tua faccia e il tuo sonno come non hai mai fatto sinora. Sei l'unico al mondo che sappia... l'unico di cui devo fidarmi, ne?"
"Perdonatemi per la mia stupidit. Non vi mancher. Spiegatemi cosa devo fare."
"Dirai ai miei generali la verit, cio che mi hai convinto ad accettare il tuo parere, che  anche il loro. Io ordino ufficialmente di rinviare la mia partenza di sette giorni. Poi la rinvier ancora. Questa volta per malattia. Tu sarai l'unico a sapere.
"E poi? Poi sar Cielo rosso?"
"Non come progettato in origine. Cielo rosso  sempre stato l'ultima risorsa, ne?"
"S. E il reggimento moschettieri? Potrebbe aprirsi rapidamente la strada fra le montagne?"
"In parte, ma non fino a Kyoto."
"Fate assassinare Zataki."
"Questo sarebbe possibile, ma Ishido e i suoi alleati resterebbero ancora invincibili." Toranaga gli rifer le opinioni di Omi, Yabu, Igurashi e Buntaro, quelle manifestate nel giorno del terremoto. "In quel momento io ordinai Cielo rosso per gettare nella confusione Ishido con questa mossa... e ho fatto riportare le parti giuste della conversazione agli orecchi sbagliati. Ma il fatto che Ishido abbia una forza invincibile, resta comunque vero."
"Come possiamo dividerli? Che dite di Kiyama e Onoshi?"
"No, quei due sono implacabili verso di me. Tutti i cristiani mi saranno contro... meno il mio cristiano, e presto far ottimo uso di lui e della sua nave.  soprattutto di tempo che ho bisogno. In tutto l'impero possiedo amici e alleati, e se ne ho il tempo... Ogni giorno che io guadagno indebolisce Ishido. Questo  il mio piano di battaglia, senti: dopo le piogge Ishido marcer contro il Kwanto, a tenaglia, con Ikawa Jikkyu a sud e Zataki a nord. Fermeremo Jikkyu a Mishima, poi ci ritireremo sul Passo di Hakon e a Odawara, dove resteremo attestati. A nord terremo Zataki fra le montagne lungo la via Hosho-kaido, nei pressi di Mikawa. Quanto hanno detto Omi e Igurashi  vero: possiamo respingere il primo attacco e non dovrebbe verificarsi un'altra grande invasione. Combatteremo e aspetteremo dietro i nostri monti. Combatteremo e rinvieremo e aspetteremo e quando il frutto sar maturo... allora Cielo rosso."
"Che venga presto quel giorno!"
"Senti, mio vecchio amico, soltanto tu puoi tenermi in pugno i generali. Col tempo e con il Kwanto al sicuro, perfettamente al sicuro, possiamo logorare il primo attacco e poi le alleanze di Ishido cominceranno a incrinarsi. Una volta che ci sar accaduto, il futuro di Yaemon sar assicurato e il testamento del Taiko rester inviolato."
"Non assumerete voi tutto il potere, signore?"
"Per l'ultima volta: 'La legge pu sovvertire la ragione, ma la ragione non deve mai sovvertire la legge, o tutta la nostra societ andrebbe in pezzi come un tatami vecchio. La legge pu essere usata per vincere la ragione, ma certo non si user la ragione per vincere la legge.' La volont del Taiko  la legge."
Hiro-matsu si inchin in segno di assenso. "Benissimo, Toranaga-sama. Non ne parler mai pi. Scusatemi. E ora..." si concesse un sorriso, "ora, che devo fare?"
"Fingi di avermi convinto a rinviare. Tienili tutti nel tuo pugno di ferro."
"Fino a quando?"
"Non lo so."
"Non mi fido di me stesso, signore. Potrei commettere un errore senza volerlo. Credo di riuscire a nascondere la gioia per qualche giorno. Ma con il vostro permesso i miei 'dolori' dovrebbero diventare cos seri da essere costretto a letto... nessuna visita, ne?"
"Bene. Ti ammalerai fra quattro giorni, e comincia fin da oggi a mostrarti dolorante. Non sar difficile, ne?"
"No, mio signore. Sono contento che la battaglia cominci quest'anno. Il prossimo... potrei non essere in grado di aiutarvi."
"Sciocchezze! Ma, che io lo voglia o no, sar quest'anno. Entro sedici giorni lascer Yedo per Osaka. Per allora avrai dato il tuo 'riluttante' consenso e guiderai la spedizione. Solo tu e io sappiamo che ci saranno altri rinvii e che molto prima di raggiungere il confine, torner a Yedo."
"Perdonatemi, vi prego, per aver dubitato di voi. Se non fosse che vi devo aiutare, non sopporterei di vivere con tanta vergogna."
"Non c' niente di cui vergognarsi, vecchio amico. Se tu non ti fossi convinto, Ishido e Zataki avrebbero intuito la trappola. Oh, per inciso, come stava Buntaro-san quando l'hai visto?"
"Agitato, signore. Per lui sarebbe bene doversi battere."
"Ti ha suggerito di destituirmi?"
"Se me l'avesse detto, gli avrei staccato la testa! Immediatamente!"
"Ti mander a chiamare fra tre giorni. Chiedi ogni giorno di vedermi, e io non ti ricever."
"S, signore." Il vecchio s'inchin fino a terra. "Perdonate questo vecchio sciocco. Avete ridato un senso alla mia vita. Grazie." E usc.
Toranaga estrasse dalla manica il foglietto e rilesse il messaggio della madre con infinito piacere. Con la via del nord probabilmente aperta e con Ishido probabilmente abbandonato e tradito in quel settore, il gioco volgeva a suo favore. Bruci il messaggio e con soddisfazione lo vide ridotto in cenere. Schiacci le ceneri. E ora, chi dovrebbe essere il nuovo comandante in capo? si chiese.

Mariko attravers a mezzogiorno il cortile del torrione, superando le file silenziose di guardie meditabonde e si rec dal segretario di Toranaga, che l'attendeva in un'anticamera al pianterreno.
"Scusate se vi ho mandata a chiamare, Nobile Toda," le disse subito, piuttosto inquieto.
" un piacere per me, Kawanabi-san."
Kawanabi era un samurai anziano, dai lineamenti aguzzi e dalla testa rasata, che un tempo era stato sacerdote buddista. Ora, da anni, si occupava della corrispondenza di Toranaga e di solito era vivace e pieno di entusiasmo, ma quel giorno, come quasi tutti nel castello, era molto agitato. Le porse un piccolo rotolo di pergamena. "Ecco i vostri documenti di viaggio per Osaka, debitamente firmati. Dovete partire domani e arrivare laggi il pi presto possibile."
"Grazie," rispose Mariko, con una voce che suon debole al suo stesso orecchio.
"Il nostro signore dice che probabilmente dovr affidarvi dei dispacci riservati per la Nobile Kiritsubo e per la Nobile Koto. E anche per il generale Ishido e la Nobile Ochiba. Vi saranno consegnati domani all'alba se... scusate, se saranno pronti. Provveder io a che vi siano recapitati."
"Grazie."
Da una pila di pergamene, accuratamente sistemate sulla sua scrivania, Kawanabi estrasse un documento ufficiale. "Ho l'ordine di consegnarvi questo. Riguarda l'aumento del feudo di vostro figlio, secondo le promesse del nostro signore. Diecimila koku l'anno. Porta la data dell'ultimo giorno del mese scorso e... bene, eccolo qua."
Mariko lo prese, lo lesse e ne controll i sigilli ufficiali. Tutto era a posto, ma non le diede nessuna gioia. Ormai non era che un documento privo di senso. Se anche avesse avuto salva la vita, suo figlio sarebbe diventato un ronin. "Grazie. E ringraziate, vi prego, il nostro signore per l'onore che ci concede. Mi sar permesso vederlo prima di partire?"
"S, certo. Uscendo di qui, adesso, siete pregata di recarvi alla nave barbara e di attendere l il nostro padrone."
"Devo... devo fargli da interprete?"
"Non l'ha detto. Immagino di s, signora." Il segretario gett un'occhiata all'elenco che stringeva in mano. "Il capitano Yoshinaka ha l'ordine di guidare la vostra scorta per Osaka, se a voi sta bene."
"Sar onorata di essere affidata di nuovo a lui. Grazie. Posso chiedere come sta il Nobile Toranaga?"
"Abbastanza bene, sembra, ma per un uomo attivo come lui, rinchiudersi per giorni e giorni... Come dire?" Apr le mani in un gesto di impotenza. "Mi spiace. Oggi almeno ha ricevuto il generale Hiro-matsu e ha acconsentito a un rinvio della partenza. Ha acconsentito anche a occuparsi di qualche altra faccenda... i prezzi del riso vanno fissati adesso per l'eventualit di un cattivo raccolto... Ma c' tanto da fare e... non  da lui, mia signora. Sono giorni terribili, ne? Con presagi terribili. Gli indovini affermano che il raccolto di quest'anno andr perduto."
"Io non prester loro fede fino al momento del raccolto."
"Giusto e molto saggio. Ma pochi di noi vedranno il raccolto. Io devo andare a Osaka con lui." Kawanabi ebbe un brivido e si chin in avanti, con gesto nervoso. "Ho sentito che  ricominciata l'epidemia fra Kyoto e Osaka... vaiolo. Sar forse un altro segno celeste che gli dei distolgono il loro sguardo da noi?"
"Non  da voi credere alle voci o ai segni celesti, Kawanabi-san, o diffondere le chiacchiere. Sapete bene cosa ne pensa il nostro padrone."
"Lo so. Mi spiace, ma... insomma, nessuno sembra normale in questi giorni, ne?"
"Forse le voci sono infondate... io prego che lo siano." Mariko allontan le proprie previsioni nere. " stata fissata la nuova data di partenza?"
"Ho saputo che il generale Hiro-matsu ha detto che  stata rinviata di sette giorni. Sono cos felice che sia tornato il comandante in capo e lo abbia convinto... Vorrei che questa partenza fosse rinviata per sempre. Meglio combattere che essere disonorati."
" vero," ammise Mariko, perch era inutile fingere che quel pensiero non fosse dominante in tutti. "Con il ritorno del generale Hiro-matsu forse il nostro signore capir che la resa non  la decisione migliore."
"Signora, soltanto a voi, in segreto..." s'interruppe e inalber un sorriso vedendo Yabu entrare nella stanza, fra un tintinnare di spade. "Ah, Kasigi Yabu-sama, che piacere vedervi!" S'inchin e altrettanto fece Mariko e segu il solito scambio di convenevoli. "Toranaga-sama vi aspetta subito.
"Bene. Perch vuole vedermi?"
"Spiacente, signore, ma non me lo ha detto."
"Come sta?"
Kawanabi esit. "Come sempre, signore."
La partenza... la data  stata fissata?"
"Ho sentito che dovrebbe essere fra sette giorni."
"Forse Hiro-matsu-sama la rinvier ancora, ne?"
"La decisione spetta al nostro signore, Yabu-sama."
"Naturalmente." Yabu se ne and.
"Che cosa mi stavate dicendo?"
"Solo a voi, signora, dato che Buntaro-san non  qui," sussurr il segretario. "Quando Pugno di ferro  uscito dall'udienza, ha dovuto riposarsi per quasi un'ora. Soffriva moltissimo."
"Oh! Sarebbe terribile se gli succedesse qualcosa proprio adesso!"
"Infatti. Senza di lui ci sarebbe una rivolta, ne? Questo rinvio non risolve niente...  solo una tregua. Il vero problema... io... io ho paura da quando il Nobile Sudara ha assistito come secondo, ufficialmente, il generale Kiyoshio, perch il nostro padrone, da allora, si arrabbia terribilmente ogni volta che sente il suo nome... Solo Hiro-matsu-sama lo ha indotto a rinviare ed  l'unica cosa che..." Le lacrime gli rigarono le guance. "Che cosa sta accadendo, mia signora? Ha perso il controllo, ne?"
"No," rispose Mariko con fermezza, ma senza convinzione. "Io sono sicura che tutto andr bene. Grazie per avermi informata. Cercher di vedere il generale Hiro-matsu prima di partire."
"Dio vi accompagni, signora."
Mariko lo guard, colpita. "Non sapevo che foste cristiano, Kawanabi-san..."
"Non lo sono, signora, ma so che questa  la vostra formula."
Mariko usc nel sole, molto preoccupata per Hiro-matsu e insieme ringraziando Dio che l'attesa fosse finita. L'indomani sarebbe fuggita. Si avvi verso il palanchino e la scorta che l'aspettavano.
"Ah, Nobile Toda!" la chiam Gyoko, fermandola a mezza strada e uscendo dall'ombra.
"Buongiorno, Gyoko-san, che piacere vedervi. State bene?" disse con molta gentilezza, ma un brivido di gelo la percorse.
"Niente bene, purtroppo. Sono molto triste. Sembra che non godiamo pi del favore del nostro padrone, Kiku-san e io. Dal momento dell'arrivo siamo confinate in un alberghetto di terz'ordine in cui io non manderei neppure una cortigiana di ottava classe."
"Mi dispiace! Ma certo ci sar stato un errore."
"S, lo spero. Oggi finalmente ho avuto il permesso di venire al castello, finalmente si  risposto alla mia richiesta di vedere il nostro padrone, finalmente mi  permesso inchinarmi di nuovo a lui... pi tardi, oggi stesso." Gyoko le sorrise, con una smorfia. "Ho saputo che anche voi venivate dal suo segretario e ho pensato di aspettarvi per salutarvi. Spero che non vi dispiaccia."
" un piacere vedervi, Gyoko-san. Avrei voluto venire a trovare voi e Kiku-san, o invitarvi da me, ma disgraziatamente non mi  stato mai possibile."
"S... che peccato! Sono tempi difficili e tristi. Difficili per i Nobili, e difficili per i contadini. La povera Kiku-san sta male per la preoccupazione di aver perduto il favore del nostro padrone."
 "Sono certa che non  cos, Gyoko-san. Il nostro signore ha molti problemi urgenti."
"Vero, verissimo. Forse potremmo bere un po' di cha, mia signora? Sarei onorata, se mi permetteste di parlarvi un momento."
"Mi dispiace, ma ho l'ordine di sbrigare una faccenda di carattere ufficiale. Altrimenti ne sarei onorata."
"Gi, dovete andare alla nave dell'Anjin-san... Dimenticavo, scusate. Come sta l'Anjin-san?"
"Credo stia bene," rispose Mariko, furiosa all'idea che Gyoko fosse al corrente dei suoi movimenti. "L'ho incontrato solo una volta da quando siamo arrivati... e per pochi minuti."
"Un uomo interessante. Molto. Triste non vedere gli amici, ne?"
Entrambe sorridevano, e parlavano con voci cortesi e indifferenti, consapevoli che i samurai le guardavano e le ascoltavano, impazienti.
"Ho sentito che l'Anjin-san  andato a trovare i suoi amici... il suo equipaggio. Come li ha trovati?"
"Non me ne ha parlato, Gyoko-san. Come vi ho detto, l'ho visto solo per pochi minuti. Scusatemi, ma devo andare..."
"Triste non vedere i propri amici. Forse potrei parlarvi io di loro. Dirvi, per esempio, che vivono in un villaggio di eta."
"Come?"
"Gi. Sembra che i suoi amici abbiano chiesto il permesso di vivere l, perch lo preferiscono alle zone civili. Curioso, ne? L'Anjin-san  molto diverso. Si racconta che dicano di sentirsi pi a casa loro... nel villaggio degli eta. Strano, ne?"
Mariko stava ricordando l'espressione dell'Anjin-san quando era tornato da quella visita. Ora capisco, pensava. Eta! Madonna, pover'uomo! Come deve essersi vergognato. "Scusate, Gyoko-san, che cosa dicevate?"
"Solo che  curioso come l'Anjin-san sia diverso dagli altri."
"Come sono loro? Li avete visti, gli altri?"
"No, mia signora. Non andrei mai laggi. Non ho niente a che fare con loro, n con gli eta. Devo pensare ai miei clienti e alla mia Kiku-san. O a mio figlio."
"Ah, gi, vostro figlio..."
Il viso di Gyoko si oscur, ma il suo sguardo rimase acuto e fisso. "Scusatemi, vi prego, ma forse voi sapete perch non godiamo pi del favore del nostro padrone?"
"No, ma sono sicura che vi sbagliate. Il contratto  stato sistemato, ne? Secondo gli accordi gi presi?"
"Oh, s, grazie. Ho una lettera di credito presso i mercanti di riso di Mishima, con pagamento dietro presentazione. Meno la cifra che avevamo pattuito. Ma il denaro era lontano dalla mia mente. Che cos' il denaro di fronte alla perdita del favore del vostro protettore... chiunque egli sia... ne?"
"Sono certa che godete sempre del suo favore."
"Ah! Io ero preoccupata anche del vostro favore, mia signora.
"Ho sempre la migliore volont nei vostri riguardi. E amicizia, Gyoko-san. Forse ne potremo parlare un'altra volta... adesso devo veramente andare, scusate..."
"Certo! Come siete gentile! Ne sar felice." E con la sua voce pi mielata, mentre Mariko si voltava per andarsene, aggiunse: "Ma ne avrete il tempo? Partite domani, ne? per Osaka."
Mariko sent una punta di gelo nel petto, mentre la trappola si chiudeva.
"Qualcosa che non va, mia signora?"
"No, no, Gyoko-san. Vi andrebbe bene... stasera, durante l'ora del Cane?"
"Troppo buona, signora. Oh, e vorreste intercedere per noi, dato che incontrerete il nostro padrone prima di me? Abbiamo tanto bisogno di questo piccolo favore!"
"Ne sar lieta." Mariko riflett un momento. "Ci sono favori che possono essere richiesti, ma - anche allora - non  detto che vengano concessi."
Gyoko si irrigid leggermente. "Ah! Gli avete gi domandato... di favorirci?"
"Naturalmente! Perch no?" rispose Mariko, pesando le parole. "Kiku-san non  forse una favorita? E voi non siete una fedele vassalla? Non vi sono stati concessi favori in passato?"
"Le mie richieste sono sempre cos piccole! Tutto quello che vi ho gi detto, vale ancora, mia signora. Forse anche di pi."
"Sui cani dal ventre vuoto?"
"Sulle orecchie lunghe e la lingua sicura."
"Oh, s! E i segreti."
"Sarebbe cos facile accontentarmi. Il favore del mio padrone - e della mia signora - non  chiedere molto, ne?"
"No. Se se ne offre l'occasione... Non posso promettere niente."
"A stasera, mia signora." S'inchinarono a vicenda. Mariko sal sul palanchino, nascondendo il tremito che la invadeva e il corteo si mosse. Gyoko rimase ferma a guardare.
"Tu, donna!" l'apostrof rudemente un samurai nel passare. "Che cosa stai ad aspettare? Vai per la tua strada."
"Ha!" esclam con disprezzo Gyoko, fra il divertimento degli altri. "Donna, eh? cucciolo... Se dovessi occuparmi di te farei fatica a trovarti, tanto ancora sei poco uomo!"
Tutti risero e lei se ne and, senza paura, a testa alta.

"Salve!" la salut Blackthorne.
"Buon pomeriggio, Anjin-san. Avete l'aria felice!"
" la vista di una cos bella dama, ne?"
"Grazie," rispose lei. "Come sta la vostra nave?" 
"Benone! Volete salire a bordo? Mi piacerebbe mostrarvela."
" permesso? Ho l'ordine di aspettare qui Toranaga-sama."
"Certo. Tutti stiamo aspettando lui." Blackthorne si rivolse a un samurai sulla banchina. "Capitano, io portare Nobile Toda l. Mostrare nave. Quando Toranaga-sama arriva... voi chiamare, ne?"
"Come volete, Anjin-san."
Blackthorne la precedette. Alcuni samurai erano di sentinella alle barriere e la sorveglianza era rigorosissima, a terra e a bordo. Per prima cosa la guid sul cassero. "Questo  per me, tutto mio!" annunci con orgoglio.
"C' qualcuno del vostro equipaggio?"
"No, nessuno. Non oggi, Mariko-san." Le mostr ogni cosa, rapidamente, poi la condusse sottocoperta. "Questo  il saloncino centrale." Chiuse la porta e si trovarono soli.
" la vostra cabina?"
Blackthorne scosse il capo, tenendo lo sguardo fisso su di lei. E Mariko gli and fra le braccia. La strinse a s. "Come mi sei mancata!"
"E tu a me!"
"Ho tanto da dirti. E da domandarti," mormor Blackthorne.
"Io non ho niente da dirti, se non che ti amo con tutto il cuore." Rabbrivid, stringendosi a lui, tentando di allontanare il terrore che Gyoko o qualcun altro li denunciasse. "Ho tanta paura per te."
"Non averne, Mariko, amore mio. Tutto andr a posto."
" quello che mi ripeto. Ma oggi mi  impossibile accettare il karma e la volont di Dio."
"Mi eri cos lontana l'ultima volta che ti ho vista."
"Siamo a Yedo, amore mio. Oltre il Primo Ponte."
" stato per colpa di Buntaro-san. Vero?"
"S," rispose lei. "Per lui e per la decisione di Toranaga di arrendersi.  un disonore cos inutile... Non avrei mai creduto di arrivare a dirlo chiaramente, ma devo dirlo. Mi dispiace." Si rannicchi contro di lui.
"Quando lui andr a Osaka, sarete finiti anche voi?"
"S. Il clan dei Toda  troppo potente e importante. In nessun caso ci lasceranno vivi."
"Allora devi venire con me. Fuggiremo e..."
"Mi dispiace, ma la fuga non  ammissibile."
"A meno che non la permetta Toranaga, ne?"
"E perch dovrebbe permetterla?"
Rapidamente Blackthorne la inform di quanto aveva detto a Toranaga, ma non di averla chiesta in moglie. "Io so di poter costringere i preti a portargli Kiyama e Onoshi come alleati, se lui mi permette di prendere questa Nave Nera," concluse con eccitazione, "e so di poterlo fare!"
"S," rispose lei, contenta, per il bene della Chiesa, che l'indecisione di Toranaga ancora lo ostacolasse. Riesamin il piano nella sua mente e lo trov senza difetti. "Dovrebbe funzionare, Anjin-san. Essendo adesso ostile Harima, non c' ragione perch Toranaga-sama non ordini di attaccarlo, se decider per la guerra e non per la resa."
"Se Kiyama o Onoshi, o tutti e due, si unissero a lui, la bilancia penderebbe in suo favore?"
"S, avendo Zataki e avendo tempo." Gli aveva gi spiegato l'importanza di Zataki e della via del nord. "Ma Zataki  nemico di Toranaga-sama."
"Sentimi, io posso distruggere i preti. Mi spiace, ma sono miei nemici, anche se sono i tuoi preti. Posso dominarli, per conto suo... e anche mio. Mi vuoi aiutare ad aiutarlo?"
Mariko lo fiss. "Come?"
"Aiutami a convincerlo a darmi questa possibilit e a ritardare la sua partenza per Osaka."
Sulla banchina si udirono voci e scalpitio di cavalli. Turbati, guardarono dalla finestra: i samurai stavano spostando una barriera e per il varco pass padre Alvito.
"Ma cosa vuole?" esclam aspro Blackthorne. Guardarono il prete smontare da cavallo ed estrarre dalla manica una pergamena, che porse al samurai anziano. Mentre questi leggeva, Alvito osservava la nave.
"Di qualunque cosa si tratti,  ufficiale," comment Mariko, con voce sottile.
"Ascoltami bene, Mariko-san, io non sono contro la Chiesa. La Chiesa in s non  il male, il male sono i preti. Anche se non tutti. Alvito non lo , ma  un fanatico. Giuro su Dio che i gesuiti si inchineranno a Toranaga-sama se io gli prendo la Nave Nera e minaccio anche quella dell'anno prossimo, perch hanno bisogno di soldi... Portogallo e Spagna hanno bisogno di soldi. Toranaga  pi importante. Mi vuoi aiutare?"
 "S, Anjin-san, ma, perdonami, non posso tradire la Chiesa."
"Ti chiedo soltanto di parlare a Toranaga, o di aiutarmi a parlargli, se sei convinta di quello che ti ho detto."
Si ud una fanfara lontana. Tutti sulla banchina guardarono verso ovest, da dove avanzava un corteo di samurai, stretto intorno a una portantina con le cortine abbassate, proveniente dal castello.
La porta della cabina si apr. "Anjin-san, volete salire, ora, prego?" disse il samurai.
Blackthorne fece strada a Mariko fino alla banchina. Il suo cenno di saluto ad Alvito fu appena educato e la risposta del prete altrettanto gelida. Verso Mariko invece Alvito si mostr gentile. "Buongiorno, Mariko-san. Che piacere vedervi!"
"Grazie, padre." Mariko s'inchin profondamente.
"Che la benedizione di Dio sia con voi." Alvito tracci il segno della croce davanti a lei. "In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti." Poi si rivolse a Blackthorne. "Dunque, pilota, come va la vostra nave?"
"Sono sicuro che ne siete gi informato."
"Infatti." Alvito guard l'Erasmus, con faccia tesa. "Possa Dio maledirla, lei e tutti quelli che ci navigano, se sar usata contro la Vera Fede e contro il Portogallo!"
"Per questo siete venuto qui? Per spargere veleno?"
"No, pilota. Sono stato convocato qui dal Nobile Toranaga. Trovo la vostra presenza sgradevole quanto voi la mia."
"Non  la vostra presenza che  sgradevole, padre. Lo  il male che rappresentate."
Alvito arross e Mariko intervenne rapida: "Non va bene litigare cos in pubblico. Prego entrambi di essere pi cauti."
"S, scusatemi, Mariko-san, avete ragione." Alvito si volt a osservare la portantina che stava superando la barriera, fra un gruppo multicolore di samurai male in arnese. Tutti si fermarono, le cortine si aprirono e ne scese Yabu, fra lo stupore generale. Comunque s'inchinarono tutti e Yabu rispose con aria superba.
"Ah, Ah, Anjin-san, come state?" chiese.
"Bene, grazie, signore. E voi?"
"Bene, grazie. Toranaga-sama sta male e mi ha pregato di venire in vece sua. Capite?"
"S, capisco." Blackthorne cerc di nascondere il disappunto. "Mi dispiace molto che Toranaga-sama sia malato."
Yabu si strinse nelle spalle, salut con deferenza Mariko, finse di non vedere Alvito ed esamin la nave, poi si rivolse a Blackthorne con un sorriso storto. "So desu, Anjin-san. La nave  un po' diversa da quando l'ho vista l'ultima volta, ne? Anche voi siete diverso, tutto  diverso... perfino il nostro mondo. Ne?"
"Mi dispiace, signore, non capisco, perch parlate molto in fretta..."
Blackthorne stava per chiedergli di ripetere lentamente, ma Yabu si rivolse a Mariko.
"Prego, Mariko-san, traducete." Lei obbed. Blackthorne annu.
"S. Diverso, Yabu-sama."
"Molto... voi non siete pi un barbaro, ma un samurai, e altrettanto  per la vostra nave, ne?"
Blackthorne vide il sorriso sulle labbra spesse, l'atteggiamento aggressivo, e a un tratto si ritrov ad Anjiro, in ginocchio sulla sabbia, con Croocq nel calderone, le urla di Pieterzoon ancora negli orecchi, la puzza della prigione nelle narici. E la sua mente gridava: tutto cos inutile... tutto il terrore e la sofferenza, e Pieterzoon, Spillbergen, Maetsukker, e la prigione e gli eta... tutto per colpa tua!
"State bene, Anjin-san?" chiese Mariko, impaurita dall'espressione del suo viso.
"Come? Oh, s... benissimo!"
"Che cosa gli succede?" domand Yabu.
Blackthorne scosse il capo, cercando di schiarirsi la mente e di cancellare l'odio dalla faccia. "Mi spiace, scusatemi. Io... non  niente. Male testa... non dormito. Spiacente." Fiss Yabu negli occhi, augurandosi di avere riparato alla meglio al momento critico. "Spiacente Toranaga-sama ammalato... spero niente problemi per Yabu-sama."
"No, nessun problema," disse Yabu gentilmente, ma avrebbe voluto rispondere: problemi s, da quando sei comparso tu con la tua maledetta nave non ho avuto che problemi. Perso l'Izu, persi i cannoni, perso l'onore e adesso perder la testa, per colpa di un vile. "Nessun problema, Anjin-san; Toranaga-sama mi ha pregato di consegnarvi i vostri vassalli, come aveva promesso." Pos lo sguardo su Alvito. "Ebbene, Tsukku-san! Perch siete nemico di Toranaga-sama?"
"Io non lo sono, Kasigi Yabu-sama."
"Ma lo sono i vostri daimyo cristiani, ne?"
"Scusatemi, signore, ma noi non siamo che sacerdoti e non siamo responsabili delle opinioni politiche di chi segue la Vera Fede, n possiamo controllare i daimyo che..."
"La Vera Fede di questo Paese degli Dei  lo scintoismo, insieme al Tao, la via del Budda!"
Alvito non rispose e Yabu gli volt le spalle con disprezzo, dando un ordine secco. Il gruppo di samurai malvestiti cominci ad allinearsi davanti alla nave. Nessuno era armato e qualcuno aveva le mani legate.
Alvito avanz di un passo e si inchin. "Forse vorrete scusarmi, signore, ma io dovevo vedere Toranaga-sama. Se lui non viene..."
"Toranaga-sama voleva che gli faceste da interprete con l'Anjin-san," replic Yabu con deliberata scortesia, come gli aveva ordinato di fare lo stesso Toranaga. "S, fargli da interprete come voi solo sapete fare, con tanta intelligenza e bravura, parlando contemporaneamente a lui, ne? Naturalmente non vi opporrete a fare per me quanto richiesto da Toranaga-sama, prima di andarvene?"
"Naturalmente no, signore."
"Bene. Mariko-san! Toranaga-sama vuole che voi controlliate che anche le risposte dell'Anjin-san siano tradotte correttamente." Alvito arross, ma si contenne.
"S, signore," rispose Mariko, con uno slancio di odio contro Yabu.
Yabu diede altri ordini. Due samurai presero dalla portantina la cassaforte della nave e la portarono vicino a lui. La cassa era molto pesante. "Ora cominciamo. Tsukku-san traducete: ascoltate, Anjin-san, innanzi tutto il Nobile Toranaga mi ha chiesto di restituirvi questa.  di vostra propriet, ne? Apritela!" ordin ai samurai. La cassa era piena di monete d'argento. " come quando fu tolta dalla nave."
"Grazie." Blackthorne non credeva ai propri occhi, perch quell'argento gli avrebbe consentito di ingaggiare il miglior equipaggio possibile, senza affidarsi a promesse.
"Deve essere riposta nella camera di sicurezza della nave."
"Certamente."
Yabu con un cenno indic ai samurai di portarla a bordo. Poi, tra la collera crescente di Alvito, continu: "Secondo: il Nobile Toranaga dichiara che siete libero di andare o restare. Quando siete nel nostro paese, siete samurai e hatamoto, e dovete obbedire alla legge dei samurai. In mare, lontano dalle nostre rive, siete come eravate prima di giungere qui e obbedite alle leggi dei barbari. Vi  concesso il diritto, vita natural durante, di approdare a qualsiasi porto nei domini del Nobile Toranaga, senza che le autorit portuali possano perquisire o fare inchieste. Ultimo: questi duecento uomini sono i vostri vassalli. Egli mi ha chiesto di consegnarveli ufficialmente, con le armi, come promesso."
"Posso partire quando e come voglio?" chiese incredulo Blackthorne.
"S, Anjin-san, potete partire, come vi ha consentito il Nobile Toranaga."
Blackthorne si volt verso Mariko, ma lei evit il suo sguardo. Allora si rivolse a Yabu. "Potrei partire domani?"
"S, se volete." Yabu aggiunse: "Riguardo a questi uomini: sono tutti ronin, delle province del nord. Hanno accettato di giurare fedelt eterna a voi e alla vostra discendenza. Sono buoni guerrieri. Nessuno ha commesso crimini di cui si sia avuta la prova. Tutti sono diventati ronin perch i loro feudatari sono stati uccisi o sono morti o sono stati deposti. Molti hanno combattuto in mare contro i wako." Yabu fece uno dei suoi sorrisi maligni. "Qualcuno forse  stato wako lui stesso. Capite 'wako'?"
"S, signore."
"Quelli legati sono probabili banditi o wako. Si sono offerti di servirvi senza paura, in cambio del perdono per i crimini del passato. Hanno giurato al Nobile Noboru - che ha scelto per voi questi uomini su ordine di Toranaga-sama - di non aver commesso mai nessun delitto contro Toranaga-sama o un suo samurai. Potete accettarli uno per uno, o in gruppo, o rifiutarli. Capite?"
"Posso rifiutarne qualcuno?"
"E perch? Il Nobile Noboru li ha scelti con cura."
"Naturalmente, scusate," rispose Blackthorne, avvertendo il crescente malumore di Yabu. "Capisco. Ma quelli legati... se li rifiutassi?"
"Gli verrebbe tagliata la testa. Ma che importanza ha tutto questo?"
"Nessuna. Scusate."
"Seguitemi." Yabu si avvi verso la portantina.
Blackthorne guard Mariko. "Posso partire. Avete sentito?"
"S."
"Significa...  come un sogno. Lui ha detto..."
"Anjin-san!"
Blackthorne, obbediente, raggiunse Yabu. La portantina fungeva ora da pedana. Un funzionario aveva preparato un tavolino su cui erano appoggiate delle pergamene. Poco pi in l alcuni samurai stavano a guardia di un cumulo di spade, lunghe e corte, di lance, scudi, asce, archi e frecce, che dei servi avevano scaricato dal dorso dei cavalli. Yabu indic a Blackthorne di sedere accanto a lui, mentre Alvito si metteva davanti a loro e Mariko all'altro suo fianco. L'impiegato cominci a chiamare uno per uno gli uomini. Ognuno avanzava, si inchinava con grande formalit, dava il nome e il lignaggio, giurava fedelt, firmava una pergamena e la sigillava con una goccia di sangue, che l'impiegato, secondo l'usanza, otteneva pungendogli un dito. Ognuno alla fine si inginocchiava davanti a Blackthorne, poi si alzava e si affrettava verso le armi. Riceveva prima lo spadone, poi la spada corta. Tutti presero con riverenza le due armi, esaminandole con cura e dichiarandosi orgogliosi della qualit, e poi se le infilarono nella cintura con gioia. Quindi venivano consegnate le altre armi e lo scudo. Quando gli uomini ebbero ripreso il loro posto in fila, armati di tutto punto, di nuovo samurai e non pi ronin, apparvero pi forti, pi eretti e pi fieri.
Ultimi furono i trenta ronin con le mani legate. Blackthorne volle tagliare personalmente i legacci. Uno per uno giurarono fedelt come tutti gli altri: "Sul mio onore di samurai giuro che i vostri nemici saranno i miei nemici e giuro obbedienza assoluta."
E ognuno, dopo il giuramento, prese le proprie armi.
Yabu chiam: "Uraga-noh-Tadamasa!"
L'uomo si fece avanti e Alvito sent un colpo al cuore. Uraga - fratello Giuseppe - era rimasto inosservato in un gruppo di samurai. Era senz'armi, con un semplice chimono e un cappello di bamb. Yabu sogghign di fronte all'evidente sconvolgimento di Alvito e si rivolse a Blackthorne. "Anjin-san, questo  Uraga-noh-Tadamasa. Samurai, e adesso ronin. Lo riconoscete? Capite 'riconoscere'?"
"S, capisco. S, lo riconosco."
"Bene. Una volta prete cristiano, ne? Adesso no. Ronin."
"Capisco, Yabu-sama."
Yabu osserv Alvito, che fissava l'apostata, il quale a sua volta lo guardava con odio. "Ah, Tsukku-san, anche voi lo riconoscete?"
"S, lo riconosco, signore."
"Siete pronto a tradurre ancora... o non ne avete pi il coraggio?"
"Prego, signore, continuate."
"Bene." Yabu fece un segno a Uraga. "Ascoltate, Anjin-san: il Nobile Toranaga vi consegna quest'uomo, se lo volete. Una volta era un prete cristiano... un novizio. Adesso non lo  pi. Adesso ha abbandonato il falso dio straniero ed  tornato alla Vera Fede dello scintoismo e..." si ferm all'improvviso fermarsi di Alvito. "Lo avete tradotto esattamente, Tsukku-san? La Vera Fede dello scintoismo?"
Alvito non rispose, sospir, poi tradusse esattamente, aggiungendo: "Questo  ci che ha detto lui, Anjin-san, che Dio lo perdoni." Mariko non fece commenti, sempre pi carica di odio contro Yabu e decisa un giorno a vendicarsi di lui.
Yabu li osserv, poi riprese. "Dunque Uraga-san  stato cristiano. Adesso  pronto a servirvi. Sa parlare la lingua barbara e la lingua privata dei preti ed  stato uno dei giovani samurai inviati un tempo nelle vostre terre. Ha persino conosciuto il cristiano capo di tutti i cristiani, si dice... ma adesso li odia tutti. Come voi, ne?" Yabu sorvegliava Alvito, ma il suo sguardo passava da lui a Mariko, che ascoltava con la stessa tensione. "Voi odiate i cristiani, ne, Anjin-san?"
"Quasi tutti i cattolici sono miei nemici, s," rispose Blackthorne, consapevole del volto impietrito di Mariko, che guardava nel vuoto. "Spagna e Portogallo sono nemici del mio paese,  vero."
"I cristiani sono anche nostri nemici, eh, Tsukku-san?"
"No, signore. E il cristianesimo vi offre la chiave della vita immortale.
" vero, Uraga-san?" chiese Yabu.
Uraga scosse la testa e rispose con voce rauca: "Non lo credo pi, signore. No."
"Ditelo all'Anjin-san."
"Senhor Anjin-san," Uraga aveva un accento marcato, ma il suo portoghese era corretto e scorrevole, "non credo che il cattolicesimo sia... la chiave dell'immortalit."
"Sono d'accordo con voi," rispose Blackthorne.
"Bene," riprese Yabu. "Dunque, il Nobile Toranaga vi offre questo ronin, Anjin-san.  un apostata, ma di buona famiglia samurai. Se voi lo accettate, Uraga giura di farvi da segretario, e traduttore e tutto quello che vorrete. Gli dovrete dare voi le spade. Che altro, Uraga? Diteglielo."
"Senhor, scusate. Primo..." Uraga si tolse il cappello. I capelli gli stavano crescendo, ma ancora non aveva la coda dei samurai. "Primo: mi vergogno di non avere i capelli in ordine come un samurai, ma cresceranno e non sono per questo meno samurai." Si rimise il cappello. Ripet quanto Yabu aveva gi riferito e continu, mentre i ronin pi vicini, in grado di sentirlo, ascoltavano attenti: "Secondo: scusatemi tanto ma io non sono capace di usare le spade n altre armi. Non... mi  stato mai insegnato. Ma voglio imparare, credetemi, imparer. Scusate la mia vergogna. Vi giuro fedelt assoluta e vi prego di accettarmi..." Il sudore gli scorreva sul viso e sul dorso.
Impietosito, Blackthorne rispose: "Shigata ga nai, ne? Ukeru anatawa desu, Uraga-san." Che importa? Io vi accetto, Uraga-san.
Uraga si inchin, poi spieg a Yabu che cosa aveva detto. Nessuno rise, tranne Yabu, ma si interruppe subito, perch era scoppiato un alterco fra gli ultimi due ronin che stavano scegliendo le spade. "Silenzio, voi due!" url.
I due uomini si girarono di scatto e uno ribatt con violenza: "Non siete il mio padrone! Dov' la vostra educazione? Dite per favore, o state zitto!"
All'istante Yabu balz in piedi e corse verso di lui, con la spada levata. Gli altri si allontanarono e il ronin prese la fuga, ma giunto presso il molo estrasse la spada e si volt contro l'aggressore con un alto grido di battaglia. Subito tutti i suoi amici corsero ad aiutarlo, spade sguainate, e Yabu si trov intrappolato. Lo assalirono e lui arretr, scansando un fendente. Cerc di tirarne uno lui, ma manc il bersaglio e il gruppo gli si fece addosso. Troppo tardi i samurai di Toranaga si mossero, rendendosi conto che Yabu era un uomo morto.
"Fermi!" grid Blackthorne in giapponese. Tutti si arrestarono alla potenza di quel grido. "Tornate l!" Indic il punto in cui prima gli uomini stavano allineati. "Subito!  un ordine!"
Per un lungo momento il gruppo sulla banchina rimase immobile, poi l'incanto si ruppe e tutti si allontanarono. Yabu si lanci contro l'uomo che gli si era ribellato. Il ronin balz indietro e di fianco, brandendo la spada alta sopra il capo, aspettando senza paura il nuovo attacco. I suoi amici esitarono.
"Andate l! Subito!  un ordine!"
Riluttanti, ma obbedienti, gli uomini si ritirarono, rinfoderando le spade. Yabu e l'altro si muovevano in cerchio, con passi cauti.
"Voi!" url ancora Blackthorne. "Basta! Gi le spade! Lo ordino!"
Il ronin, con lo sguardo feroce fisso su Yabu, sent l'ordine e si inumid le labbra. Una finta a sinistra, poi una a destra. Yabu arretr e l'uomo, sfuggendo alla sua pressione, corse da Blackthorne e depose la spada davanti a lui. "Obbedisco, Anjin-san. Non l'ho attaccato io." Yabu lo caric ed egli si spost, pi giovane e pi agile di lui, beffeggiandolo.
"Yabu-san!" esclam Blackthorne. "Scusate...  stato un errore, ne? Forse..."
Ma Yabu, con un torrente di parole giapponesi, torn contro l'uomo, che lo evit senza paura.
Alvito era freddamente divertito. "Yabu-san afferma che non c' stato nessun errore, Anjin-san. 'Questo cabron deve morire,' dice. 'Nessun samurai pu tollerare un simile insulto!'"
Mentre tentava disperatamente di trovare una soluzione, Blackthorne sentiva su di s gli occhi di tutti. Guard Yabu che stringeva l'uomo da vicino. Sulla sinistra un samurai di Toranaga stava puntando l'arco. L'unico rumore era quello dei due uomini che ansavano e correvano, urlandosi ingiurie. Il ronin arretrava, fuggiva, tornava, sempre sibilando insulti, in un profluvio ininterrotto.
"Sta provocando Yabu, Anjin-san," spieg Alvito. "Gli grida: 'Sono un samurai - non ammazzo degli uomini disarmati come fate voi - voi non siete un samurai, siete un contadino che puzza di sterco -  cos, non siete che un eta, ne? Vostra madre era un'eta, vostro padre era un eta, e...'" il gesuita s'interruppe a un urlo di rabbia di Yabu, che puntando un dito a uno degli uomini, gridava qualcosa. "Yabu dice: 'Voi! Dategli la spada!'"
Il ronin esit e guard Blackthorne in attesa del suo ordine.
Yabu si rivolse a Blackthorne e url: "Dategli la spada!"
Blackthorne raccolse la spada. "Yabu-san, prego non combattere," disse, desiderando che fosse gi morto. "Prego, chiedo non combattere..."
"Dategli la spada!
Un mormorio di rabbia pass fra gli uomini di Blackthorne. Egli alz una mano. "Silenzio!" Fece un cenno al suo vassallo. "Venite qui, prego!" L'uomo, sorvegliando Yabu con lo sguardo, si spost a sinistra, poi a destra e ogni volta Yabu si avvent contro di lui con furia, senza prenderlo, finch il ronin riusc a sfuggirgli e a raggiungere di corsa Blackthorne. Questa volta Yabu non lo insegu. Attese, come un toro impazzito, pronto a caricare. L'uomo si inchin a Blackthorne, prese la spada e, voltandosi, si lanci contro Yabu con un urlo di battaglia. Le spade cozzarono pi volte, poi gli avversari si misurarono con lo sguardo, camminando lenti in cerchio. Yabu inciamp e il ronin si gett in avanti per ucciderlo, ma Yabu si spost di fianco e colp. Le mani dell'altro caddero, troncate di netto. Per un attimo il ronin si fiss i moncherini, poi Yabu gli tagli la testa.
Cadde il silenzio. Quindi un applauso fragoroso salut Yabu, che colp di nuovo il cadavere e infine, vendicato il suo onore, raccolse la testa per i capelli, le sput in faccia e la gett da una parte. Calmo, torn da Blackthorne e si inchin.
"Scusate le mie cattive maniere, Anjin-san. Grazie per avergli ridato la spada." La voce risuonava cortese. "Chiedo scusa per aver gridato. Grazie per avermi permesso di insanguinare onorevolmente la mia spada." Il suo sguardo si abbass sull'arma donatagli da Toranaga. Ne saggi con cura il filo: era sempre perfetto. Si tolse la cintura e la ripul. "Non toccate mai una lama con le dita, Anjin-san, perch si rovinerebbe. Una lama deve sentire soltanto la seta o il corpo del nemico." Si ferm e alz gli occhi. "Posso suggerirvi cortesemente di permettere ai vostri vassalli di saggiare le loro lame? Sar di buon augurio per loro."
Blackthorne si rivolse a Uraga. "Diteglielo."

Yabu rientr tardi al suo alloggio. I servi gli tolsero gli abiti intrisi di sudore e gli diedero un chimono nuovo e tabi puliti. Sua moglie Yuriko lo aspettava, nel fresco della veranda, con cha e sak bollente, come piaceva a lui.
"Sak, Yabu-san?" Yuriko era alta e sottile, con i capelli striati di grigio. Il chimono scuro di modesta qualit metteva per bene in risalto la pelle luminosa.
"Grazie, Yuriko-san." Yabu tracann con gioia il vino, gustandone il bruciore nella gola riarsa.
" andata bene, a quanto ho sentito."
"S."
"Che impertinenza quel ronin!"
"Mi  servito, per. Adesso mi sento bene. Bagnando di sangue la spada di Toranaga, l'ho resa veramente mia." Yabu fin la coppa e lei la riemp. "Ma a te non sarebbe piaciuto lo scontro. Era un ragazzo...  caduto nel primo tranello."
Yuriko lo sfior con una carezza. "Ne sono lieta, marito."
"Grazie, ma mi  costato poco." Yabu rise. "Per avresti dovuto vedere il prete! Ti sarebbe piaciuto vedere quel barbaro sudare... era proprio arrabbiato! Soffocava quasi, per trattenersi. Cannibale! I preti non sono che cannibali. Peccato che non potremo distruggerli tutti prima di lasciare questa terra."
"Credete che l'Anjin-san ci riuscirebbe?"
"Ci prover. Con dieci di quelle navi e dieci come lui, io sarei padrone dei mari da qui a Kyushu. E con lui solo potrei battere Kiyama, Onoshi, Harima e schiacciare Jikkyu e tenermi l'Izu! Basterebbe un po' di tempo e ogni daimyo sarebbe in guerra contro il proprio nemico. L'Izu sarebbe salvo, e di nuovo mio! Non capisco perch Toranaga lasci partire l'Anjin-san.  un altro spreco stupido!" Batt il pugno per terra. La cameriera sussult. Yuriko non si mosse, ma un sorriso le balen sul viso.
"Come ha accolto l'Anjin-san la sua libert e i suoi vassalli?"
"Era cos felice che sembrava un vecchio quando sogna di avere quattro Yang per l'amore. E..." Yabu aggrott la fronte, "c' stata una cosa, per, che non ho capito. Quando quei wako mi hanno circondato la prima volta ero un uomo morto, senza dubbio. Invece l'Anjin-san li ha fermati e mi ha ridato la vita. Non aveva motivo di farlo, ne? Un momento prima gli avevo visto l'odio in faccia. Anche se  stato tanto ingenuo da fingere il contrario... come se io mi fidassi di lui."
"Vi ha ridato la vita?"
"Gi. Strano, ne?"
 "S. Ma stanno accadendo molte cose strane, marito." Conged la cameriera e gli chiese: "Che cosa voleva in realt Toranaga?"
Yabu si chin a sussurrare: "Credo che voglia farmi comandante in capo."
"Perch? Pugno di ferro sta morendo? E il Nobile Sudara? E Buntaro? E Noboru?"
"Chi lo sa, signora? Sono tutti in disgrazia, ne? Toranaga cambia idea cos in fretta che nessuno pu prevedere quello che far. Prima mi ha chiesto di andare al suo posto alla banchina e mi ha spiegato cosa dovevo dire, parola per parola, poi ha parlato di Hiro-matsu, che sta invecchiando, e infine ha voluto sapere cosa penso davvero del reggimento moschettieri."
"Che stia di nuovo preparandosi al Cielo rosso?"
"Ma quello  pronto comunque. Per lui non ne ha il fegato. Ci vorrebbero spirito di comando e bravura. Una volta li aveva, adesso no. Adesso  l'ombra del Minowara di un tempo. Sono stato colpito dal suo aspetto. Mi spiace, ho commesso un errore. Avrei dovuto seguire Ishido."
"Io credo che abbiate scelto bene."
"Come?"
"Prima fate il bagno, poi ho un dono per voi."
"Che dono?"
"Dopo cena verr vostro fratello Mizuno."
"E questo  un dono?" Yabu era irritato. "Che vuole quello sciocco?"
"Delle informazioni particolari, anche se vengono da uno sciocco, sono preziose, come se venissero da un consigliere, ne? A volte anche di pi."
"Quali informazioni?"
"Prima il bagno e qualcosa da mangiare. Dovete avere la mente fredda stasera, Yabu-chan."
Yabu avrebbe voluto insistere, ma il bagno lo attirava e si sentiva pervaso da un senso di felice rilassatezza che non provava da molti giorni. In parte era dovuto al rispetto mostratogli la mattina da Toranaga, in parte alla deferenza dei generali in tutti quegli ultimi giorni, ma soprattutto era dovuto all'uccisione, allo spasimo di gioia che era passato dalla spada al braccio. Ah, uccidere in un modo cos pulito, da uomo a uomo - di fronte a uomini -  una gioia concessa a pochi e cos di rado! Tanto di rado da meritare di essere apprezzata e assaporata.
Lasciando la moglie, and a godersi la sua gioia. Poi, rinfrescato e rinnovato, si rec in una sala che dava sulla veranda. Gli ultimi raggi di sole indugiavano ancora nel cielo e la luna saliva, sottile. Una sua cameriera personale gli serv la cena, con estremo garbo. Egli mangi poco, in silenzio. La ragazza gli sorrise, invitante.
"Devo preparare le coltri, signore?"
Yabu scosse la testa. "Pi tardi. Prima avverti mia moglie che la voglio vedere."
Yuriko lo raggiunse. Indossava un chimono pulito, ma vecchio. "Vostro fratello aspetta. Prima ricevetelo, signore, poi parleremo noi due, voi e io. E siate paziente, ne?"
Kasigi Mizuno, fratello minore di Yabu, e padre di Omi, era un ometto con gli occhi sporgenti, la fronte alta e i capelli radi. Le spade sembravano non adattarglisi ed egli le maneggiava a stento. N era pi abile con l'arco e le frecce.
Mizuno si congratul con Yabu della bravura mostrata nel pomeriggio, perch la notizia della sua impresa si era diffusa per tutto il castello, rafforzando la fama di combattente di Yabu. Poi, smanioso di compiacerlo, venne al punto: "Oggi ho ricevuto una lettera in codice da mio figlio, signore, e Yuriko-san ritiene opportuno che ve la consegni di persona." Porse a Yabu la pergamena, gi decifrata. Il messaggio di Omi diceva:

Padre, dite al Nobile Yabu, subito e in via riservata, che: primo, il Nobile Buntaro  giunto a Mishima, segretamente, via Takato. Lo ha rivelato involontariamente uno dei suoi uomini, ubriaco, durante la festa che avevo organizzato in loro onore. Secondo: durante questo viaggio segreto a Takato, che  durato tre giorni, Buntaro ha incontrato due volte Zataki e tre volte la madre di lui. Terzo: prima di lasciare Mishima, Hiro-matsu-sama ha detto alla sua nuova concubina, Oko-san, di non preoccuparsi perch: "Finch io vivr, Toranaga-sama non lascer mai il Kwanto." Quarto: Hiro-matsu...

Yabu alz gli occhi. "Come pu sapere Omi-san quello che Pugno di ferro dice in privato alla sua concubina? Non abbiamo spie in casa sua."
"Adesso le abbiamo, signore. Continuate, prego."

Quarto: Hiro-matsu  deciso a tradire, se necessario, e rinchiuder Toranaga a Yedo, se necessario, e ordiner Cielo rosso, ignorando il no di Toranaga, sia il Nobile Sudara d'accordo o no, se necessario. Quinto: queste notizie sono vere e sicure. La cameriera personale della Nobile Oko  figlia della madrina di mia moglie ed  stata messa al servizio della Nobile Oko quando purtroppo la sua cameriera si  stranamente ammalata. Sesto: Buntaro-san  come impazzito, rabbioso e cupo - oggi ha sfidato e ucciso senza ragione un samurai, maledicendo il nome dell'Anjin-san. Ultimo: le spie riferiscono che Ikawa Jikkyu ha radunato diecimila uomini nel Suruga, pronti a varcare i nostri confini. Porgete, vi prego, i miei omaggi al Nobile Yabu...

Il resto del messaggio era senza importanza.
"Jikkyu, eh! Dovr morire senza vendicarmi di quel demonio!"
"Siate paziente, signore, vi prego," intervenne Yuriko. "Ditegli il resto, Mizuno-san."
"Signore," esord l'ometto, "da mesi cerchiamo di mandare a effetto il piano che voi avete suggerito quando  arrivato il barbaro. Ricordate, con tutte quelle monete d'argento... avete detto che mettendone cento o cinquecento in mano al cuoco giusto si sarebbe eliminato per sempre Ikawa Jikkyu." Gli occhi di Mizuno erano pi che mai simili a quelli di una rana. "A quanto pare, Mura, capo-villaggio ad Anjiro, ha un cugino che ha un cugino il cui fratello  adesso il migliore cuoco del Suruga. Oggi ho saputo che  stato assunto in casa di Jikkyu. Gli sono state date duecento monete in acconto e il prezzo pattuito  di cinquecento..."
"Non abbiamo questo denaro!  impossibile! Come posso mettere insieme cinquecento... sono talmente indebitato che non ne ho nemmeno cento!"
"Scusatemi, signore, ma il denaro  gi stato messo da parte. Non tutte le monete del barbaro sono rimaste nella cassaforte. Un migliaio ne sono uscite, prima che venissero contate ufficialmente. Scusate."
 Yabu lo guard a occhi spalancati. "Come?"
"Sembra che Omi-san avesse l'ordine di contarle a nome vostro. Il denaro fu portato qui in segreto a Yuriko-san, a cui se ne chiese il permesso e che lo diede, a costo di dispiacervi."
Yabu riflett a lungo. "Chi l'ha ordinato?"
"Io, dopo aver avuto il permesso."
"Grazie, Mizuno-san. E grazie, Yuriko-san." Yabu si inchin a entrambi. "Cos, Jikkyu... Finalmente!" Diede una pacca cordiale sulla spalla del fratello e l'ometto ne fu pateticamente felice. "Avete fatto benissimo, fratello. Vi mander qualche pezza di seta del tesoro. Come sta la signora vostra moglie?"
"Benissimo, Yabu-sama. Vi prega di accettare i suoi migliori auguri."
"Dobbiamo mangiare insieme. Bene... bene. E adesso, quanto al resto del rapporto, che cosa ne pensate?"
"Niente, signore. Sarei molto interessato a sapere che cosa significa secondo voi."
"Prima..." Yabu colse l'occhiata ammonitrice della moglie e cambi la frase che stava per dire. "Prima di tutto, significa che vostro figlio Omi-san  un vassallo eccellente e leale. Se potr, in avvenire lo promuover... se lo merita, ne?"
Mizuno si mostr estasiato. E Yabu con pazienza chiacchier un po' con lui, gli rivolse altri complimenti e infine lo conged.
Yuriko ordin del cha. Quando furono di nuovo soli, egli le chiese: "Che significa tutto il resto?"
Nel viso di lei si manifest l'eccitazione interiore. "Scusate, signore, ma voglio suggerirvi un'idea nuova: Toranaga ci sta prendendo in giro tutti, e non ha n ha mai avuto nessuna intenzione di andare a Osaka ad arrendersi."
"Sciocchezze!"
"Lasciate che vi indichi dei fatti... Oh, signore non sapete come siete fortunato ad avere Omi e quello stupido fratello che ruba per voi mille monete! Prova della mia teoria sono questi fatti: Buntaro-san, un fedelissimo, viene mandato in segreto da Zataki. Perch? Evidentemente con una nuova proposta. Che cosa pu attirare Zataki? Il Kwanto e solo quello. Quindi l'offerta  il Kwanto, in cambio della sua alleanza, per quando Toranaga sar di nuovo presidente del Consiglio dei reggenti - un nuovo Consiglio con un nuovo mandato. Allora potr permettersi di darglielo, ne?" Attese, poi continu, minuziosamente: "Se convince Zataki ad abbandonare Ishido,  a un quarto di strada dalla capitale, Kyoto. Come pu essere cementato il patto con suo fratello? Ostaggi! E oggi pomeriggio ho saputo che il Nobile Sudara, con la moglie e i figli, partir entro dieci giorni per Takato, in visita presso la nonna."
"Tutti?"
"S. Poi Toranaga restituisce all'Anjin-san la sua nave, con i cannoni e le munizioni, e duecento fanatici e tutto quel denaro, che serve certamente ad assoldare mercenari barbari e wako di Nagasaki. Perch? Per fargli attaccare e prendere la Nave Nera dei barbari. Senza Nave Nera, niente denaro ed enormi guai per i preti che dominano Kiyama, Onoshi e tutti i daimyo cristiani traditori."
"Toranaga non oserebbe mai farlo! Il Taiko ci ha provato e, lui che era onnipotente, ha fallito. I barbari se ne partirebbero inferociti. Non avremmo pi commercio."
"Certo. Se lo facessimo noi. Ma questa volta  un barbaro contro altri barbari, ne? Niente a che fare con noi. Supponiamo che l'Anjin-san attacchi Nagasaki e la metta a ferro e fuoco... non ci  forse ostile adesso Harima, e con lui Kiyama e Onoshi e, per colpa loro, quasi tutti i daimyo di Kyushu? Supponiamo che l'Anjin-san distrugga qualche altro porto, perseguiti le navi e intanto..."
"E intanto Toranaga scateni Cielo rosso?" esplose Yabu.
"S, proprio!" esclam Yuriko felice. "Questo non spiegherebbe Toranaga? Non  un intrigo che gli si adatta come la sua pelle? Come ha sempre fatto, lui aspetta e guadagna tempo, un giorno qui e uno l, e intanto passa un mese e lui si ritrova con una forza in grado di spazzare via ogni opposizione. Da quando Zataki ha portato le ingiunzioni a Yokos ha guadagnato quasi un mese."
Yabu sentiva il sangue pulsargli negli orecchi. "Quindi siamo salvi?"
"No, per non siamo perduti. Io credo che non ci sia nessuna resa." Esit un momento. "Ma tutti sono rimasti ingannati. Oh,  cos abile lui, ne? Tutti ci sono cascati, come noi. Fino a stasera. Me ne ha dato la chiave Omi. Abbiamo dimenticato che Toranaga  un grande attore, che se vuole fa del suo volto una maschera."
Yabu cerc di padroneggiarsi, senza riuscirci. "Ma Ishido  ancora padrone di tutto il Giappone contro di noi!"
"S. Meno Zataki. E devono esserci altre alleanze segrete. Toranaga e voi potete bene tenere i passi fino al momento giusto."
"Ishido ha in mano il castello di Osaka e l'erede e la ricchezza del Taiko."
"S, ma rester rinchiuso e imboscato. Qualcuno lo abbandoner."
"Che dovrei fare?"
"Il contrario di Toranaga. Lasciare che lui pazienti, e voi intanto affrettate il passo."
"Come?"
"La prima cosa  questa, signore: Toranaga ha trascurato un solo particolare, che voi avete notato oggi, cio la collera invincibile di Tsukku-san. Perch? Perch l'Anjin-san minaccia l'avvenire dei cristiani, ne? Perci dovete prendere subito sotto la vostra protezione l'Anjin-san. I preti o i loro burattini cercheranno di ucciderlo, ed  questione di ore. Poi: l'Anjin-san ha bisogno del vostro aiuto per raccogliere il suo nuovo equipaggio a Nagasaki. Senza voi e i vostri uomini fallirebbe. Ma senza di lui, la sua nave e i cannoni e altri barbari, Nagasaki non andrebbe a fuoco e questo invece deve accadere, se vogliamo che Kiyama, Onoshi, Harima e i sudici preti siano abbastanza colpiti da ritirare il loro appoggio a Ishido. Nel frattempo Toranaga, adesso miracolosamente aiutato da Zataki e dai suoi fanatici, con voi alla testa del reggimento moschettieri, scender dai passi dello Shinano nelle pianure."
"S, avete ragione, Yuriko-chan! Dev'essere cos. Come siete intelligente e acuta!"
"Saggezza e fortuna non servono senza i mezzi necessari. Solo voi potete farlo... voi siete il capo, la guida, il generale che Toranaga deve avere. Dovete vederlo stanotte stessa."
"Non posso andare a dirgli che ho capito il suo trucco, no?"
"No, ma gli chiederete di permettervi di andare con l'Anjin-san e di lasciarvi partire immediatamente. Troveremo una ragione plausibile."
"Ma se l'Anjin-san attacca Nagasaki e la Nave Nera, i barbari non interromperanno il commercio e se ne andranno via?"
"Forse s, ma l'anno prossimo. E per l'anno prossimo Toranaga sar reggente, presidente del Consiglio. E voi il suo comandante in capo."
Yabu torn con i piedi in terra. "No," disse con fermezza. "Una volta che avr il potere mi ordiner di fare seppuku,"
"Molto prima di allora voi avrete il Kwanto."
Lui sbatt gli occhi. "In che modo?"
"Toranaga non consegner mai, in realt, il Kwanto a suo fratello Zataki, che sarebbe una minaccia continua. Zataki  un superbo, un selvaggio. Sar cos facile per Toranaga dare a Zataki la posizione pi scoperta in battaglia! E se Zataki non restasse ucciso... una freccia o una pallottola vagante, chiss? Voi dovete condurre il reggimento moschettieri, signore."
"E perch non potrei ricevere anch'io una pallottola vagante?"
"Forse, signore, ma voi non siete parente di Toranaga e quindi non costituite una minaccia immediata contro di lui. Diventerete il suo vassallo pi devoto. Lui ha bisogno di generali capaci di battersi. Conquisterete il Kwanto e questo deve essere il vostro unico obiettivo. Ve lo dar quando Ishido sar abbandonato, perch lui si prender Osaka."
"Vassallo? Ma dicevate di aspettare che..."
"Io vi consiglio di sostenerlo ora con tutte le vostre forze. Di non seguire i suoi ordini ciecamente, come Pugno di ferro, ma con intelligenza. Non dimenticate, Yabu-chan, che in battaglia i soldati commettono errori, le pallottole si disperdono... Finch siete a capo del reggimento moschettieri potete scegliere... in qualsiasi momento, ne?"
"S," rispose Yabu, intimorito da lei.
"Ricordate, Toranaga merita di essere seguito.  un Minowara, e Ishido  un contadino. Ishido  uno sciocco, ora lo capisco. Dovrebbe gi essere alle porte di Odawara, piogge o non piogge. Non lo ha detto Omi-san gi mesi fa? Non  forse poco difesa Odawara? Non  forse isolato Toranaga?"
Yabu batt il pugno per terra, felice. "Allora  la guerra! Come siete stata intelligente a scoprire il suo gioco! Dunque, per tutto questo tempo ha fatto la volpe, ne?"
"Appunto," rispose lei, profondamente soddisfatta.

Mariko era giunta alla stessa stupefacente conclusione, anche se partendo da fatti diversi. Toranaga deve fingere, deve avere un piano segreto, aveva pensato.  l'unica spiegazione di questa sua condotta incredibile... dare all'Anjin-san la nave, il denaro, tutte le armi e la libert, sotto gli occhi di Tsukku-san. Adesso l'Anjin-san andr senza dubbio contro la Nave Nera. La prender, e minaccer anche quella dell'anno venturo, e quindi dannegger terribilmente la Chiesa, costringendo i santi padri a spingere Kiyama e Onoshi ad abbandonare Ishido...
Ma perch? Se  cos, si diceva perplessa, e Toranaga ha studiato un piano di tale portata, evidentemente non pu andare a Osaka e inchinarsi a Ishido. Deve... E il rinvio a cui ha acconsentito grazie a Hiro-matsu? Oh, Madonna, Toranaga non ha mai pensato di arrendersi! Tutto  stato un trucco.
Perch? Per guadagnare tempo. E ottenere che cosa? Aspettare e tessere altri intrighi. Ma adesso non m'importa quali, m'importa solo che Toranaga sia quello che  sempre stato, il burattinaio onnipotente.
Quanto ci vorr prima che l'impazienza di Ishido esploda e lui ci venga addosso, con la bandiera di guerra? Un mese... forse due. Non di pi. Quindi al nono mese di questo quinto anno del Keicho, comincer la battaglia per il Kwanto! Ma Toranaga che cosa ha guadagnato in questi due mesi? Non lo so, ma so che mio figlio adesso ha la possibilit di godere i suoi diecimila koku, e di vivere e generare figli, e forse la discendenza di mio padre potr non scomparire dalla faccia della terra.
Gir da ogni parte, nella mente, quelle nuove conclusioni, esaminandole a fondo, e le trov di una logica senza difetti. Ma che fare tra adesso e allora? si chiese. Niente pi di quanto hai gi fatto e deciso. Ne?
"Padrona?"
"Dimmi, Chimmoko."
"C' qui Gyoko-san, Sostiene di avere un appuntamento."
"Ah, s! Avevo dimenticato di avvertirti. Falla passare e porta il sak."
Mariko ripens al pomeriggio, alle braccia di lui intorno a s, cos calde, sicure e forti. "Potr vederti stasera?" le aveva chiesto, con molta prudenza, dopo che Tsukku-san e Yabu se ne erano andati.
"S," aveva risposto lei di slancio. "S, tesoro mio. Come sono felice per te! Dillo a Fujiko-san... che mi mandi a chiamare dopo l'ora del Cinghiale."
Ora, nella quiete della sua casa, si sent stringere alla gola. Che sciocco e inutile pericolo!
Controll nello specchio il trucco e la pettinatura e cerc di ricomporre il viso. Dei passi si avvicinarono e lo shoji si apr. "Ah, mia signora!" esclam Gyoko, con un profondo inchino. "Come siete gentile a ricevermi..."
"Siete la benvenuta, Gyoko-san." Bevvero il sak, versato da Chimmoko, e conversarono cortesemente. Poi Chimmoko venne allontanata.
"Scusate, Gyoko-san, ma il nostro padrone questo pomeriggio non  venuto. Non l'ho incontrato, per quanto lo sperassi prima di partire."
"Gi, ho sentito che al suo posto  venuto Yabu-san."
"Quando vedr Toranaga-sama gliene riparler, ma temo che la sua risposta sar la stessa." Mariko vers dell'altro sak. "Mi dispiace, non ha voluto acconsentire alla mia richiesta."
"Vi credo. Non lo far senza una forte pressione."
"Non ho pressioni da usare, mi spiace."
Dispiace anche a me, mia signora.
Mariko depose la coppa. "Allora avete deciso che certe lingue non sono sicure."
Dura, Gyoko rispose: "Se volessi spargere segreti sul vostro conto, ve lo direi forse in faccia? Mi credete cos ingenua?"
"Forse dovreste andare adesso, mi dispiace, ma ho tanto da fare."
"Certo, signora, e anch'io!" rispose rauca Gyoko. "Il Nobile Toranaga mi ha chiesto, in faccia, che cosa sapessi di voi e dell'Anjin-san. Questo pomeriggio. Io ho risposto che tra voi non c'era niente. Gli ho detto: 'Ho sentito anch'io delle sporche chiacchiere, signore, ma non hanno nessun fondamento. Ve lo giuro sulla testa di mio figlio, signore, e su quella dei suoi figli. Se c' qualcuno in grado di saperlo, sono io. Potete credermi, si tratta di bugie maligne... pettegolezzi e gelosie, signore...' S, mia signora, mi sono mostrata debitamente colpita, ho recitato benissimo e lui ne  rimasto convinto." Gyoko inghiott il sak rimasto nella coppa e aggiunse in tono amaro: "Adesso, se lui ottenesse delle prove, saremmo tutti rovinati... e non sarebbe difficile ottenerle, ne?"
"Come?"
"Interrogando l'Anjin-san, coi sistemi cinesi. E Chimmoko, con gli stessi sistemi. E me, Kiku-san, Yoshinaka... e, scusatemi, perfino voi, mia signora. Con i sistemi cinesi."
Mariko trasse un respiro profondo. "Posso... posso chiedervi perch avete deciso di correre un simile rischio?"
"Perch in certe situazioni le donne devono proteggersi a vicenda contro gli uomini. Perch con i miei occhi non ho visto niente. Perch non mi avete fatto del male. Perch mi piacete, voi e l'Anjin-san, e sono convinta che abbiate gi il vostro karma. E perch preferisco avervi amica e viva che morta, e perch  molto interessante vedervi volare come tre farfalle intorno a una fiamma."
"Non vi credo."
Gyoko rise piano. "Grazie, mia signora." Ormai perfettamente controllata, con assoluta sincerit aggiunse: "Va bene, vi spiegher la ragione vera. Ho bisogno del vostro aiuto. Toranaga-sama non acconsente alla mia richiesta, e sia, ma voi forse potreste trovare una via. Rappresentate l'unica occasione che io abbia mai avuto e che mai avr in questa vita, e non posso rinunciare. Ecco, adesso lo sapete. Vi prego, vi scongiuro umilmente di aiutarmi." S'inchin fino a terra. "Scusate la mia impertinenza, mia signora, ma tutto quello che possiedo sar a vostra disposizione, se mi aiuterete." Poi si rimise a sedere, aggiustando le pieghe del chimono, e bevve il sak.
Mariko cerc di riflettere: l'intuito le suggeriva di fidarsi della donna, ma la sua mente era ancora in parte occupata dalla recentissima scoperta a proposito di Toranaga e dal sollievo che Gyoko non l'avesse denunciata, perci decise di accantonare per il momento il problema. "S, prover. Ma dovete darmi tempo, vi prego."
"Posso darvi di meglio. Un fatto: conoscete gli Amida Tong, gli assassini?"
"Che sapete di loro?"
"Ricordate quello nel castello di Osaka? Assal l'Anjin-san, non Toranaga-sama. Fu il maggiordomo capo del Nobile Kiyama a pagargli duemila koku per quell'attentato."
"Kiyama? Ma perch?"
" cristiano, ne? L'Anjin-san era suo nemico gi allora. E se lo era allora, perch non adesso? Adesso che  samurai, libero e padrone della sua nave."
"Un altro Amida? Qui?"
Gyoko si strinse nelle spalle. "Chi sa? Ma io non darei gli stracci di un eta per la vita dell'Anjin-san, se non sta bene attento, fuori dal castello."
"Dove si trova in questo momento?"
"Nel suo alloggio, Mariko-sama. Dovete andare a trovarlo fra poco, ne? Forse sarebbe bene avvertirlo."
"Sembra che voi sappiate proprio tutto, vero?"
"Tengo orecchi e occhi aperti, mia signora."
Mariko domin la sua ansia per Blackthorne. "Ne avete parlato con Toranaga-sama?"
"Oh, s, gliel'ho detto." Gyoko strinse gli occhi e sorseggi il sak. "Per la verit, non credo se ne sia meravigliato. E ci  interessante. Ne?"
"Forse vi sbagliate."
"Forse. A Mishima mi  giunta voce che si complottava per avvelenare il Nobile Kiyama. Terribile, ne?"
"Quale complotto?"
Gyoko gliene diede i particolari.
"Impossibile! Un daimyo cristiano non agirebbe mai cos contro un confratello!" Mariko riemp le coppe. "Potrei chiedere che cos'altro vi siete detti, voi e lui?"
"In parte il colloquio  stato dedicato al mio sforzo di riconquistare i suoi favori e di uscire da quella locanda pulciosa, e lui ha acconsentito. Avremo un alloggio come si deve nel castello, vicino all'Anjin-san, in una casa per gli ospiti, e io sar libera di andare e venire. Ha invitato Kiku-san a intrattenerlo per stanotte e anche questo  un miglioramento, bench niente riesca a strapparlo alla sua malinconia." Gyoko fissava attentamente Mariko, ma questa non alz gli occhi, limitandosi ad annuire. Poi la donna riprese con un sospiro: "S, era molto triste. Un peccato! Poi abbiamo parlato dei tre segreti e ha voluto che gli ripetessi quanto sapevo, cio quello che avevo detto a voi."
Ah, pens Mariko, un altro pezzo entra nel disegno. Ochiba... quella era dunque l'esca per Zataki. E inoltre Toranaga pu tenere una minaccia sulla testa di Omi, se gli servisse, e inoltre possiede un'arma contro Onoshi, trattando con Harima, o anche con Kiyama.
"Sorridete, mia signora?"
S, avrebbe voluto rispondere Mariko, col desiderio di condividere con Gyoko la sua eccitazione. Come devono essere state preziose per il nostro padrone quelle informazioni! E quanto dovrebbe compensarvi! Dovreste diventare voi stessa un daimyo.  davvero bravo Toranaga-sama a essere capace di ascoltare con tanta indifferenza...
Invece si limit a scuotere la testa, dicendo con calma: "Mi dispiace che le vostre informazioni non lo abbiano rallegrato."
"Niente di quello che gli ho detto lo ha sollevato,  rimasto tetro e abbattuto. Triste cosa, ne?"
"S, mi dispiace."
"Certo. E, prima che me ne vada, mia signora, un'ultima notizia, che pu interessarvi, per cementare la nostra amicizia.  possibile che l'Anjin-san sia molto fertile."
"Che cosa?"
"Kiku-san attende un figlio."
"Dell'Anjin-san?"
"Forse. O del Nobile Toranaga. O forse di Omi-san. Rientrerebbero tutti nel periodo giusto. Naturalmente, dopo Omi-san, Kiku-san ha preso le debite precauzioni, come sempre, ma, come sapete, nessun metodo  assolutamente sicuro, niente  garantito e gli errori avvengono, ne? Lei pensa di essersi dimenticata di provvedere, dopo l'Anjin-san, ma non  sicura. Fu il giorno dell'arrivo del corriere ad Anjiro, e nell'agitazione di partire per Yokos e del suo contratto comprato da Toranaga-sama...  comprensibile, ne?" Gyoko alz le mani, con espressione molto turbata. "Dopo il Nobile Toranaga, su mio suggerimento, lei ha fatto il contrario. E abbiamo anche acceso bastoncini d'incenso e pregato perch fosse un maschio."
Mariko studiava i disegni sul ventaglio. "Quale, secondo voi?"
"Questo  il guaio, mia signora. Non lo so. Vi sarei grata se mi deste il vostro parere."
"Bisogna interrompere, naturalmente. Non c' nessun rischio per lei, adesso."
"Io sono d'accordo, ma Kiku-san, purtroppo, no."
"Come? Sono sbalordita, Gyoko-san. Naturalmente deve interrompere la gravidanza. Oppure bisogna dirlo a Toranaga-sama. Infine,  accaduto prima che lui..."
Forse  accaduto prima, signora..."
"Bisogna avvertire Toranaga-sama. Perch Kiku-san si mostra cos sciocca e disobbediente?"
"Karma, signora. Vuole un figlio."
"Di chi?"
"Non lo dice. Dice soltanto che ognuno dei tre ne ha avuto la possibilit."
"Sarebbe saggia a rinunciare a questo figlio e la prossima volta essere sicura."
"Sono d'accordo. Ho voluto che lo sapeste, in caso... Passeranno ancora molti giorni prima che la cosa sia visibile o che un aborto sia pericoloso per lei. Forse cambier idea... io non posso forzarla in questa faccenda. Non  pi mia propriet, anche se per il momento cerco di occuparmi di lei. Sarebbe splendido se fosse un figlio del Nobile Toranaga. Ma se avesse gli occhi azzurri... Un ultimo consiglio, mia signora: dite all'Anjin-san di fidarsi fino a un certo punto di questo Uraga-noh-Tadamasa, e mai comunque a Nagasaki. Mai. L'ultima vera fedelt di quell'uomo  verso suo zio, il Nobile Harima."
"Come riuscite a scoprire queste cose, Gyoko-san?"
"Gli uomini sentono il bisogno di sussurrare i loro segreti, mia signora.  quello che li rende diversi da noi: hanno bisogno di rivelare i segreti, mentre noi donne li riveliamo solo per uno scopo preciso. Con un po' di denaro e un orecchio attento... e io li possiedo entrambi...  molto facile. Certo, gli uomini devono condivdere i segreti con altri, e per questo noi siamo superiori e loro saranno sempre in nostro potere."

51
Poco prima dell'alba la saracinesca di una porta laterale si sollev senza rumore e dieci uomini attraversarono rapidi lo stretto ponte sul fossato pi interno del castello. La saracinesca si chiuse alle loro spalle, mentre le sentinelle all'estremit del ponte si giravano deliberatamente, lasciandoli passare senza domande. Tutti portavano chimono scuri e cappelli a cono e stringevano le spade: Naga, Yabu, Blackthorne, Uraga-noh-Tadamasa e sei samurai. Davanti a tutti procedeva Naga, seguito subito da Yabu, guidandoli in un labirinto di svolte, scale e passaggi poco usati. Quando s'imbattevano in pattuglie o sentinelle, Naga sollevava un'insegna d'argento e tutti passavano senza ostacoli.
Giunsero cos al portone sud, unica via d'uscita dal castello per attraversare il primo grande fossato. Qui li aspettava una compagnia di samurai, che in silenzio li circondarono, mettendoli al riparo da eventuali pericoli. Poi tutti si affrettarono verso la salita e il Primo Ponte, tenendosi il pi possibile nell'ombra. Superato infine anche il Primo Ponte, voltarono a sud e si addentrarono per le viuzze che conducevano al mare.
Raggiunte le barriere che proteggevano l'Erasmus, la compagnia di samurai si ferm, salut e se ne and, mentre i dieci uomini, sempre guidati da Naga, superavano la barriera senza trovare impedimenti. Sulla banchina si trovavano molte guardie, pi di quante ce ne fossero in precedenza. E pi luci.
" tutto pronto?" chiese Yabu, assumendo il comando.
"S, signore," rispose il samurai anziano.
"Bene. Anjin-san, avete capito?"
"S, grazie, Yabu-san."
"Allora  meglio che vi affrettiate."
Blackthorne vide i suoi samurai raggruppati da una parte, pi o meno in quadrato, e con un cenno mand da loro Uraga, come gi disposto. Il suo sguardo controll e ricontroll la nave, mentre saliva a bordo e pieno di felicit raggiungeva il suo cassero. Il cielo era ancora buio, ma si preannunciava una bella giornata, con mare calmo. Guard sulla banchina: Yabu e Naga erano assorti in conversazione, Uraga stava spiegando la situazione ai suoi vassalli. Poi le barriere si riaprirono e nello spazio vuoto avanzarono, con passo incerto Baccus e gli altri uomini dell'equipaggio, chiaramente in preda all'ansia. Le guardie che li accompagnavano li osservavano con evidente ironia.
Blackthorne and alla falchetta e chiam: "Ehi! Salite a bordo!" Al vederlo i suoi uomini ripresero coraggio e affrettarono il passo, ma le guardie imprecarono contro di loro ed essi si arrestarono subito.
"Uraga-san!" url Blackthorne. "Ditegli di lasciar salire i miei uomini. Immediatamente!" Uraga obbed con zelo e i samurai si inchinarono verso la nave e lasciarono passare gli olandesi.
Il primo a salire fu Vinck, e l'ultimo fu Baccus, che annaspava, a causa della vista. Apparivano tutti ancora spaventati, ma nessuno si azzard a raggiungere il cassero, che era dominio personale di Blackthorne.
"Ges, pilota!" ansim Baccus, dominando l'incrociarsi di domande, "che cosa sta succedendo?"
"Che diavolo capita, pilota?" echeggi Vinck. "Cristo! Stavamo dormendo e a un tratto  scoppiato un inferno, hanno spalancato la porta e le solite scimmie ci sono venute addosso..."
Blackthorne alz una mano. "Ascoltatemi!" Aspett che si facesse silenzio, quindi riprese: "Portiamo l'Erasmus in un porto sicuro oltre..."
"Non abbiamo uomini abbastanza, pilota!" esclam preoccupato Vinck. "Non riusciremo mai..."
"Stammi a sentire, Johann! Saremo rimorchiati. L'altra nave sar qui a momenti. Ginsel, tu alla fune da traino, Vinck al timone, Jan Roper e Baccus ai verricelli, Salamon e Croocq a poppa. Sonk, scendi a controllare le provviste e tira fuori del grog, se lo trovi. Alla cappa!"
"Un momento, pilota!" intervenne Jan Roper. "Perch tanta fretta? Dove andiamo, e perch?"
Blackthorne, a quelle domande, prov un impeto d'ira, ma si ammon: hanno diritto di sapere, non sono vassalli n eta, sono un equipaggio e, in un certo senso, dei soci. "Siamo all'inizio della stagione dei tai-fun, la stagione delle tempeste e questo ancoraggio non  sicuro. Al di l del golfo, poche leghe a sud, c' l'ancoraggio migliore e il pi riparato, vicino a un villaggio che si chiama Yokohama. L l'Erasmus potr superare qualunque tempesta. Adesso, alla cappa!"
Nessuno si mosse. Poi van Nekk chiese: "Solo poche leghe, pilota?"
"S."
"E dopo? E perch tanta furia?"
"Toranaga-sama mi ha permesso solo ora di partire," rispose Blackthorne, limitandosi a una mezza verit. "Pi presto , meglio , ho pensato io. Potrebbe cambiare di nuovo idea. A Yokohama..." Alz lo sguardo vedendo arrivare Yabu con le sue sei guardie. Gli uomini si sparpagliarono davanti a lui, in fuga.
"Ges!" mormor Vinck, mezzo soffocato. " lui, il bastardo che ha ammazzato Pieterzoon!"
Yabu si avvicin al cassero, con un ampio sorriso, indifferente al terrore dell'equipaggio nel riconoscerlo. Indic il mare. "Guardate, Anjin-san! Tutto alla perfezione, ne?"
Una galea avanzava silenziosa verso di loro, simile a un mostruoso millepiedi nel buio.
"Benissimo, Yabu-sama! Volete restare qui?"
"Pi tardi, Anjin-san," e Yabu and a mettersi accanto alla passerella. Blackthorne si volt verso i suoi uomini. "Forza, ai vostri posti... e attenti a quello che dite! Parlate solo olandese stretto... a bordo ce n' uno che capisce il portoghese. Discuteremo pi tardi. Muovetevi, adesso!"
Gli uomini corsero via, lieti di allontanarsi da Yabu. Uraga e venti samurai di Blackthorne salirono a bordo, mentre il resto si preparava a raggiungere la galea.
"Queste sono le vostre guardie personali, senhor," disse Uraga.
"Mi chiamo Anjin-san, non senhor," lo corresse Blackthorne.
"Scusatemi, Anjin-san," rispose Uraga e si accinse a salire accanto a lui.
"Fermo! Restate gi! Nessuno viene sul cassero senza il mio permesso! Avvertite anche loro."
"S, Anjin-san. Scusate."
Blackthorne and a osservare la galea, che accostava al molo, affiancandosi a loro. "Ginsel! Vai a riva e controlla che prendano i nostri cavi e che li leghino bene! Alla svelta!"
A questo punto, Blackthorne si mise a esaminare i venti uomini. "Perch avete scelto proprio questi fra tutti, Uraga-san?"
"Formano un gruppo compatto, sen... Anjin-san, come fratelli, e chiedono l'onore di difendervi."
"Anatawa... anatawa... anatawa," Blackthorne a caso allontan dieci uomini, rimandandoli a riva, e ordin di sostituirli con altri dieci, che Uraga avrebbe scelto pure a caso. Inoltre disse a Uraga di spiegare chiaramente che tutti i suoi vassalli dovevano essere come fratelli fra loro, o potevano fare seppuku immediatamente.
"'Wakarimasu?"
"Hai, Anjin-san. Gomen nasai."
I cavi di prua vennero rapidamente assicurati all'altra nave. Blackthorne ispezion ogni dettaglio, saggi di nuovo il vento, sapendo che anche nelle calme acque del golfo di Yedo il viaggio avrebbe potuto diventare pericoloso nel caso di una burrasca improvvisa.
"Mollare le cime!" grid. "Ima, capitano-san!"
L'altro capitano rispose con un cenno e la galea si scost dal molo. Insieme ai samurai e ai vassalli di Blackthorne, che si pigiavano in coperta, si era imbarcato anche Naga. Yabu si mise al fianco di Blackthorne, sul cassero dell'Erasmus, che si mosse con un lieve tremito sul filo di una corrente. Blackthorne e i suoi si sentirono invasi dalla gioia pi viva nel riprendere il mare, una gioia che superava tutte le loro ansie. Ginsel, curvo su un lato della minuscola piattaforma legata a tribordo, tenendo il cavo, indicava a voce alta le braccia di profondit.
"Voi, l avanti! Yukkuri sei!" Rallentate.
"Hai, Anjin-san!" giunse il grido di risposta, e le due navi cominciarono ad avanzare.
"Bene, Anjin-san, ottimo!" osserv Yabu. Attese di trovarsi in mare, poi trasse Blackthorne in disparte. "Anjin-san," disse con una certa circospezione, "ieri mi avete salvato la vita. Mi capite?... quando avete richiamato quei ronin, ricordate?"
"S. Solo mio dovere."
"No, non era un dovere. Ricordate ad Anjiro, quell'uomo, il marinaio... lo ricordate?"
"S, ricordo."
"Shigata ga nai, ne? Karma, ne?  accaduto prima che foste samurai e hatamoto..." Gli occhi di Yabu scintillarono ed egli sfior la spada di Blackthorne, parlando in tono chiaro e calmo. "Prima di Venditore d'olio, ne? Da samurai a samurai, vi chiedo di dimenticare tutto l'accaduto. Ricominciamo da adesso. Stanotte. Capite?"
"S, capisco."
"Voi avete bisogno di me, Anjin-san. Senza di me, niente wako barbari: da solo non riuscirete a ottenerli. Non a Nagasaki, mai. Io invece posso, posso aiutarvi almeno. Oggi combattiamo la stessa battaglia, dalla parte di Toranaga. Siamo dalla stessa parte. Senza di me, niente wako. Capite?"
Blackthorne per qualche istante osserv la galea e controll i suoi uomini in coperta. Poi rivolse lo sguardo a Yabu. "S, capisco."
"Capite 'odio'... la parola 'odio'?"
"S."
"L'odio nasce dalla paura. Io non ho paura di voi. Voi non dovete averne di me, mai pi. Io voglio quello che volete voi: le vostre nuove navi qui, e voi, qui, come loro capitano. Posso aiutarvi molto. Prima la Nave Nera... ah, s, Anjin-san," continu vedendo un lampo di gioia sul viso di Blackthorne, "convincer Toranaga-sama. Sapete che sono uno che combatte, ne? Guider io l'assalto. Prender per voi la Nave Nera a terra. Voi e io uniti siamo pi forti di uno da solo. Ne?"
"S. Possibile avere pi uomini? Pi dei duecento miei?"
"Se ve ne servono duemila... cinquemila! non vi preoccupate, guider io l'assalto. D'accordo?"
"S.  onesto. Grazie. Acconsento."
"Benissimo, Anjin-san," concluse Yabu, molto soddisfatto. Sapeva che quell'alleanza avrebbe giovato a entrambi, anche se il barbaro lo odiava. Una volta ancora la logica di Yuriko si era dimostrata perfetta.
Qualche ora prima si era presentato a Toranaga chiedendogli il permesso di raggiungere subito Osaka, per preparargli il terreno. "Scusatemi, ma mi sembra una cosa molto urgente. In fondo, signore," gli aveva spiegato con deferenza, come aveva concordato con la moglie, "dovreste avere laggi una persona di alto rango che si assicuri dello svolgimento dei preparativi. Ishido  un contadino, che non capisce il cerimoniale. Se non fosse tutto sistemato perfettamente, non dovreste neppure andarci, ne? Possono volerci delle settimane, ne?"
La facilit con cui Toranaga si era lasciato convincere lo aveva riempito di esultanza. "E poi c' la nave barbara, signore. Sarebbe meglio portarla a Yokohama, nel caso venisse un tai-fun. Col vostro permesso, me ne occuper io prima di partire. Il reggimento moschettieri potrebbe starle di guardia... diamogli qualcosa da fare. Quindi proseguir per Osaka sulla galea. Per mare il viaggio  sempre migliore e pi sicuro, ne?
"Molto bene, se vi sembra saggio, Yabu-san. Ma portate con voi Naga-san e lasciatelo al comando a Yokohama.
"S, signore." Quindi aveva informato Toranaga dell'ira di Tsukku-san. E se Toranaga-sama voleva che l'Anjin-san vivesse tanto da raccogliere uomini a Nagasaki - nel caso gli sembrasse opportuno mettere in mare la nave - era bene che glielo lasciasse fare subito. "Il prete era infuriato... tanto da mandare i suoi convertiti contro l'Anjin-san, credo."
"Ne siete sicuro?"
"S, signore. Forse dovrei, per il momento, prendere l'Anjin-san sotto la mia protezione." Poi, come se l'idea gli fosse balenata all'improvviso, aggiunse: "La cosa pi semplice sarebbe portare l'Anjin-san con me. Io posso cominciare i preparativi a Osaka, poi andare a Nagasaki, assoldare i barbari nuovi, e ritornare a occuparmi in seguito dei preparativi."
"Fate come vi sembra meglio," aveva risposto Toranaga. "Lascio a voi decidere, amico mio. Che importa, ne? Ogni cosa... che importa?"
Yabu era lieto di potere, finalmente, agire. Solo la presenza di Naga non era stata prevista, ma non contava, e in realt era bene averlo a Yokohama.
Yabu osservava l'Anjin-san, l'alta figura arrogante, con le gambe leggermente aperte, che seguiva con tanta facilit il dondolio della nave, quasi ne fosse parte, cos grande, forte e indifferente. Cos diverso da quando erano a terra. Volutamente Yabu cerc di imitarlo, prendendo la stessa posa.
"Voglio pi del Kwanto," aveva sussurrato alla moglie, prima di uscire di casa. "Una cosa di pi. Voglio il dominio del mare. Voglio essere l'alto ammiraglio. Metteremo tutte le rendite del Kwanto al servizio del piano di Omi per scortare il barbaro al suo paese, comprare altre navi e riportarle indietro. Andr Omi con lui, ne?
"S," aveva risposto lei, altrettanto contenta. "Di lui ci possiamo fidare."

La banchina di Yedo era deserta e gli ultimi samurai stavano scomparendo nelle stradine che portavano al castello. Dall'ombra usc padre Alvito, con fratello Michele. Alvito osservava il mare. "Che Dio maledica lei e tutti quelli che ci stanno sopra!"
"Tranne uno, padre. C' anche uno dei nostri sulla nave. E Naga-san, che ha giurato di farsi cristiano nel primo mese dell'anno prossimo."
"Se mai per lui ci sar un anno prossimo," mormor cupo Alvito. "Di Naga non so, forse  convinto, forse no. Ma quella nave ci distrugger e noi non possiamo fare niente."
"Dio ci aiuter."
"S, ma noi siamo soldati di Dio e dobbiamo aiutarlo. Bisogna avvertire immediatamente il padre visitatore e il capitano-generale. Hai trovato un nuovo piccione viaggiatore per Osaka?"
"No, padre, a nessun prezzo. E neanche uno per Nagasaki. Da mesi Toranaga li ha incettati tutti per s."
Alvito divent ancora pi tetro. "Ne sar rimasto almeno uno! Paga qualunque somma sia necessaria. L'eretico ci porter danni terribili, Michele."
"Forse no, padre."
"Perch allontanano la nave? Naturalmente per motivi di sicurezza, ma soprattutto per togliercela di mano. Perch Toranaga ha dato all'eretico duecento wako e gli ha reso il suo argento? Come forza d'assalto,  evidente, e per comprare altri pirati, marinai e cannonieri. Perch gli ha dato la libert? Per colpirci attraverso la Nave Nera. Che Dio ci aiuti, Toranaga ci abbandona!"
"Noi lo abbiamo abbandonato, padre."
"Non possiamo far niente per aiutarlo! Abbiamo provato in ogni modo con i daimyo, non abbiamo altre risorse."
"Se pregheremo ancora pi intensamente, Dio ci mostrer una via."
"Io prego e prego, ma... forse Dio ci ha abbandonato, Michele, giustamente. Forse non siamo degni della Sua piet. Io so di non esserlo."
"Forse l'Anjin-san non trover marinai e cannonieri. Forse non arriver mai a Nagasaki."
"Con quell'argento assolder tutti gli uomini che vuole. Anche cattolici... anche portoghesi. Gli uomini, stupidamente, pensano pi a questo mondo che all'altro. E non apriranno gli occhi. Vendono le loro anime con estrema facilit. Io prego perch Blackthorne non arrivi mai laggi. N lui, n i suoi emissari. Non dimenticare che non  necessario ci vada lui in persona. Gli uomini possono essere assoldati e portati da lui. Vieni, andiamo a casa." Alvito, scoraggiato, si incammin verso la missione gesuita che sorgeva a circa un miglio di distanza, presso i moli, dietro uno dei grandi magazzini in cui si conservavano di anno in anno il riso e la seta. I magazzini facevano parte dell'organizzazione di vendita che i gesuiti gestivano per i venditori e i compratori.
Percorsero un tratto di spiaggia, poi Alvito di nuovo si ferm a contemplare il mare. L'alba andava schiarendo il cielo, ma egli non vide pi le navi. "Quali possibilit ci sono che il nostro messaggio venga trasmesso?" Il giorno prima Michele aveva scoperto che uno dei vassalli di Blackthorne era cristiano. Quando per tutta la rete clandestina di informazioni si era sparsa la voce che si prevedeva qualcosa di nuovo per l'Anjin-san e la sua nave, Alvito aveva scritto in fretta un messaggio in codice indirizzato a Dell'Aqua, con tutte le ultime notizie, e aveva pregato quell'uomo di consegnarlo segretamente, se mai fosse giunto a Osaka.
"Il messaggio arriver," lo confort tranquillo Michele. "Il nostro confratello sa di essere in viaggio con il nemico."
"Possa Dio vegliare su di lui e dargli forza, e maledire Uraga." Alvito scrut il suo compagno. "Perch? Perch  diventato un apostata?"
"Ve lo ha detto, padre," rispose Michele, "perch voleva essere sacerdote... voleva essere ordinato nella Compagnia. Non era chiedere molto per un coraggioso servo di Dio."
"Era troppo superbo. Nella Sua saggezza Dio lo ha messo alla prova e lui ha mancato."
"S. Io prego di non mancare, quando verr il mio turno."
Alvito oltrepass la missione e si diresse verso l'ampio terreno messo a disposizione da Toranaga per la cattedrale da erigere a gloria di Dio. Nella sua mente il gesuita gi la vedeva, alta, maestosa e soave insieme, dominante la citt, con campane ineguagliabili, fuse a Goa o a Macao, o forse addirittura in Portogallo, con le grandi porte di bronzo aperte per accogliere un'aristocrazia fedele alla Chiesa. Sentiva il profumo dell'incenso e il suono degli inni latini. Ma la guerra distrugger questo sogno, pens. La guerra travolger di nuovo questo paese e tutto torner come una volta.
"Padre!" lo avvert Michele, con un sussurro.
Davanti a loro si delineava la figura di una donna, che stava osservando gli scavi gi iniziati per gettare le fondamenta. Accanto a lei, due cameriere. Alvito rimase immobile, in attesa, affondando lo sguardo nella semioscurit per riconoscerla. La donna era riccamente vestita e velata. Poi Michele si mosse e tocc un sasso, che rotol con rumore sordo contro una vanga. La donna si volt sussultando e Alvito la riconobbe.
"Mariko-san? Sono io, padre Alvito."
"Padre? Stavo... stavo proprio venendo da voi. Partir fra poco, ma volevo parlarvi prima di andarmene."
Alvito la raggiunse. "Sono molto contento di vedervi, Mariko-san, davvero. Sapevo che eravate in partenza. Ho cercato pi volte di incontrarvi, ma per il momento mi  vietato l'ingresso nel castello." Mariko, senza rispondere, si gir a guardare di nuovo il primo segno della cattedrale. Alvito guard Michele, anch'egli profondamente stupito che una dama di cos alto rango si aggirasse a quell'ora del mattino, senza seguito n scorta.
"Siete venuta per vedere me, Mariko-san?"
"S, e per assistere alla partenza della nave."
"Cosa posso fare per voi?"
"Voglio confessarmi."
"Che avvenga qui, allora," rispose il padre. "Che siate la prima a confessarvi in questo luogo."
"Scusatemi, padre, ma potreste celebrare la messa qui?"
"Non c' chiesa, n altare, n paramenti e tanto meno l'eucarestia. Potrei farlo nella vostra cappella, se..."
"Potremmo bere il cha da una tazza vuota, padre? Scusatemi, ma il tempo  cos breve..." disse Mariko con voce sottile.
"S," rispose lui, comprendendola immediatamente. Si mise nel punto in cui forse, un giorno, sarebbe sorto l'altare in una grandiosa navata, sotto una immensa volta. Oggi la volta era il cielo, e gli uccelli e il battere delle onde sostituivano il coro. Cominci a cantilenare le parole della messa, coadiuvato da Michele, e insieme portarono l'Infinito sulla terra.
Ma prima di darle l'inesistente ostia della comunione, s'interruppe. "Ora devo ascoltare la vostra confessione, Maria." Con un cenno allontan Michele, sedette su una pietra e chiuse gli occhi. Mariko si inginocchi. "Davanti a Dio..."
"Padre, prima di cominciare, devo chiedervi un favore."
"A me o a Dio?"
"Chiedo un favore, davanti a Dio."
"Quale favore?"
"La vita dell'Anjin-san in cambio di informazioni."
"Non sta a me salvare o spezzare la sua vita."
"S. Perdonatemi, ma si potrebbe spargere fra tutti i cristiani l'ordine che non si deve ucciderlo, come sacrificio a Dio."
"L'Anjin-san  il nemico. Un nemico terribile della nostra fede."
"Lo so, ma imploro ugualmente per la sua vita. In cambio... in cambio forse potrei esservi di grande aiuto."
"Come?"
"Mi concedete il favore richiesto, padre? Davanti a Dio?"
"Non posso concedere un tale favore. Non sta a me. Non potete chiedere baratti a Dio."
Mariko esit, poi si inchin e cominci ad alzarsi da terra. "Scusate."
"Trasmetter la richiesta al padre visitatore," disse in fretta Alvito.
"Non basta, padre, perdonatemi."
"Gliela trasmetter, pregandolo di prenderla in considerazione, in nome di Dio."
"Se quanto vi dir vi sembrer di grande valore, giurerete davanti a Dio di fare tutto quanto  in vostro potere, anche di aiutarlo e custodirlo, purch non agisca direttamente contro la Chiesa?"
"S. Se non agir contro la Chiesa."
"E acconsentite, scusatemi, a trasmettere la mia richiesta al padre visitatore?"
"Davanti a Dio, s."
"Grazie, padre. Allora, ascoltate..." Gli rifer le sue deduzioni a proposito di Toranaga e del suo trucco.
Tutto, all'improvviso, si chiar agli occhi di Alvito. "Avete ragione! Dovete avere ragione... Il cielo mi perdoni, come ho potuto essere cos sciocco?"
"Ascoltatemi ancora, padre. Ci sono altri fatti." Gli sussurr i segreti relativi a Zataki e Onoshi.
"Non  possibile!"
"Si mormora anche che Onoshi progetti di avvelenare Kiyama."
"Impossibile!"
" pi che possibile, scusatemi. Sono nemici da sempre."
"Chi vi ha detto tutto questo, Maria?"
"Secondo le voci Onoshi avvelener Kiyama quest'anno, durante la festa in onore del benedetto san Bernardo," rispose in tono stanco Mariko, non rivelando nessun nome di informatori. "Il figlio di Onoshi sar il nuovo signore di tutti i possedimenti di Kiyama. Il generale Ishido  d'accordo, a patto che nel frattempo il mio padrone sia gi andato nel Grande Vuoto."
"Avete prove, Mariko-san?"
"Mi spiace, non ne ho. Ma Harima  al corrente dell'intrigo."
"Come lo sapete? Come pu saperlo Harima? Partecipa anche lui alla congiura?"
"No, padre.  semplicemente al corrente del segreto."
"Impossibile! Onoshi  troppo riservato e intelligente. Se ha preparato un simile piano, non lo ha certo rivelato a nessuno. Dovete essere in errore. Chi vi ha dato queste informazioni?"
"Non posso dirvelo, mi spiace. Scusate. Ma credo che sia tutto vero."
Alvito esamin fra s ogni possibilit, poi esclam: "Uraga! Uraga era il confessore di Onoshi! Madre di Dio, ha violato il segreto del confessionale e ha rivelato al suo feudatario..."
"Potrebbe anche non essere vero tutto questo, ma io credo che invece lo sia. La verit vera la conosce solo Dio, ne?"
Mariko non si era tolta il velo e Alvito non ne vedeva il volto. Guard il mare: ora scorgeva all'orizzonte le due navi dirette a sudovest, con i remi della galea che si tuffavano ritmicamente, il vento favorevole e il mare calmo. Gli doleva il petto e gli scoppiava la testa per l'enormit di quanto aveva sentito. Preg il cielo, in cerca di aiuto, tentando di separare la realt dall'immaginario, ma in cuor suo sapeva che i segreti erano veri e che il ragionamento di Mariko era giusto.
"Pensate che Toranaga riuscir a vincere Ishido?"
"No, padre. Nessuno vincer, ma senza il vostro aiuto Toranaga perder. Di Zataki non ci si pu fidare. Egli costituir sempre la minaccia pi grave per il mio padrone. Zataki lo capisce e sa che le promesse di Toranaga sono vane, perch alla fine Toranaga dovr tentare di eliminarlo. Se io fossi Zataki, distruggerei Sudara e sua moglie e tutti i suoi figli non appena li avessi nelle mani e attaccherei subito Toranaga. Manderei le truppe contro i suoi possedimenti settentrionali e questo sveglierebbe Ishido, Ikawa Jikkyu e tutti gli altri dal loro stupido letargo. Sarebbe fin troppo facile abbattere Toranaga."
Alvito, dopo un momento di riflessione, disse: "Alzate il velo, Maria." Vide che il viso di lei era duro e fermo. "Perch mi avete rivelato tutto questo?"
"Per salvare la vita dell'Anjin-san."
"Vi siete decisa a tradire per lui, Maria? Voi, Toda Mariko-noh-Buntaro, figlia del generale Nobile Akechi Jinsai, voi tradite per uno straniero? Pretendete che vi creda?"
"No, perdonate,  anche... per proteggere la Chiesa. Prima, anzi, per questo, padre... Non so cosa fare. Credevo che voi poteste... Toranaga  l'unica speranza per la Chiesa. Forse in qualche modo potete aiutarlo... per proteggere la Vera Fede. E ha bisogno di essere aiutato, adesso,  un uomo buono e saggio, e la Chiesa con lui prosperer. Io so che il vero nemico  Ishido."
"La maggioranza dei daimyo cristiani  convinta che Toranaga spazzer via la Chiesa e l'erede, se mai riuscir a vincere Ishido e a conquistare il potere."
"Forse, ma io ne dubito. Si comporter onestamente con la Chiesa, come ha sempre fatto. Ishido  violentemente anticristiano, e altrettanto la Nobile Ochiba."
"Tutti i grandi daimyo cristiani sono ostili a Toranaga."
"Ishido  un contadino. Toranaga-sama  nobile e saggio, e vuole che il commercio continui."
"Chiunque governi, il commercio continuer, per forza."
"Toranaga vi  sempre stato amico e se vi comporterete onestamente con lui, vi sar sempre al fianco." Indic con la mano gli scavi per la cattedrale. "Questa non  forse una prova? Vi ha regalato questo terreno, generosamente, nel momento in cui gli eravate mancati e lui aveva perso tutto... perfino la vostra amicizia."
"Forse."
"E infine, padre, Toranaga-sama pu impedire una guerra perpetua, dovete saperlo anche voi. Come donna, io chiedo che non ci sia una guerra senza fine."
"S, Maria. Lui  l'unico capace di riuscirci. Forse."
Mariko chin il capo e tacque.
"Porterete un messaggio, Mariko-san? Per il padre visitatore."
"S, se lo trover a Osaka."
"Un messaggio riservato?"
Si.
"Ve lo dir a voce: riferite anche a lui tutto quanto avete detto a me e quanto io ho detto a voi. Tutto, dalla prima parola all'ultima."
"Va bene."
"Me lo promettete? Davanti a Dio?"
"Non c' bisogno che me lo chiediate, padre. Ho gi acconsentito."
Alvito la fiss negli occhi, fermi e limpidi, e cedette. "Scusatemi, vi prego, Maria. E adesso occupiamoci della vostra confessione."
Mariko lasci ricadere il velo. "Scusatemi, padre. Non sono degna neppure di confessarmi."
"Chiunque ne  degno agli occhi di Dio."
"Io no. Io non ne sono degna, padre."
"Dovete confessarvi, Maria. Non potrei proseguire con la messa... davanti a Lui dovete presentarvi in purezza."
Mariko si inginocchi. "Perdonatemi, padre, perch ho peccato, ma posso confessare solo di essere indegna della confessione," mormor con voce spezzata.
Con un moto di piet, Alvito le mise lievemente una mano sulla testa. "Figlia di Dio, lascia che io chieda a Dio perdono per i tuoi peccati. Lascia che in Suo nome io ti assolva e ti renda degna del Suo sguardo." La benedisse e poi riprese la messa per lei, nella cattedrale immaginaria, sotto la cupola del cielo. Il rito pi autentico e pi splendido cui mai avessero partecipato, sia lui che Mariko.

L'Erasmus dondolava all'ancora nel miglior porto mai visto da Blackthorne, abbastanza lontano dalla riva per avere tutto lo spazio necessario, ma abbastanza vicino per stare al sicuro. Sei braccia di acqua limpida sopra un fondo ben solido e tutt'intorno, salvo per lo stretto passaggio all'ingresso della baia, una costa alta che avrebbe riparato dalle furie dell'oceano un'intera flotta.
Il viaggio, di una giornata, da Yedo, era stato tranquillo, anche se faticoso. La galea era adesso ancorata a mezzo ri a nord, presso il villaggio di Yokohama. A bordo si trovavano solo Blackthorne e i suoi uomini, olandesi e giapponesi. Yabu e Naga erano scesi a terra a ispezionare il reggimento moschettieri, e lui avrebbe dovuto raggiungerli fra poco. Il sole era basso sull'orizzonte e il cielo rosseggiante prometteva per l'indomani un'altra bella giornata.
"Ebbene, Uraga-san?" Blackthorne stava sul cassero, con gli occhi cerchiati per la mancanza di sonno. Uraga gli aveva chiesto di aspettare un momento per controllare se ci fossero dei cristiani tra i vassalli. "Non posso aspettare fino a domani!"
"No, signore, scusate!" rispose Uraga, voltandosi verso di lui. I samurai vassalli erano tutti riuniti, mentre gli olandesi si tenevano vicini alla ringhiera del cassero, e apparivano piuttosto nervosi. "Scusatemi, ma  necessario scoprirlo subito. Voi siete il loro nemico principale, perci  necessario che lo sappiate, per proteggervi. Io desidero soltanto proteggervi. Non ci vorr molto, ne?"
"Sono tutti in coperta?"
"S, signore."
Blackthorne domand in giapponese, a voce alta: "C' qualche cristiano?" Nessuna risposta. "Ordino ai cristiani di farsi avanti." Nessuno si mosse. Egli si rivolse a Uraga. "Dieci di guardia sul ponte, lasciate andare gli altri."
"Col vostro permesso, Anjin-san." Uraga estrasse da sotto il chimono una piccola immagine, che si era portata da Yedo e la gett sul ponte. Poi, deliberatamente, la calpest. Blackthorne e gli olandesi furono colpiti, spiacevolmente, tutti meno Jan Roper. "Ordinate che ogni vassallo faccia altrettanto."
"Perch?"
"Conosco i cristiani." Gli occhi di Uraga erano seminascosti dalla tesa del cappello. "Vi prego, signore.  importante che ognuno lo faccia. Subito oggi stesso."
"E va bene," Concesse Blackthorne, controvoglia.
Uraga si volt verso i vassalli. "Su mio suggerimento il padrone vuole che ognuno di voi ripeta questo gesto."
I samurai brontolarono fra loro e uno intervenne. "Abbiamo gi detto che non siamo cristiani. A che serve mettere i piedi su un'immagine del dio cristiano?"
"I cristiani sono nemici del nostro padrone. I cristiani sono infidi, ma sono cristiani. Scusatemi, io li conosco... per quanto me ne vergogni, poich ho abbandonato i nostri veri dei. Mi dispiace, ma credo che questo sia necessario per la sicurezza del nostro signore."
Uno dei samurai in prima fila dichiar: "In questo caso non c' altro da dire." Avanz e calpest l'immagine. "Io non rispetto nessuna religione barbara! Avanti, fate quello che ci  chiesto!"
Tutti lo imitarono, uno per volta. Blackthorne li osservava, con un certo disprezzo.
"Non mi sembra giusto," osserv van Nekk, in tono preoccupato.
Vinck si rivolse a Blackthorne. "Sudici bastardi. Ci taglierebbero la gola senza pensarci un minuto. Sei sicuro di potertene fidare, pilota?"
S.
"Nessun cattolico lo farebbe mai, vero Johann? Quell'Uraga-sama  intelligente."
"Siano o no dei papisti fetenti, sono sempre degli schifosi samurai."
" vero," ammise Croocq.
"Ma anche cos, non  giusto," ripet van Nekk.
I samurai avanzavano uno per uno, calpestavano l'immagine, poi si raccoglievano a gruppetti. Era un procedimento noioso e Blackthorne rimpianse di aver acconsentito, perch c'erano faccende pi importanti da sbrigare, prima del crepuscolo. Con lo sguardo misurava il villaggio e i promontori: sulle colline si contavano a centinaia le baracche dei moschettieri accampati. C' tanto da fare, pensava, smanioso di scendere a terra, a godersi il feudo donatogli da Toranaga, di cui Yokohama faceva parte. Perdio, si disse, sono padrone di uno dei pi grandi porti del mondo!
A un tratto un uomo super l'immagine, estrasse la spada e si lanci contro Blackthorne. Una dozzina di samurai gli si misero coraggiosamente davanti, proteggendo il cassero, mentre Blackthorne si voltava con la pistola gi puntata. Gli altri si allontanarono di corsa, in disordine, da tutte le parti. L'aggressore si ferm, con un urlo di rabbia, cambi direzione e si gett contro Uraga, che alla meglio riusc a evitare il colpo. L'uomo rotol su se stesso, mentre altri samurai gli correvano addosso, si difese un momento, poi si gett in acqua.
Subito quattro samurai, che sapevano nuotare, lo seguirono, abbandonando gli spadoni e mettendosi fra i denti le spade corte. Tutti gli altri e gli olandesi si affollarono alla murata. Anche Blackthorne corse a guardare: non si vedeva con chiarezza nel turbinare di ombre nell'acqua. Qualcuno venne alla superficie per respirare, poi si immerse di nuovo. Dopo un attimo affiorarono quattro teste. Fra di loro galleggiava il cadavere, con un coltello nella gola.
"Spiacente, Anjin-san,  il suo coltello!" grid uno dei quattro.
"Uraga-san, ordinate di perquisirlo e poi di lasciarlo ai pesci."
La perquisizione non rivel niente. Quando furono di nuovo tutti in coperta, Blackthorne indic l'immagine con la pistola carica. "Tutti... una seconda volta!" Gli obbedirono ed egli controll personalmente ogni passaggio. Poi, per premiare Uraga e accontentarlo, ordin all'equipaggio di fare altrettanto. Ci fu una specie di protesta.
"Avanti!" ringhi Blackthorne. "O vi ci sbatto a calci in culo!"
"Non ce n' bisogno, pilota!" esclam van Nekk. "Noi non siamo scimmie pagane e puzzolenti!"
"Non sono scimmie pagane puzzolenti, perdio! Sono dei samurai!"
Tutti lo guardarono, stupiti e dalla paura nacque l'ira. Van Nekk stava per parlare, ma Ginsel lo prevenne. "I samurai sono dei bastardi pagani e sono stati loro - o altri come loro - ad ammazzare Pieterzoon, Maetsukker e il capitano-generale!"
"S, ma senza questi samurai non arriveremo mai a casa... capito?"
Tutti i giapponesi li stavano osservando e si avvicinarono a Blackthorne per proteggerlo, con atteggiamento minaccioso verso gli altri. Van Nekk intervenne. "Lasciamo correre, eh? Siamo tutti un po' stanchi e frastornati. La tirata  stata lunga. Qui noi non siamo padroni, nessuno di noi. E neanche il pilota. Ma lui sa quello che fa...  lui il capo adesso, il capitano-generale."
" vero, ma non  giusto che prenda le loro parti contro di noi, e perdio, non  un re! Noi siamo suoi pari," si risent Jan Roper. "Che sia armato e vestito come loro e possa parlare con i bastardi, non significa che sia diventato un re. Noi abbiamo dei diritti e questa  la legge nostra e sua, anche se lui  inglese. Ha giurato di rispettare le regole... non  vero, pilota?"
"Certo," rispose Blackthorne. " la nostra legge sui mari, dove siamo padroni e in maggioranza. Qui non lo siamo. Perci fate quello che vi dico, e alla svelta."
Brontolando, obbedirono.
"Sonk, hai trovato del grog?"
"Nossignoreneancheunagoccia!"
"Far portare a bordo del sak." Quindi, in portoghese, Blackthorne aggiunse: "Uraga-san, venite a terra con me e portate qualcuno per remare. Voi quattro," e si rivolse ai quattro samurai che si erano gettati in acqua, "voi siete capitani, adesso. Capito? Prendete cinquanta uomini a testa."
"Hai, Anjin-san."
"Come vi chiamate?" chiese a uno di loro, Un giapponese alto, dal viso tranquillo, segnato da una cicatrice.
"Nawa Chisato, signore."
"Per oggi siete capitano di tutta la nave. Fino al mio ritorno."
Blackthorne si accost alla passerella, presso cui era legata una piccola scialuppa.
"Dove vai, pilota?" chiese ansiosamente van Nekk.
"A riva. Torno fra poco."
"Veniamo tutti, perbacco!"
"Ci vengo anch'io!"
"... e anch'io!"
"Cristo, non mi piantate qui..."
"No! Vado io solo!"
"Ma, per l'amor di Dio, che cosa faremo noi?" gemette van Nekk. "Non ci lasciare, pilota!"
"Aspettate e basta," rispose Blackthorne. "Far portare da mangiare e da bere."
Ginsel lo squadr duramente. "Credevo che saremmo tornati indietro stanotte. Perch non torniamo?"
"Quanto dobbiamo rimanere qui, pilota? E quando..."
"Che ci dici di Yedo, pilota?" insist Ginsel, a voce pi alta. "Fino a quando dobbiamo restare qua, con queste scimmie maledette?"
"S, proprio scimmie, perdio!" ribad Sonk allegro. "Che ci dici del nostro viaggio e della nostra gente?"
"S, che dici dei nostri eta, pilota? E delle nostre pupe e dei nostri servi?"
"Arriveranno domani." Blackthorne domin l'astio. "Siate pazienti. Torner il pi presto possibile. Baccus, sei tu il responsabile." Si volt per andarsene.
"Io vengo con te," dichiar Jan Roper, seguendolo. "Siamo in porto, perci abbiamo diritto di decisione e io voglio delle armi."
Mentre Blackthorne si girava verso di lui, dieci spade uscirono dal fodero, pronte a uccidere Roper. "Un'altra parola e sei morto." Il mercante avvamp e si ferm. "Modera il linguaggio davanti a questi samurai o qualcuno ti taglier la testa per le tue cattive maniere, prima che io riesca a impedirglielo... e non parlo di altre ragioni! Sono molto permalosi, e vicino a te divento permaloso anch'io. E le armi le avrai quando sar il momento. Capito?"
Jan Roper annu, con aria torva, e si ritir. I samurai avevano ancora un atteggiamento minaccioso, ma Blackthorne li calm e ordin loro di lasciar stare l'equipaggio, pena la morte. "Torner presto." Scese nella scialuppa, seguito da Uraga e da un altro samurai. Chisato, il capitano, si avvicin a Roper, che si rattrapp davanti alla possibile minaccia, si inchin e se ne and dall'altra parte.
Quando furono lontani dalla nave, Blackthorne ringrazi Uraga per aver scoperto il traditore.
"Non ringraziatemi. Era mio dovere."
In giapponese, cos che anche l'altro potesse capire, Blackthorne rispose: "Un dovere, s, ma adesso i vostri koku cambiano. Non venti, ma cento ogni anno."
"Oh, grazie, signore. Non lo merito. Ho fatto solo il mio dovere e dovevo..."
"Parlate piano. Non capisco."
Uraga si scus e ripet lentamente. Blackthorne lo ringrazi di nuovo, poi si mise pi comodo, avvertendo la stanchezza. Si costrinse a tenere gli occhi aperti e guard indietro, verso la nave, per assicurarsi che fosse ben situata. Van Nekk e gli altri erano affacciati alla murata ed egli rimpianse di esserseli portati a bordo, pur sapendo di non avere scelta. Senza di loro il viaggio sarebbe stato ben poco sicuro. Idioti, pronti ad ammutinarsi! pens. Che diavolo devo fare con loro? Tutti i miei vassalli sanno del villaggio eta e ne sono disgustati quanto... Che guaio, Cristo! Karma, ne?"
Si addorment, per svegliarsi quando la scialuppa accost al molo. Per un attimo non cap dove si trovava. Aveva sognato di essere al castello, fra le braccia di Mariko, come la notte precedente.
Durante la notte stava sonnecchiando dopo un amplesso con Fujiko, quando Yabu e i suoi samurai si erano presentati. La serata era stata piacevolissima; Fujiko aveva invitato anche Kiku, che si era mostrata pi bella e vivace che mai. Allo scadere dell'ora del Cinghiale, era giunta puntuale Mariko e tutti avevano goduto il sak e una nuova ventata di allegria, ma ben presto Mariko aveva rotto l'incanto.
"Perdonatemi, ma siete in grande pericolo, Anjin-san," gli aveva annunciato, e quando aveva riferito l'ammonimento di Gyoko, di non fidarsi troppo di Uraga, sia Fujiko che Kiku si erano molto turbate.
"Non preoccupatevi, prego," aveva detto lui. "Lo terr d'occhio, non abbiate paura."
Mariko aveva continuato: "Forse dovreste tenere d'occhio anche Yabu-sama, Anjin-san."
"Perch?"
"Oggi pomeriggio ho visto l'odio sulla vostra faccia. E lui anche."
"Non importa. Shigata ga nai, ne?"
"No, mi spiace,  stato un errore. Perch avete richiamato gli uomini quando lo hanno circondato? Anche quello  stato un grave errore. Lo avrebbero ucciso rapidamente, e il vostro nemico sarebbe scomparso senza pericolo per voi."
"Non sarebbe stato giusto, Mariko-san. Erano in tanti contro uno. Non era leale.
Mariko aveva spiegato alle altre due le sue parole. "Scusate, Anjin-san, ma secondo noi tutte  un modo di pensare molto pericoloso e io vi scongiuro di rinunciarvi.  sbagliato e molto ingenuo. Scusate se parlo cos chiaramente. Yabu-san vi distrugger."
"No, non ancora. Sono ancora troppo importante per lui. E per Omi-san."
"Kiku-san, vi prego, cercate anche voi di convincere l'Anjin-san di guardarsi da Yabu... e da questo Uraga. Per l'Anjin-san forse  difficile misurare le cose 'importanti' qui da noi, ne?"
"S, sono d'accordo con Mariko-san," aveva affermato anche Fujiko.
Pi tardi Kiku si era recata da Toranaga e Mariko aveva di nuovo turbato la pace. "Stanotte devo dirvi sayonara, Anjin-san. Partir all'alba."
"No, adesso non ce n' bisogno," aveva risposto lui. "Si pu cambiare tutto, adesso. Domani vedr Toranaga e, siccome sono libero di partire, vi porter io a Osaka. Mi far dare una galea o la nave costiera. A Nagas..."
"No, Anjin-san, devo partire come mi  stato ordinato." E niente aveva potuto dissuaderla.
Pieno di dolore al pensiero di separarsi da Mariko, aveva sentito lo sguardo di Fujiko, che lo osservava in silenzio. Si era voltato verso di lei e la ragazza aveva chiesto scusa per un momento. Lo shoji si era chiuso alle sue spalle. Erano soli e sapevano che Fujiko non sarebbe tornata, che per un poco erano al sicuro. Fu un incontro impetuoso e violento. Poi si udirono voci e passi ed ebbero appena il tempo di ricomporsi prima che Fujiko li raggiungesse dall'interno, mentre dall'altra parte entrava Yabu, con l'ordine di Toranaga di partire immediatamente in segreto. "... a Yokohama, poi a Osaka, per una breve sosta, Anjin-san, quindi a Nagasaki. Ritorno a Osaka e di nuovo qui! Ho mandato a prendere il vostro equipaggio, che troverete alla nave."
A quella vittoria mandata dal cielo, si era sentito invadere dall'eccitazione. "S, Yabu-san. Ma Mariko-san... anche lei a Osaka, ne? Meglio con noi... pi veloce, pi sicuro, ne?
"Non  possibile, mi spiace. Dobbiamo affrettarci. Venite! La marea... capite 'marea'?"
"Hai, Yabu-san, ma Mariko-san va a Osaka..."
"Spiacente, ha i suoi ordini come noi i nostri, Mariko-san! Spiegateglielo e ditegli di sbrigarsi!"
Yabu era stato inflessibile e a quell'ora di notte non si poteva andare da Toranaga a chiedergli di cambiare l'ordine. Non c'era pi stato il tempo n il modo di parlare con Mariko e con Fujiko, se non per i saluti ufficiali. Ma presto si sarebbero ritrovati a Osaka. "Molto presto, Anjin-san," aveva sussurrato Mariko.
"Buon Dio. fa' che non la perda!" esclam Blackthorne, fra le strida dei gabbiani che sembravano aggravare il suo senso di solitudine.
"Perdere chi, signore?"
Blackthorne torn alla realt e indic la nave. "Per noi le navi sono femminili... le vediamo come esseri femminili, non maschili. Wakarimasu ka?"
"Hai."
Blackthorne scorse ancora, in distanza, le figure minuscole del suo equipaggio e quel problema insolubile gli si ripropose. Ne hai bisogno a bordo, si disse, e ce ne vorranno altri come loro. Quelli nuovi non accetteranno volentieri i samurai, nemmeno loro, e per di pi saranno per la maggior parte cattolici. Santo Dio, come far a tenerli tutti in pugno? Aveva ragione Mariko: vicino ai cattolici sono un uomo morto.
"Anche vicino a me, Anjin-san," gli aveva detto in quell'ultimo incontro.
"No, Mariko-chan, non con voi."
"Ma oggi avete dichiarato che noi siamo i vostri nemici."
"Ho affermato che quasi tutti i cattolici sono miei nemici."
"Vi uccideranno, se appena potranno."
"S. Ma tu... davvero ci incontreremo a Osaka?"
"S. Ti amo, Anjin-san. Ricorda, guardati da Yabu."
Hanno tutte ragione a proposito di Yabu, pens Blackthorne, qualunque cosa lui dica e prometta.  stato un grosso errore richiamare gli uomini quando stavano per ucciderlo. Il bastardo mi taglier la gola non appena non gli servir pi, anche se finge il contrario. Eppure Yabu ha ragione: ho bisogno di lui. Senza protezione non riuscirei mai a entrare a Nagasaki e uscirne. E certo lui pu aiutarmi a convincere Toranaga. Con lui alla testa di duemila fanatici, possiamo distruggere Nagasaki e magari anche Macao... Madonna! da solo sarei perduto.
Poi ripens a quanto Gyoko aveva detto a Mariko di Uraga, di non fidarsene. Gyoko ha sbagliato nei suoi riguardi. In cos'altro si  sbagliata?
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FINE Parte 6.